Donne, Storie
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Pilar Fogliati, l’ordine è nelle piccole cose

Il successo da Un passo da cielo, la fiction di Rai Uno di cui è appena terminata la quarta stagione, non se lo aspettava neppure lei. È per questo che Pilar Fogliati, diplomata Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, i capelli con cui sembra litigare e le parole che vanno a tavoletta, si dice, e per tre volte, “lusingata”. Qui però si parla di un’altra sua passione, la borsa.

Quante ne ha?

Piccole, tante. A tracolla, perché amo le mani libere. E colorate, perché mi vesto sempre di nero e mi piace avere una macchia di luce addosso. Blu elettrico, preferibilmente, e in camoscio che è più piacevole al tatto.

Si dice che la borsa è per una donna una sorta di ufficio oggetti smarriti. Lei cosa ci perde?

In realtà sono ordinatissima e controllo spesso di averla chiusa. Le mie amiche mi prendono in giro per questo. E per il mio speciale modo di arrotolare sciarpe o golfini e pigiarli dentro. Ma a me piace così, ogni cosa al suo posto. Compreso gli immancabili elastici per capelli e gli auricolari.

Una preferita?

Una vecchia tracolla che era stata di mia nonna, poi di mia mamma e che ora è mia. Frugare nelle loro borse, con tutte quelle pochette e scatoline per pillole e trucchi, era il mio divertimento da bambina, e averla tutta per me è stato il regalo che mi ha fatto sentire grande. Ha una pelle morbidissima con spesse cuciture laterali che mi piace accarezzare… penso che quando avrò una figlia gliela passerò.

E se gliela chiedono in prestito?

Piccola pausa (ndr). Presto solo quelle da sera, che sono meno intime. E sicuramente vuote!

Ha un indirizzo segreto dove va a comprarle?

Sembra strano, ma ho scoperto lo shopping on line da poco. È stata mia sorella, che mi consiglia siti dove giovani designer sconosciuti mettono in vendita le loro cose. Poi, c’è il “mio” mercato Monti: anche lì trovo spesso giovani artigiani che usano eco pelle o materiali di riciclo. L’ultima che ho comprato per esempio era fatta con vecchi tessuti di tappezzeria.

L’intervista è stata pubblicata sul quotidiano laRepubblica il 14 aprile 2017.

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