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poveraccio sarà lei

Evidentemente è una parola che ama molto. Il sostantivo poveraccio deve avere per Umberto Bossi una potenza evocativa tutta sua, e anche una capacità di inclusione sociale straordinaria. Una volta, dal palco dei comizi, i politici si vantavano di difendere le fasce deboli della popolazione. I lavoratori dipendenti a basso reddito, gli anziani e i pensionati, i disoccupati, i giovani precari… Oggi, con un colpo di mano forse dovuto al caldo ferragostano, ecco che, dalla gente che lavora alle donne (ora categoria indistinta e omnicomprensiva), tutti sono finiti in un’unica definitiva sostantivazione: poveracci. Prima durante il comizio a Ponte di Legno ha urlato: « Dobbiamo salvare gli enti locali, ma non a costo di affamare i poveracci, perché l’economia si sviluppa dal basso» e ancora: «faremo un emendamento per salvare i poveracci che non devono pagare due volte le tasse (si riferiva alla tassa di solidarietà)». Poi replica ad Alzano Lombardo: «Non si possono toccare i soldi di gente che ha lavorato, delle donne. Non si mettano le mani in tasca a dei poveracci». Per onor di cronaca Bossi aveva già usato il termine poveraccio nel caso della Libia, quando, apostrofando un remissivo Berlusconi diceva: «Non è bombardando dei poveracci in Libia che si conta di più», infilando sotto il cappello della suddetta definizione anche i cittadini oppressi dal regime di Mu’ammar Gheddafi. A questo punto credo, avendo elencato tutte le categorie che rientrano sotto il termine poveracci, di aver più chiaro il senso sociale del capo della Lega. E grazie tante per non aver chiamato i pensionati, i lavoratori, le donne, semplicemente sfigati. Non capisco come non si faccia a vedere il razzismo che si nasconde dietro questo finto pietismo: chi non rientra nella fortuna sociale è un generico e indistinto poveraccio, uno che non ha neanche diritto a essere riconosciuto come individuo che lavora, studia, si gode la vecchiaia, vive e cresce. Bene, onorevolesifaperdire Bossi, poveraccio, mi consenta, sarà lei. Lei che ormai non sa dire di politica che insulti e maleparole, lei che, come molti altri della sua casta, predica la meritocrazia e poi nomina a delfino suo figlio come il peggiore dei signorotti feudali, lei che si mette il saio da Francescano per raccontare di aver pagato la bistecca a un poveraccio morto di fame, e poi insulta quell’assocciazionismo cattolico che da bere e da mangiare alla gente a cui VOI togliete la dignità, ne dà tutti i giorni (e certo non si sogna di chiamarli poveracci). Poveracci sarete voi, che, come fa ben vedere l’inchiesta de l’Espresso, spendete in un anno per la mensa della Camera, quello che richedete di risparmiare a tutti gli Enti Locali per questa manovra, e neppure ve ne vergognate. Forse perché, al contrario di tutti quelli che lei definisce poveracci, non vi rimane neanche un briciolo di quella dignità che, come diceva Aristotele, non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli. 

 

3 Comments

  1. Ammetto: è difficile commentare. Molto difficile dire qualcosa di intelligente guardando quest'omaccio in canottiera che sbraita insulti a ogni piè sospinto. Mi associo a te: “Poveraccio sarò lei” è l'unica cosa che mi verrebbe da dirgli. Spero però, che, come leggo da più parti, si tratti veramente delle ultime cartucce che questi energumeni travestiti da politici stanno sparando…

  2. Brava
    Bossi, oggi lo guardavo con una sciabola in mano, patetico, è davvero la caricatura di se stesso, e di quei poveracci d'animo che rappresenta

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