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Professione travel designer

Prima la fine delle agenzie, poi quella delle prenotazioni on line. Il New York Times non fa sconti quando si tratta di partenze. Perché ci sono viaggi che non si possono organizzare davanti al computer e, soprattutto, oggi il turista evoluto vuole qualcosa di più. Ecco perché il futuro del turismo, dicono, è del travel designer, o meglio ancora del lifestyle planner, che del cliente deve sapere tutto, dall’ora prediletta per la sveglia alle preferenze su cibo e colori, ai vezzi caratteriali. Un consulente in piena regola, a metà strada tra life coach e gestore di un vero e proprio portafoglio viaggi. Si ritrovano, queste figure professionali che stanno ridisegnando la vacanza su misura, ogni anno a fiere esclusive a cui si accede spesso solo su invito: a Pure, evento dedicato al lusso esperenziale a Marrakech, a WeAreAfrica a Cape Town (14-17 maggio), a LeMiami (11-14 giugno) e alla Further East, con una prima edizione il prossimo novembre a Bali tutta dedicata ai viaggi esclusivi in Asia.

Appuntamenti che già tracciano una geografia di chi si affida al travel designer, per primo alla ricerca di mete inconsuete. «L’80 per cento del mio lavoro è sul lungo raggio, con il Cile come nuova meta del lusso, Kamčatka o Bolivia per un’immersione nella natura, São Tomé e Príncipe nel golfo di Guinea per il mare. Il mondo ha sempre angoli nuovi da scoprire: dall’isola di Sant’Elena che ha finalmente un volo settimanale da Johannesburg, al Palazzo Margherita a Bernalda dove in autunno organizzano giri gourmand per il tartufo lucano» dice Ico Inanç de Il Viaggio. Inanç è l’unico italiano a essere stato premiato con il Luxury Travel Industry Awards di Traveller Made nella categoria Most Creative Travel Designer. Dichiara di essere sempre disponibile, sette giorni su sette e 24 ore su 24, caso mai dovesse far recapitare con un aereo privato, in una sperduta yurta impiantata al Circolo Polare Artico canadese, scarponi da ghiaccio dimenticati a casa… «È successo anche questo, ma il lavoro di travel designer più che di stranezze è fatto di empatia, di lunghe conversazioni che portano, per esempio, a realizzare insieme a una cliente, da due anni, un libro ricordo che raccoglie i momenti passati con tutta la famiglia. Il vero lusso non sono i soldi, quanto il tempo».

Sarà. È pur vero che non sempre travel designer è sinonimo di costi proibitivi. Carla Diamanti, che all’università di Torino tiene seminari sulle nuove professioni turistiche e la scrittura di viaggio, ha iniziato a chiamarsi travel designer dopo una lunga esperienza di viaggiatrice e guida. «Accompagnando persone in giro per il mondo, mi sono accorta che spesso gli itinerari proposti sono sempre uguali a se stessi. Così ho cominciato a fare piccole variazioni e oggi il mio lavoro consiste nel cucire il viaggio intorno alla persona: chi carbura dopo mezzogiorno, chi ama andare a dormire presto, chi è impaziente e non riuscirebbe mai a stare dentro un museo più di un paio d’ore, anche se lo chiede, e chi soffre di nostalgia e dopo una decina di giorni ha bisogno di tornare a casa. A volte si tratta di nutrire delle aspettative, altre di prevenire bisogni emotivi non sempre dichiarati». La vera competenza, in effetti, sono l’esperienza e la conoscenza. Solo se si è viaggiato molto in prima persona si sa qual è il tempo giusto da dedicare a un’escursione; in quale giorno e ora è meglio visitare Gerusalemme; quali alberghi devi scegliere a Bangkok per non passare la vita in taxi. Le road map dei travel designer sono costruite così, considerando, come sottolinea Diamanti anche i limiti: «Conosco personalmente la stanchezza del viaggio o le necessità delle donne, sempre di più, che viaggiano sole. Per questo ho creato un mini catalogo con percorsi che metto a disposizione per chi vuole partire con me».

Come dire che prima delle mete, vengono le persone. «Oggi non servono solo competenze turistiche, nozioni di geografia o servizi. Per disegnare un bel viaggio è necessario avere anche dei rudimenti di psicologia per capire la ragione profonda che spinge un uomo o una donna a partire» dice Silvia Salmeri, fondatrice di Destinazione Umana. Da qualche mese, la prima agenzia che in Italia ha cominciato a lavorare sul viaggio ispirazionale, ha istituito un corso per chi vuole diventare Inspirational Travel Designer con una counselor e psicologa che spiega il perché c’è una vacanza giusta per ogni momento della vita. «Molto spesso non è importante dove, ma con chi» continua Salmeri, «Tempo fa una signora rimasta senza lavoro dopo trent’anni ci ha chiesto un viaggio con guida che potesse aiutarla a rimettere in ordine le priorità della sua vita. Il viaggio è soprattutto esperienza emotiva, ed è per questo che i viaggiatori non sono mai uguali».

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