Adolescentia, Donne
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Quando la violenza è giovane

«Nessuno mi aveva mai fatto sentire così importante: voleva che stessimo sempre insieme, solo noi due, ché stare con gli altri era tempo perso. Mi riempiva di attenzioni, mi chiamava mille volte al giorno, voleva che filmassi tutto quello che facevo. Davanti a scuola c’era sempre lui. Anche quando mi ha detto che non dovevo più mettere la minigonna e dimagrire ho pensato che lo facesse perché mi voleva bene. Che ci teneva a me. Poi ha cominciato a farmi delle bruciature sulla schiena e allora ho capito che c’era qualcosa che non andava e ho chiesto aiuto». Si chiama Giulia, ha 17 anni, ma potrebbe anche essere la ragazza della porta accanto, la compagna di scuola dei nostri figli, quella nella stessa squadra di pallavolo. Perché il teen dating violence, come gli americani hanno battezzato la crescente violenza all’interno delle giovani coppie, ha numeri preoccupanti. Già nel 1999, secondo una ricerca di Wekerle & Wolfe, il fenomeno colpiva fino al 25 per cento degli adolescenti. In Italia, secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, su otto mila ragazzi e ragazze delle scuole superiori, più di una ragazza su dieci ha vissuto esperienze di violenza all’interno della coppia prima dei 18 anni. Il 16 per cento dice di essere stata controllata nelle sue scelte o nei suoi movimenti, di aver subito pressioni psicologiche e aggressioni verbali; il 14, di esser stata molestata.

Eppure l’amore giovane, il primo amore, dovrebbe essere ammantato di gioia, spensieratezza, romanticismo. Come è possibile che si instaurino quei meccanismi di prevaricazione e violenza che siamo abituati a leggere nella triste cronaca sulle coppie adulte? «Purtroppo noi siamo portatori sani di una cultura radicata e difficile da superare» dicono Laura Pomicino e Lucia Beltramini, psicologhe esperte di violenza di genere dell’Università di Trieste, la prima che sette anni fa ha fatto uno studio specifico sul tema. «Lo sbaglio più grande è pensare che i giovani siano immuni dagli stereotipi. Invece, anche quando si sottolinea che una ragazza oggi si può vestire come le pare, che può uscire, si dà la misura di una parvenza di liberalizzazione che nella realtà non esiste. Nel nostro studio qualitativo ci siamo accorte che i vecchi cliché sono molto forti anche a 18 anni: ci si aspetta che sia il ragazzo a prendere l’iniziativa, il controllo viene spesso male interpretato perché considerato naturalmente protettivo, lo stesso vale per la richiesta di un rapporto esclusivo o la gelosia. In questo contesto è facile che una ragazza sia meno consapevole dei suoi desideri e, anche riferendosi alla scoperta della sua sessualità, finisca semplicemente con il fare “quello che vuole lui”».

Il legame emotivo tra vittima e violento, lo squilibrio di potere nel rapporto, e il fatto che la violenza avvenga in un luogo considerato sicuro, sono gli elementi in comune con le coppie adulte. L’idealizzazione dell’amore, a questa età molto forte, rende invece tutto più complicato, tanto che spesso, prima di accorgersi di quello che sta realmente accadendo le ragazze impiegano molto tempo. «Da una parte bisogna capire che questa è un’età in cui sono i coetanei a essere i più importanti, e in cui si sperimentano sentimenti, intimità, condivisione, supporto reciproco. Dall’altra, bisogna anche dire che gli adulti sono poco inclini all’ascolto e quasi mai disposti a credere a un allarme lanciato da una giovane donna. A scuola come a casa i racconti sono spesso sono liquidati come “cose da ragazzi”. Su questo è necessario lavorare molto perché se non c’è una normativa specifica per i minori, come educatori serve essere consapevoli di un fenomeno della violenza sempre più precoce». Insomma, che sia l’insegnante che vede la solita ragazza strattonata davanti a scuola, il genitore che si accorge di lividi o pizzicotti sospetti, è importante attivare un processo di ascolto e giustizia che di per sé è già terapia. La sensibilità, e questa è la notizia positiva, sta crescendo tanto che al Primo Convegno Internazionale per affrontare la violenza sulle donne organizzato dall’Osservatorio Centro Studi Erickson, alla violenza nelle giovani coppie sono stati dedicati workshop specifici e, tra i 400 iscritti, c’erano anche assistenti sociali, educatrici, insegnanti, avvocati…

Al contrario di quello che si è portati a credere infatti, la violenza tra giovanissimi non è episodica, ma rimane stabile. E gli studi ci dicono che se inizia in sordina a 14 e 15 anni, in poco tempo triplica. Episodi non virtuali (cosa di cui si legge più facilmente), ma fisici: pugni, calci, intimidazioni, schiaffi… Segni che rimangono nel tempo perché quello che caratterizza questo tipo di violenza sono proprio le conseguenze a lungo termine. «Fino a 20 anni si è ancora persone in costruzione, si tratta di un periodo della vita in cui ci si apre al mondo e si matura anche dal punto di vista cognitivo. Se in questa fase ci si imbatte in un’esperienza fallimentare, è la costruzione del sé a venire minata. Senza contare che si apprende un modo di relazionarsi lesivo che rischia di essere assunto a modello», concludono Beltramini e Pomicino. Le ricerche Usa parlano chiaro, chi ha vissuto in una coppia violenta ha maggior probabilità di sviluppare comportamenti a sua volta violenti ed è più incline a disturbi alimentari, abuso di sostanze, ansia, sviluppo di comportamenti antisociali, problemi di memoria e concentrazione, difficoltà scolastiche. È importante quindi che le ragazze riconoscano per prime i comportamenti che possono sfociare in violenza. Sul sito dell’Università di Trieste “No alla Violenza” ci sono testimonianze dirette in cui riconoscersi. È un primo passo per uscirne. Senza paure o vergogna.

Articolo già pubblicato su Gioia! N.46 novembre 2017.

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