Me.
Leave a comment

questa città non è un parcheggio

Una storia italiana, ancor più che milanese. Con un decreto istantaneo, che neppure una turpe violenza in fragranza di reato o l’amianto sul tetto di un asilo nido, il Consiglio di Stato ha sospeso l’Area C della città di Milano. Quella richiesta da un referendum dalla più parte dei cittadini, per intenderci. Quella che ci rende più vicini a città come Londra o Parigi piuttosto che a New Dehli, per capirci. Quella lì. Ha vinto (per ora, ma comunque fino a settembre) il garage del signor Brambilla e i suoi interessi privati ed economici (il signor Brambilla quasi mai fa questioni di principio). Forse qualcuno si è già dimenticato dello scandalo dei parcheggi milanesi «… parcheggio su suolo pubblico, concesso a costo zero dal Comune secondo il piano della giunta Albertini (cosa di cui si era occupata anche Milena Gabanelli) che ha avviato le procedure per oltre 200 cantieri che avrebbero dovuto togliere dalle strade 60 mila auto». Storie di lavori infiniti, di cadute libere di case e operai. Di strane infilatrazioni. I milanesi, di giorno, nel salotto buono si lamentano della tosse dei figli e delle figlie, delle malattie respiratorie in aumento, di una città che puzza e ormai parla il linguaggio della camorra, e di sera tramano per aver la macchina sempre sotto il sedere. CEMENTO MORI. E chissenefrega. Ma questa mattina, quando ho letto la notizia della sospensione dell’Area C, mi è parso chiaro un concetto: in questo Paese non si può provare a fare nulla. E questo, lo sappia anche chi sta sorridendo facendo il gesto dell’ombrello alla giunta Pisapia, vale anche per loro. Certo i parcheggi ci sono, tanti che Milano sembra ancora provata da un bombardamento post bellico. Qui però la guerra è un’altra, e non è milanese, ma tutta italiana. Questo Paese deve decidere da che parte stare: da sé per sé o per la Cosa Comune. Che va curata, protetta, garantita. Per quanto il cerchiobottismo e la doppia morale siano ben radicati nel nostro Dna, ora è tempo di decidere: fuori o dentro il garage. Chi vuole che questa città, e pure questo Paese, diventi un bel parcheggio, di auto e di idee, dove sistemare nell’immobilismo e nella mediocrità dell’interesse personale anche le prossime generazioni, lo dica chiaramente e ci metta la faccia. Dopo di che, cominci a farsi i conti in tasca perché parcheggiare costa, molto più del ticket dell’Area C.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.