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Quest’estate andiamo al mare

È sempre stato così. Già nel 1983, Linda Richter, docente emerito all’Università del Kansas, esperta internazionale di politiche del turismo, scriveva sulla natura simbolica del rapporto terrorismo e turismo, con i viaggiatori visti come ambasciatori del proprio Paese, talvolta poco graditi, in terra straniera. È sempre stato così, ma oggi il dramma arriva sullo smartphone, si propaga e alimenta velocemente, il mondo diventa più piccolo, e la vacanza smette di essere semplice favola. «Il cambiamento della geografia dei viaggi conseguente la paura degli attacchi terroristici è ormai dato certo, ma nonostante i fattori geopolitici, il turismo continua a crescere. Né gli eventi di Tolosa o Charlie Hebdo, al Bataclan o Bruxelles, hanno fermato la spinta a viaggiare. Quello che se mai si registra è la ricerca di mete alternative: se Parigi e l’Île-de-France hanno per esempio perso un 17 per cento solo in turisti italiani, le altre regioni francesi, Costa Azzurra in primis, hanno registrato un più dieci» dice Mara Manente, direttore del Ciset, centro ricerche specializzato in analisi turistica dell’Università Cà Foscari. «E soprattutto, non cambia la motivazione che sta dietro la partenza. Non si rinuncia alla città d’arte perché nel mirino, ma si scelgono centri culturali meno affollati come Siviglia o Lisbona; non si rinuncia al Mediterraneo, da sempre richiamo per un terzo dei viaggi globali, ma invece di Tunisia, Egitto o Turchia, si riscoprono Italia, Spagna o Grecia».

Secondo Confturismo, che un mese fa, in collaborazione con Istituto Piepoli, ha elaborato un indice di fiducia del viaggiatore italiano, sono infatti oltre otto gli italiani su dieci che dichiarano di preferire il Bel Paese per le vacanze dei prossimi tre mesi. Così si cominciano a sussurrare previsioni di gloria, con la speranza di cavalcare l’onda lunga dell’Expo e confermare anche l’ulteriore aumento del tre per cento di stranieri (stessa percentuale del 2015, dati Istat). Di sicuro l’Osservatorio Turistico della Puglia ha già aperto le danze. «Nei primi tre mesi di quest’anno» dice l’assessore del turismo Loredana Capone «abbiamo avuto un incremento del 9,2 per cento in arrivi, ma la notizia più interessante riguarda la forte ripresa del turismo nazionale che lascia presagire un andamento estivo ancor più favorevole soprattutto in Valle d’Itria e provincia di Lecce». E non è solo il Salento a raccogliere la diaspora dei vacanzieri, anche il classico di Sardegna e Sicilia sta tornando di moda: «Rispetto allo scorso anno, le prenotazioni su Italia per i mesi caldi hanno un incremento di oltre il 20 per cento» dice il direttore marketing di Eden Viaggi Angelo Cartelli. Sembrerebbe infatti che, almeno a quanto rileva Andrea D’Amico di Booking.com, gli italiani stiano cominciando a organizzare la propria vacanza con largo anticipo, con la probabile conseguenza che molte località raggiungano prima il tutto esaurito rispetto al passato. Chi ha intenzione di passare l’estate nel Mare nostrum, evidentemente ristrettosi dopo gli attentati, si prepari quindi in tempo, facilitato anche da chi, come Eden Viaggi, proprio per venire incontro alle titubanze del mercato, ha messo a punto un “Salva Vacanza” che consente di cambiare idea in qualsiasi momento senza pagare penali.

«Non si può negare che alcuni corridoi, come Egitto o Tunisia, siano praticamente chiusi, pagando una costante instabilità. Ne giova il mediterraneo europeo, l’Italia come si è detto, poi la Spagna, con Baleari e Costa del Sol in netta ascesa, ma anche le Canarie: una vera esplosione di richieste. La Grecia rimane per ora meno premiata dalle prenotazioni, ma le isole dell’Egeo di solito si rifanno a stagione iniziata» afferma il direttore del Tour Operating del Gruppo Alpitour Pier Ezhaya. E se sulle previsioni si può solo sperare, i grandi affollamenti degli ultimi week end sono realtà, cosa che, dalle Cinque Terre a Pompei, da Roma a Venezia, ha fatto invocare la regolamentazione dei flussi. «Non un numero chiuso» precisa il direttore del Parco Cinque Terre Vittorio Alessandro «ma, entro l’estate, una razionalizzazione degli accesi ai sentieri verrà attuata. Per i borghi il problema è più complesso e va affrontato con gli operatori turistici: certo sarà impossibile continuare a contenere le persone sui marciapiedi delle stazioni con il 30 per cento di aumento anche nei primi mesi di quest’anno e un rapporto abitanti-turisti di uno a 138». Ma a Venezia, con la quasi certezza di superare il record di 27 milioni di turisti del 2015, o a Roma e Firenze, con i monumenti e i musei più visitati d’Italia vicino al limite di accoglienza, qualcosa si dovrà pur fare, anche per le tediose questioni di sicurezza. Le stesse che continuano a far temere di prendere l’aereo o far gridare ai media l’imminente arrivo negli aeroporti del così detto modello Tel Aviv.

«In verità, non è la posizione dei comitati europei che si occupano di sicurezza» commenta l’ingegnere Daniele Carrabba, direttore centrale della Regolazione Tecnica di ENAC. «L’aeroporto deve facilitare il movimento delle persone, non essere un luogo in cui avere paura o presentarsi quattro ore prima. Abbiamo aumentato i controlli, sia con sistemi di video sorveglianza che con il pattugliamento con cani. Oggi tutti gli operatori, dal personale di check-in a quello nei punti ristoro, sono sollecitati a segnalare ciò che succede intorno a loro. Poi ci sono i posti di blocco prima di arrivare in aeroporto, la richiesta random di documenti, e nei prossimi mesi sarà realtà il registro dei passeggeri aerei, il Pnr, che prevede l’obbligo delle compagnie di comunicare i dati di chi sale sui i voli da Paesi terzi verso l’Unione Europea e viceversa…». Infine, il lungo raggio. Perché se i cambiamenti della geografia turistica sono un fatto, il segmento dei viaggi di lusso si conferma inelastico. In altre parole, chi aveva sborsato cifre importanti per andare dall’altra parte del mondo, non cambia né idea, né abitudini. E se la Tailandia, come rilevato dal Ciset, entra a sorpresa nelle prime quindici destinazioni mare; se tre turisti su quattro continueranno a stare in Europa, il resto cresce. «Gli italiani non rinunciano a Stati Uniti e New York dove l’ente del turismo prevede circa 489 mila arrivi nel 2016. A due cifre crescono anche Seychelles, Maldive, Mauritius e Caraibi che, secondo il Caribbean Tourism Organization ha riscontrato nel 2015 la miglior performance degli ultimi sette anni», dichiara Massimo Tocchetti, titolare di AIGO, società di consulenza in marketing turistico fondatrice di Pangaea, network di agenzie di viaggio indipendenti di 15 mercati internazionali. Secondo Roberto Maccari di Idee per Viaggiare invece, la richiesta più grande arriva dal Giappone, dove gli italiani in visita nel 2015 sono aumentati del 28 per cento e da qui alle Olimpiadi del 2020, aumenteranno ancora. Loro, specializzati in vacanze leisure, di scossoni dicono di non averne sentiti, registrando anzi, soprattutto per i viaggi di nozze, una crescita del 40 per cento. Come dire, alla fine, e si comprenderà, l’amore e la gioia di vivere vincono su tutto.

Nella foto, la spiaggia di Rio de Janeiro.

IMG_1159Inchiesta pubblicata su Repubblica del 4 maggio 2016.

 

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