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responsabilità illimitata

Ieri ho visto, tutto d’un fiato, i film The Tree of Life di Terrence Malick e Il ragazzo con la bicicletta dei fratelli Dardenne. Non era in programma, ma così è stato. Succedono cose strane quando si passa da una visione ad un’altra, senza troppa decantazione, e soprattutto di due opere così importanti. Come se la scia del primo rimanesse impigliata nella retina e ti guidasse nel secondo. Associazioni improbabili, somiglianze impossibili, combinazioni incerte. Tant’è. La prima cosa che ho detto uscita dalle sale è stata: «Sean Penn è molto più figo di Brad Pitt». La seconda: «Cari maschietti, mi sa che siete messi maluccio». Maluccio era per essere gentile. Se avessi usato la trama-metafora dei Dardenne avrei più chiaramente detto che se i maschi di oggi hanno un problema, questo problema si chiama responsabilità. O meglio, l’incapacità di prendersi la Responsabilità. Della vita e dei figli, che poi in fondo è la stessa cosa (chi trovasse azzardato questo paragone può tornare a leggere il post I giorni della Memoria in cui Moria Maknouz spiegava il ruolo della donna nelle Sacre Scritture). Nel film dei Dardenne si vedono solo uomini incapaci di governare un bambino problematico, un padre vigliacco che lo abbandona quasi con autocommiserazione e compiacimento, un amante infantile con l’eterno deficit di accudimento, come direbbe Nanni Moretti, che reitera il solito «o tu o lui», e un padre vigliacco 2 che il figlio se lo tiene ma è incapace di indicargli la giusta strada. Nel film di Malick c’è un uomo duro e violento, incapace di ascoltare l’Amore dell’Esistenza, la Forza della Vita, la Bellezza di questo Creato che non avrebbe bisogno di parole, mentre lui offre solo formule rigide e regole inflessibili, e ce n’è un altro che non ha saputo, e non sa, capire dentro di sé le armonie segrete, i misteri visibili… Per contro, la luce in fondo al tunnel di un’adolescenza disperata si chiama Samantha, una donna sola che si prende carico di un figlio non suo, ma Suo come è Sua la costruzione di futuro. Mentre la luce della Grazia ha sembianze femminili, Jessica, non ha bisogno di parole, e sa, come diceva Marcel Proust, che la felicità è benefica per il corpo, ma è il dolore che sviluppa i poteri della mente. Sarà un caso che i due film tra i più belli della stagione richiamino a questo alto senso di Responsabilità? E che questa perdita di senso sia più attribuibile all’uomo che non alla donna? Non voglio fare una riflessione sessista. Sarebbe stupido e suicida. Nel labirinto della vita ci siamo entrati in due e in due dobbiamo uscire, e per la verità questo smarrimento maschile mi sgomenta. Qualche volta, scherzando, ripeto ai miei amici maschi: «Voi esiste solo in virtù del nostro amore». E in parte penso sia vero. Ma davvero credo che di fronte a un femminile in perenne interrogazione, anche i maschi dovrebbero cominciare a porsi qualche domanda. Ne abbiamo bisogno tutti. A partire da noi. Parola di una che vi ama molto.

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