Donne, Storie
Leave a comment

Riccardo Iacona: se questi sono gli uomini

Articolo pubblicato su LeiWeb il 19 novembre 2012

Un anno di femminicidi attraverso le testimonianze dirette. Perché ha deciso di raccontare in questo modo la violenza sulle donne?
«Perché in Italia manca la dimensione del racconto vero. Ogni volta che si parla di queste vicende, lo si fa riducendo tutto a una degenerazione di liti in famiglia o di storie d’amore finite male, relegando la violenza sulle donne alla dimensione del privato. Ma non è così. La violenza sulle donne è una questione nazionale che riguarda tutti, donne e uomini. Come riguardano tutti problemi emergenziali come i morti della criminalità organizzata o quelli sul lavoro».

Pensa che gli uomini siano pronti a riflettere su se stessi come chiede il suo libro? 
«Certo. Molti uomini che lo hanno fatto mi hanno scritto per ringraziarmi. Qui non stiamo raccontando la solita storia delle povere vittime piena di particolari scabrosi. Stiamo ponendo la questione: chi sono gli uomini in Italia?».

Bene, chi sono? Magari si potrebbe cominciare a riflettere sulle parole che usano. Parole che tornano spesso nel suo libro come gelosia e onore… 
«L’altra parola chiave è: “O tu sei mia o di nessun altro”. È vero, le parole sono importanti perché escono dalla pancia del Paese e ci dicono che l’Italia non è esattamente come crediamo che sia. Pensiamo di vivere con uno standard alto dal punto di vista dei diritti delle donne, ma i fatti ci raccontano qualcosa di molto diverso. Gli uomini che uccidono le donne hanno 20 e 30 anni e quelle parole le hanno ereditate dai loro padri senza che la scuola, Internet o l’informazione, abbia potuto far nulla per modificare questa cultura da anni Cinquanta. Dobbiamo cominciare a riconoscere che abbiamo un problema. Che c’è un’Italia diversa che non ha fatto nessun passo avanti nell’accettare l’emancipazione e l’indipendenza delle donne anche su un terreno così sensibile come quello dei sentimenti. È la premessa di tutto. Anche perché un Paese che non sa amare e che non rispetta una persona non va da nessuna parte.

Eppure sembra che la violenza sia quasi una caratteristica naturale del maschio. E questo vale per il disoccupato di Scicli come per l’imprenditore di Bolzano che segue i corsi del Centro antiviolenza della città… 
«La violenza maschile come dato antropologico non è altro che l’ennesimo tentativo di giustificazionismo che c’è attorno a queste vicende, un altro modo per rimuovere il problema vero. Bisogna eliminare tutte queste false interpretazioni e avere il coraggio di affrontare la questione come si presenta nella sua brutalità: in questo Paese c’è una donna ammazzata ogni tre giorni. È questa la vera sfida con cui bisogna confrontarsi».

Una sfida che si può vincere?
«Sono ancora i fatti a dirci che queste cose si possono risolvere. Sappiamo che se una classe dirigente investe e crea spazio per le donne italiane le cose cambiano: è già successo in altri paesi. Sappiamo che se vengono fatte delle pratiche politiche attive per ridurre la violenza si ottengono ottimi risultati. L’unico problema è che lo sappiamo dal basso, dalle associazioni che lavorano in silenzio, perché in quest’anno terribile in cui sono morte più di 100 donne io non ho sentito una parola dai massimi responsabili del governo.Non c’è stata alcuna assunzione di responsabilità politica: evidentemente non è considerata una cosa importante».

Il rischio è quello di fare spazio a una società pervasa dalla violenza che tollera urla, insulti e strattonamenti in pubblico, magari anche qualche schiaffo o minaccia…
«È sorprendente che il 70 per cento delle donne uccise aveva già sporto denuncia! Non si tratta solo di numeri, che comunque si declinano in milioni di casi, si tratta anche di un dolore immenso che satura il Paese. E si tratta del mancato riconoscimento all’esistenza di una violenza di genere. Nelle Procure della Repubblica dove sono stati costituiti pool di magistrati che dovevano occuparsi di questi casi in modo specifico li hanno chiamati “fasce deboli”: c’è sempre una sorta di pruderie nel parlare di femminicidio. Ma, se tu riconosci la violenza di genere, allora devi anche riconoscere alla donna completa autonomia e indipendenza. E su questo terreno gli uomini hanno ancora molto cammino da fare».

Perché questo è, di fatto, un mondo maschile. Un mondo, come lei ha titolato in una sua trasmissione del 2010, “senza donne”…
«La soluzione del problema della violenza comincia dalle politiche per l’inclusione delle donne nel mondo del lavoro. Bisogna dare vita a un percorso di vere pari opportunità e invertire i dati sulla disoccupazione femminile: meno impiegate, sottopagate e licenziate in maternità… è un Paese veramente ostile alle donne il nostro!».

E non pensa che ci sia un legame tra questa rimozione delle donne dal quotidiano, tra la mortificante rappresentazione che ne è stata data in questi anni, e il femminicidio? Insomma, davvero tra il dire e il fare, come dice quel professionista di Torino colpevole di violenza domestica, c’è di mezzo il mare?
«Purtroppo in questo Paese di tabù sulle donne ce ne sono pochi. La donna è oggetto di derisione, di battute, praticamente il politically correct non esiste. Abbiamo assistito inermi a stagioni terribili con un Berlusconi al governo che negli Stati Uniti invitava gli investitori a venire da noi perché avevamo bellissime segretarie! Ma anche Grillo, oggi, quando deve reprimere una sua consigliera comunale tira fuori il punto G. Come non rendersi conto che questi comportamenti in Europa sarebbero inaccettabili? Come non accorgersi che, più le donne arretrano sul tema dei diritti, più aumenta l’esposizione del loro corpo in televisione? Se le donne non si riprendono il potere che gli spetta, solo per il fatto che sono il 50 per cento e che sono mediamente più colte diplomate e laureate, rischiamo di essere assimilati a un Paese sottosviluppato. Ma sono sicuro che quando le donne ricopriranno ruoli importanti nella politica e nell’economia queste cose saranno inaccettabili e il nostro diventerà un Paese migliore per tutti, donne e uomini».

Ma voi uomini, di cosa avete paura?
«È comodo in un rapporto avere una persona che non ti contrasta mai, che arriva sempre per seconda, che non fa ombra… siamo un Paese così arretrato dal punto di vista delle pari opportunità che questo non è considerato scandalo. E tanto maschilista che la semplice libertà delle donne fa paura».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.