Donne
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Elisabetta Ruspini: i soldi delle donne

Ho parlato con Elisabetta Ruspini, sociologa dell’Università di Milano Bicocca, in occasione di un articolo per Gioia! su donne e denaro. Qui segue l’intervista integrale.

I dati dicono che le italiane, quando si tratta di prendere decisioni nel medio e lungo termine per questione di denaro, partecipano solo per il 33 per cento contro  il 41 della media europea, e sono ultime in Europa per quanto riguarda il risparmio destinato alla pensione. Gestire il denaro è un problema culturale?

Sono dati che non mi meravigliano. Nelle fasce di età più giovane c’è più convergenza di uomini e donna, ma l’Italia è un contesto particolarmente resistente ai cambiamenti. Così, in generale, la società è ancora intrisa di familismo, il che porta a dare una priorità ai bisogni familiari rispetto a quelli personali. Chi ne paga l conseguenze, di solito, è la donna, che sacrifica se stessa a favore dei figli e famiglia.

Anche per quanto riguarda il denaro…

Sì, e anche se la donna guadagna. I grandi investimenti, sono decisi dal marito. È questa, per altro, una delle manifestazione della violenza di genere, che nasce come violenza economica, ostacolando la donna nel prendere delle decisioni.

Quanto dipende tutto questo dall’educazione che si riceve fin da piccoli?

Tanto. Le bambine sono chiamate a essere giudiziose e a risparmiare. Ai maschi, invece, si dà di solito più spazio alla spesa. In questo modo, i maschi si abituano non solo a gestire il denaro, ma anche a rischio per qualcosa che vogliono. Le donne che spendono invece, secondo la percezione esterna, sono spendaccione, non in  grado di gestire con giudizio i soldi.

Una cosa positiva però nel rapporto donne e denaro c’è, perché secondo gli studi di economia comportamentale, il fattore generosità, legato al dare e non al possedere, è molto marcato.

Può essere anche una cosa positiva, ma se la generosità è sacrificio, se è contenimento nelle spese per sé, dalle mostre al viaggio al benessere, allora è un concetto che va rivisto. L’indipendenza economica equivale, è ben ripeterlo, all’indipendenza personale, e nel momento in cui una donna fa tre figli, rimane a casa e non guadagna più, deve sapere che non avrà più voce in capitolo.

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