Adolescentia
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La scoperta dell’adolescenza

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera il 19 settembre 2014] Alle volte uno si crede incompleto ed è invece soltanto giovane, scriveva Italo Calvino nel suo Il Visconte Dimezzato. Lui che dei giovani alla ricerca di sé e alle prese con le esperienze della crescita e della scoperta del mondo, avrebbe creato uno degli eroi più romantici, il Barone Rampante, ancora oggi uno dei testi più consigliati ai ragazzi. Non c’è da stupirsi del resto, persino David McCullough, l’insegnante di letteratura inglese il cui discorso ai neodiplomati del liceo di Wellesley (qui il video), a ovest di Boston, ha fatto il giro del web e del mondo per la rivoluzionaria normalità del suo monito diventato poi il titolo del libro Ragazzi, non siete speciali! (Garzanti), esorta a incamminarsi per una biblioteca pubblica e fare il giro degli scaffali. A chiudervisi dentro per trentadue mesi e fare il pieno di ogni cosa: Shakespeare, Melville, Dickens…. E poi storia, scienze, matematica, economia…. È già tutto là, scrive McCullough. Tuttavia, non è così semplice. L’esperienza della giovinezza di chi è adulto oggi è inadeguata per comprendere i cambiamenti attuali. L’adolescenza è per loro, che siano genitori, docenti, medici, un fatto del tutto nuovo. «C’è una reale difficoltà di intesa tra le due generazioni. Trasmettere ai giovani la propria esperienza, il proprio sapere è diventato difficile. E per i giovani è diventato difficile imparare attraverso i ruoli che gli adulti hanno predisposto per loro». Le parole sono di Gustavo Pietropolli Charmet, psicoterapeuta e psichiatra tra i maggiori esperti italiani di disagio giovanile e in questi giorni in libreria, insieme a Marco Aime, con La fatica di diventare grandi (Einaudi). «La rottamaziome quasi automatica di una generazione sta creando molta sofferenza. Ma sono cambiati anche i modi di esprimere questa sofferenza. Così, comportamenti come l’attacco al corpo, i problemi alimentari, le nuove dipendenze, l’autoesclusione, appaiono agli occhi degli adulti angoscianti ed enigmatici. Nel nostro Paese abbiamo diffuso una buona cultura dell’infanzia: si riconosce dalla qualità delle scuole materna ed elementare. Ma se pensiamo agli istituti per gli adolescenti, ai licei: sono gli stessi di quarant’anni fa. La verità è che siamo impreparati. La competenza educativa è rimasta immobile. La psicologia e la psichiatria sono in arretrato…».

Un contributo a questa difficoltà di comunicazione l’ha data la tecnologia. Alcune problematiche, dal cyberbullismo alla dipendenza dal web, sono emerse quando i New Millenium Learners, i nativi digitali battezzati da Mark Prensky, sono cresciuti. Una generazione, secondo l’ultima indagine Eurispes sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia, immersa completamente nella tecnologia digitale e multitasking; che per il 32,2 per cento naviga sul web fino a due ore al giorno, mentre per oltre quattro, di ore, tra i sedici e diciotto anni, per il 54,4 per cento usa il cellulare. Quasi metà dei giovanissimi si è resa conto di essere a rischio di dipendenza da Internet almeno qualche volta, ma la grande maggioranza è sicura che solo poco più del 10 per cento dei genitori sappia usare bene Internet. E che il gap generazionale sia una delle ragioni dell’incapacità di comprendere la nuova adolescenza, lo attesta la quantità di libri e manuali che cercano di dare riposte ai nuovi padri e alle nuove madri, per dirla con le parole di Charmet, a cui si rivolge anche l’ultima collana di saggistica pratica di Mondadori (in libreria dal 23 settembre). Katia Provantini, presidente della cooperativa sociale Minotauro e coordinatrice di un’équipe che si occupa di disagi e difficoltà di apprendimento, è l’autrice di Generazione Tablet: «Gli adulti sono affascinati dalla tecnologia, ma spesso ne fanno un uso inconsapevole: pubblicano foto dei bambini fin da piccoli, non sanno porre limiti all’uso del cellulare… così il bambino impara per imitazione e poi è difficile fare ritorno alle regole quando è più grande. Ma non si tratta solo di divieti. Di per sé l’uso del tablet presenta molti vantaggi. Si impara a selezionare i dettagli, si potenziano coordinazione visuo-motoria, memoria e capacità decisionali. Il discrimine sta nella presenza dell’adulto». Un adulto che, come scrive Federico Tonioni dell’Istituto di Psichiatra e Psicologia dell’Università Cattolica di Roma nel suo Cyberbullismo (Mondadori), quando è genitore assente, è lui il vero bullo. Come il difetto di comunicazione affettiva tra figli e genitori è il vero problema. Ed è qui, forse, il nocciolo della questione. Perché i figli sono, come sostengono Paola Di Pietro e Stefano Gastaldi in L’aggressività degli adolescenti (Mondadori), un acceleratore di cambiamento e rinnovamento anche per gli adulti. Adulti che dovrebbero riprendersi la loro vita, non rubare quella del figlio o della figlia adolescenti.

«Se un padre e una madre non hanno più valori collettivi ed etici certi, tenderanno a trasmettere solo valori affettivi. Oggi si pretende di essere ascoltati per amore e non per timore, ma annullare il conflitto, appiattire le distanze anagrafiche non è una soluzione» conclude Charmet. Il conflitto è infatti, anche secondo Tonioni, il modello più autentico di crescita. Quello che ha prevalso invece, è un modello narcisistico del rapporto genitori e figli. Una spinta continua a essere il più bravo, il più forte, il più capace, per poi accogliere ogni gesto come miracolo di bravura (cosa che spiega in parte il successo del “Ragazzi, non siete speciali!” di McCullough). «Sempre più ragazzi vengono da noi bloccati dalla scoperta dei loro limiti. Hanno paura di non farcela, di non essere all’altezza», continua Provantini. «Inutile imputare tutto alle distrazioni e alla superficialità del pensare digitale che, se mai, eredita un problema precedente, di una scuola e una società che si basano sull’esibizione dei contenuti. Nulla viene detto su che cosa è lo studio, sulle emozioni di tristezza e solitudine che genera l’apprendimento. Eppure, rendere consapevoli i ragazzi di come funziona la loro mente è anche la strada per renderli padroni di quel flusso di informazioni e stimoli che la Rete invia loro ogni giorno». E sulla mente degli adolescenti si concentra anche il nuovo saggio, già bestseller negli Stati Uniti, di Daniel J. Siegel, un’autorità internazionale in psichiatria infantile e interazioni familiari, Brainstorm. Guida alla mente adolescente (R. Cortina ed., novembre 2014). Perché se, come dice Siegel, l’adolescenza ha un potere molto simile a quello di una cascata, imbrigliarla è inutile, mentre incanalare la sua forza potrebbe portare benefici per tutti. Magari cercando di ridimensionare alcuni miti – primo fra tutti quello di una certa inevitabile stupidità – e di accettare che, a quell’età, il rimodellamento del cervello accende invece nella mente quattro indiscusse qualità: l’intensità emotiva, l’impegno sociale, la ricerca di novità e l’esplorazione creativa. A vederla così, c’è solo da imparare.

Nella foto in alto un particolare dell’opera Miss Hybrid 3 di Shirin Allabadi del 2008.

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  1. Mentre leggevo il suo interessantissimo articolo, pieno di spunti, mi è venuto spontaneo associare questa tendenza alla rimozione dei limiti da parte dei genitori, alla situazione generale in cui versa il nostro paese. A ben pensarci ora più che mai la politica ci prende la mano, noi poveri vittime adulte, sia facendolo in modo positivo (Renzi e il suo saper fare e lo sfrenato ottimismo), sia in modo negativo (Grillo con la demonizzazione dell’Altro). Noi genitori che difendiamo a spada tratta gli errori dei nostri figli, a nostra volta lo stiamo facendo su noi stessi. Siamo molto indulgenti rispetto ai nostri difetti, tanto che sembra che la drammatica situazione in cui è caduto il paese (dal punto di vista sia politico che culturale), sia colpa sempre di altri. E dare la colpa agli altri (la scuola, il prof, il compagno bullo) è lo sport preferito anche di noi genitori e ci consente di non metterci mai in gioco. Proprio mai.

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