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Montessori, la scuola è gioia

La funivia parte allo scoccare di ogni ora e mezz’ora. In una decina di minuti si sale, poi, ancora una passeggiata e si arriva alla casa scuola Montessori.coop. In inverno, a 1100 metri, le temperature possono anche non essere miti, ma, come dice Verena Dr. Pfeifer, che di questa scuola è direttrice e fondatrice da quindici anni: «Per noi non esiste il brutto tempo, ma solo un abbigliamento sbagliato». Anche perché la maggior parte della vita scolastica si svolge all’aperto, nel bosco e in quell’ettaro di prato dove bambini e ragazzi curano due capre e due cavalli. «La nostra idea di scuola è molto libertaria. Ci ispiriamo all’interpretazione della pedagogia montessoriana di Rebeca Wild; non siamo dogmatici, ma sempre attenti alle esigenze dei singoli bambini, che possono decidere, autonomamente, quando passare dalla materna alla primaria, e dalla primaria alle così dette medie. Certo, si pretende che sappiano, a parte le nozioni di base, coordinare un gruppo di lavoro o presentare un libro, ma sono loro, anche durante l’anno scolastico, a dirci quando sono pronti al passo successivo, sono loro i primi responsabili del loro percorso di apprendimento». Una delle frasi più note di Maria Montessori è infatti “Insegnami a fare da solo”, e fa un certo effetto che l’abbia pronunciata una donna, fra le prime a laurearsi in medicina in Italia, agli inizi del Novecento. Oggi, le otto competenze chiave per l’apprendimento permanente richieste dall’Europa e recepite dall’Italia nel 2012, sono descritte proprio nei termini di responsabilità e autonomia. Si deve “imparare ad imparare”, avere competenze interpersonali e interculturali, senso di iniziativa e imprenditorialità, consapevolezza e capacità di comunicazione. E sempre, nelle stesse indicazioni ministeriali, l’accento è messo sulla trasversalità, su programmi che dovrebbero essere costruiti sulle inclinazioni dell’alunno, perché un sapere diviso, a compartimenti stagni è semplicemente inefficace.

Felici di imparare

Si spiega così, a parte il clamore suscitato dall’entrata in mondovisione di George di Cambridge alla Westacre Montessori School di Norfolk, l’interesse sempre crescente verso il Metodo Montessori, che dalla scuola materna e primaria, ora sta interessando anche le secondarie di primo grado. «In Italia, le scuole medie montessoriane saranno poco più di una dozzina, ma i nostri corsi di formazione di Milano e Roma registrano il tutto esaurito in poco tempo. Sono gli insegnanti a essere per primi desiderosi di conoscere. Montessori si è occupata di adolescenza negli ultimi anni della sua vita, ma ha scritto cose modernissime: considerava questi ragazzini non parassiti, ma “neonati sociali” e invitava a trattarli come tali, a farli sentire parte del mondo, partecipare alla comunità facendo attività legate al territorio. Sono cose di cui la scuola italiana, tutto sommato, ha un gran bisogno», dice Benedetto Scoppola, presidente dell’Opera Nazionale Montessori. A Milano, per esempio, da quest’anno le sezioni delle secondarie di primo grado nelle scuole pubbliche saranno cinque, tra gli istituti Ilaria Alpi, Arcadia, Anna Frank e Riccardo Massa. Questi ultimi, che comprendono anche una primaria, hanno raddoppiato le classi e quasi mai riescono a rispondere a tutte le richieste. «Molti genitori si rendono conto delle difficoltà di questa età e di una scuola che non sempre riesce a rispondere ai bisogni. Ma ci si informa anche di più, e spesso si fa di tutto per dare al proprio figlio il “meglio”», dice Antonella Binago, coordinatrice del progetto Media Montessori dell’istituto milanese Riccardo Massa, nonché professoressa di lettere che, insieme a un pool di insegnanti, ha messo a punto con l’Opera Nazionale un corso di formazione specifico e creato una Rete di scuole pubbliche montessoriane che si confronta su metodologie didattiche. «Presto avremo anche una nuova sede dedicata al Polo Montessoriano, perché è vero che gli spazi, gli arredi e la scansione oraria della scuola così come la conosciamo, male si adattano al Metodo. Tuttavia, si può fare. Bisogna però essere disposti a capovolgere il modo tradizionale di far lezione e rimettere i ragazzi al centro del processo di apprendimento. Noi diamo loro la parola, li coinvolgiamo attivamente nella preparazione e negli approfondimenti: sono loro, da soli o in coppia, che decidono quali libri portare, i compiti da fare, quando farsi interrogare. Abbiamo avuto, anche valutati ufficialmente, risultati notevoli. Anche perché, con tante ore di lavoro libero, l’insegnante ha il tempo di lavorare con il singolo o con il piccolo gruppo che affinerà così il proprio metodo di studio», conclude Binago.

L’ambiente è il maestro

Diciamolo, è un sogno. Come avere bambini e ragazzi che tornano entusiasti dall’essere stati a scuola. E del resto, a volte basta entrare in una scuola montessoriana per accorgersi che l’aria è diversa. Ambienti luminosi proiettati verso l’esterno, dove quasi sempre c’è un orto e un grande giardino, arredi in materiali naturali, componibili, a misura di bambino. Perché se il pavimento è la prima scrivania di ogni bambino, bisogna poi pensare al suo movimento, a come intende, lui o lei, organizzare il proprio spazio. Da questa filosofia è nata anche una linea di mobili ad hoc, la Flowerssori, che è stata chiamata anche a progettare ambienti di scuole e asili non montessoriani. E l’attualità del pensiero dell’educatrice di Chiaravalle che ha esportato le sue idee, anche con più successo che in Italia, in tutto il mondo, si rileva anche dai libri in uscita. La casa editrice Ippocampo ha dato il via a una collana interamente dedicata alle attività a partire dai tre anni ispirate al Metodo Montessori: come fare un erbario, un alfabeto mobile, delle carte di nomenclatura per flora e fauna, le tabella delle stagioni e un puzzle sul mondo. Lavori manuali che promuovono l’indipendenza, la fiducia in se stessi, la concentrazione. Ma sono forse i genitori che per primi devono vedere i bambini con occhi montessoriani. Soprattutto in queste settimane che ci si affanna tra un open day e un altro per scegliere la “scuola ideale”. Alcuni scritti importanti e significativi sono raccolti in un nuovo libro edito da Garzanti che porta la prefazione del noto psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli. Il titolo dice già tutto: La scuola è libertà.

Articolo pubblicato su Style Piccoli / Corriere della Sera di novembre 2016.

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