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Scuole (sempre) aperte

«Scuole aperte d’estate per aiutare i genitori nella gestione dei figli, Scuole ‘al centro’ per rispondere a dispersione scolastica e disagio delle periferie: sono ovviamente buone notizie, visto che oggi la scuola è spesso l’unico edifico sociale». Parola di Giovanni Biondi, presidente dell’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (Indire), che saluta con favore, insieme a chi puntualmente al presentarsi della pausa estiva fa notare che nessuno ha tre mesi di vacanza (l’ultima è la petizione su change.org promossa da una mamma di Pavullo), l’idea della ministra Stefania Giannini. Perché se le iniziative destinate ai bambini della primaria sono già realtà in molte città italiane, aprire le scuole secondarie ci avvicinerebbe a Paesi europei come l’Inghilterra. «La differenza però» continua Biondi «è che queste scuole sono costruite per essere vissute durante tutto l’anno. La maggior parte dei nostri edifici invece, non è concepito al di là delle ore di lezione: ci sono solo aule, banchi, lunghi corridoi, raramente mense, spazi di relax e ritrovo. Un’altra limitazione è legata al personale: all’estero le scuole sono autonome anche nella gestione dei contratti, mentre da noi si dipende dal Contratto Nazionale. Quindi, se la scuola, come sarebbe giusto, vuole diventare un centro civico, non può farlo in modo occasionale e non cambiando il modello educativo su cui tutto ruota». I dieci milioni per la Fase 1 (da maggio a settembre 2016), che coinvolgerà 700 scuole in quattro aree periferiche di Napoli, Roma, Palermo e Milano, sono già stati stanziati. I 150 milioni che serviranno per la Fase 2 (5 mila scuole da ottobre a dicembre 2017), arriveranno invece dai Fondi strutturali europei. Ma, come conclude Biondi, «Le risorse ci sono, non è questo il problema». E allora, che inizino i laboratori artigianali e artistici, le attività come tinkering e making, i gruppi di lavoro su lettura e legalità, i corsi di musica, strumento, sport. Che per portare il tasso di dispersione scolastica dal 16 al 10 per cento come chiede Europa 2020 la strada è lunga.

Eurydice ogni anno pubblica il rapporto The Organisation of School Time in Europe e, nonostante l’Europa non dia indicazioni, i giorni scuola sono uniformi. La pausa estiva varia dalle 6 settimane di alcuni Länder tedeschi, Olanda o Inghilterra, alle 13 di Italia, Portogallo e Turchia. Ma bisogna vedere anche le vacanze durante l’anno. In Francia, a seconda dei dipartimenti, si va a scuola dal 1 settembre al 5 luglio, poi però ci si ferma dal 17 ottobre al 2 novembre per Ognissanti, dal 19 dicembre al 4 gennaio per Natale, altri 15 giorni a febbraio e poi ancora ad aprile. In Finlandia invece, dove ogni classe è libera scegliere i giorni di vacanza, hanno comunque 11 settimane di vacanze estive e diverse sospensioni nell’anno. Infine, sapete a chi va il record di tempo passato a scuola? Ai bambini e alle bambine italiane della scuola primaria (cosa per altro evidenziata anche nel recente docufilm di Michael Moore).

Articolo già pubblicato su Gioia! del 2 giugno 2016.Schermata 2016-06-02 alle 11.43.01

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