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scusate il disturbo

Nel suo post  The Decade of the Woman is Upon Us sull’HuffPost (vedi il mio post precedente il futuro è femmina), Marcia Reynolds lo aveva ben scritto: il potere delle donne è direttamente proporzionale al loro potere decisionale nell’acquisto (sottilmente diverso dal potere d’acquisto tout court). Facciamo gola alle aziende di moda e bellezza, al mercato alimentare e immobiliare, e persino le case automobilistiche sanno che dietro l’acquisto di un’auto c’è sempre il “sì” di una donna. Serviamo per vendere e, soprattutto, serviamo a vendere, visto che la maggiorparte della pubblicità usa le nostre belle facce (lato A e lato B indifferentemente) come esca per gli shopaholic. La televisone digitale ci ha appena regalato dei canali tutti al femminile: LeiWeb La5 e La7d, ma.. e c’è sempre un ma, perché, anche oggi, ho aperto il Corriere della Sera e il primo articolo che parlava di donne era a pagina 35 con un pezzo di cultura di Isabella Fedrigotti sul libro di Leslie T. Chang sulle operaie cinesi. Un poco meglio è andata su La Stampa, visto che l’intera pagina 25 era dedicata alle tre donne, al secolo Virginie Mouzat, Aliona Doletskaya ed Emmanuelle Alt, che stanno facendo a gara per occupare la poltrona più ambita di tutta Europa: quella di direttore di Vogue Paris. Ma, e scusate il disturbo appunto, oltre questo mondo fatto di marketing e marchette, davvero delle donne non c’è traccia. Sarà mai possibile che non esista nell’universo conosciuto una femmina che possa parlare di scambi di voti, cortei studenteschi (non vorrei volare troppo alto) o di questioni internazionali? Al limite, dico io, di maltempo e caos neve, potremmo dire qualcosa, ma no, neppure quello. Dovremmo indire uno sciopero della nostra immagine, fissare un copyright sulla nostra identità. Oppure chiederci perché, se abbiamo così tanto potere in alcuni settori, non riusciamo a essere presenti anche negli altri?

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