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se i sogni son desideri

Sono in viaggio e volutamente senza connessione. Ma qua e là, di tanto in tanto, il vento delle news arriva anche a me. Un po’ in ritardo forse, ma arriva. Così ho visto solo ora gli spot che annunciano l’evento di Siena di SeNonOraQuando. Forse mi sbaglio, ma ne ho letto solo commenti entusiasti che esaltano l’ironia, la leggerezza, la gioia per quel mondo buono che vi è rappresentato. Il mondo che vorrebbe, e idealmente sogna, SNOQ. Tutte felici e contente, a quanto pare. Ma la voce di Ipazia è, per natura, fuori dal coro. Anzi, più il coro canta compatto e ubbidiente, maggiori sono le sue spinte radicali. Perché io non riesco proprio ad essere contenta se una donna che si appresta ad affrontare il periodo di maternità si ritrova circondata da generosi colleghi disposti a dividersi tra loro il suo carico di lavoro. Come non riesco a felicitarmi se la stessa donna con passeggino, davanti a un’insormontabile scalinata, viene aiutata da una folla gonfia di compassione. Sarà perché nel mio sogno di mondo di domani c’è una società più giusta, e non più buona. Sarà perché in questa società più giusta non basta l’inversione dei ruoli (ministre vs ministri), ma serve la condivisioni dei ruoli, ovvero un uomo che, come e insieme a una donna, è obbligato a stare a casa in paternità e, spingendo un passeggino, si trova anch’egli a lottare con le quotidiane barriere architettoniche. E sarà perché, da questa spiaggia su cui soffia un vento di ponente a dir poco aggressivo e da cui improvviso questo post, l’orizzonte politico ridotto a “volemose bene” mi pare tremendamente pericoloso. Viviamo giá in un Paese in cui gli unici ammortizzatori sociali sempre presenti sono la (sacra) famiglia, il (bravo) vicino, i volontari (santi veri) e le Onlus. E se questo Paese ora non ce la fa più è proprio perché questi stessi attori sociali sono allo stremo: dalle famigliE all’assistenzialismo volontario. E se questo Paese ora ci sembra così iniquo soprattutto per le donne, non è certo responsabilità loro, e non è a loro da cui si deve pretendere, anche solo in dolce sogno, uno sforzo di civile bontà. Care ragazze, mi verrebbe di dire, qui servono leggi e non buone azioni! Qui serve una nuova, e laica, coscienza civica, e non un inno all’amore che tutto pervade! Se dobbiamo sognare, e se i sogni son desideri, perché non sogniamo una donna sola che scende in metropolitana o sale su un tram senza bisogno di alcun aiuto. Perché non sogniamo un uomo che, organizzandosi il congedo parentale insieme al suo capo, studia nuovi e diversi ritmi di lavoro compatibili con la sua nuova famiglia, senza che questo comporti un aggravio di lavoro per i colleghi, che una famiglia ce l’hanno pure loro e hanno diritto (pure loro) di godersela. Ecco, questa la voce fuori dal coro. Che certo è in grado di apprezzare il forte impatto mediatico di questi spot, come lo sforzo (anch’esso volontario) delle donne intelligenti e competenti che li hanno pensati e realizzati. Confido anche che altre donne intelligenti di SNOQ riusciranno a darsi in breve tempo un’organizzazione democratica e trasparente che permetta loro di elaborare proposte concrete (leggi) capaci di rendere migliore questo Paese di donne (e uomini). Forse meno buoni, ma più coscienti dei loro diritti e doveri. E infine più laici, anche nei sentimenti … Ma di questo vi racconterò la prossima volta.

5 Comments

  1. Quando ho visto gli spot di SNOQ, è vero che mi sono piaciuti, ma mi hanno lasciato una sensazione di perplessità che non sapevo decifrare…ecco, hai decodificato la mia perplessità. E grazie per aver apprezzato la mia meravigliosa Sicilia, fatta di luce e lutto, di speranza e ombre…

  2. Bè in uno spot si vedeva un ministro per le pari opportunità uomo che parlava di congedi parentali anche per i padri (che appunto servono a integrare e non a sostituire i congedi per maternità a cui le donne lavoratrici hanno diritto)ve condivisione del lavoro domestico.
    Secondo me poi una società più giusta tenderà ad essere anche più buona quindi i due aspetti non sono in contraddizione, ben vengano i passanti che aiutano la donna al prco con il passeggino e anche i colleghi/e d'ufficio solidali con la dipendente incinta.mi paiono comunque esempi positivi, di una società in cui mi piacerebbe vivere

  3. Manuela Mimosa Ravasio says

    Caro Paolo, le parole di Ipazia sono radicali, ma non significa che non apprezzino desideri e sentimenti. Anche a me piacerebbe vivere in un mondo più solidale e sorridente. Avrei voluto anch'io colleghi gentili e comprensivi quando sono andata in maternità. E li avrebbe voluti una mia cara amica che, il primo giorno di ripresa del lavoro si è ritrovata una lettera che diceva che il suo ruolo era stato elimnato causa riorganizzazione. Un modo carino per dirle: sei licenziata. Sono 800 mila le donne che lasciano il lavoro ogni anno a “causa” della maternità e ti assicuro che non è per la poca gentilezza dei colleghi che pure, in un mondo così, fanno molta fatica a essere gentili (te lo assicuro). Perché in un mondo senza regole ad avere la meglio sono sempre gli arrivisti/e e quelli/e al servizio delle proprie ambizioni. Nella mia esperienza personale ti posso dire che la maternità è vista come un problema anche da tante donne dirigenti, tantissime, e per prime la ostacolano. Non è quindi dalla bontà che bisogna partire, ma dalla ricostruzione di una società che riconosce il merito, che sa stare alle regole, e che sa che la maternità non è un problema della donna, ma una ricchezza, e una garanzia di futuro, per tutti: uomini e donne. Comunque grazie davvero per questo tuo intervento che è prezioso e intelligente. E voglio scriverlo, è bello vedere come anche gli uomini abbiano cominciato ad esporsi, dichiararsi, e a lavorare con noi, di fianco a noi, per una società nuova. Quindi, un benvenuto speciale a te. A presto.

  4. Sono d'accordo, la bontà spesso diventa condiscendenza, paralisi. Essere buoni con qualcuno non significa necessariamente rispettarlo o stimarlo. Non siamo forse buoni quando facciamo la carità? Ma quelle stesse persone con cui ci sentiamo tanto generosi ce le porteremmo a casa, le assumeremmo nelle aziende?

    LO stesso succede con le donne. Tanto buonismo, finché continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto.

  5. Anonymous says

    Ci vogliono leggi serie è vero, x proteggere i diritti di tutti: di chi desidera un bambino (e parlo di madri e padri) e non deve per questo motivo rischiare il posto di lavoro, di chi lavora con chi va in maternità e non deve per questo motivo ritrovarsi con lavoro in più da svolgere, con i datori di lavoro (soprattutto delle piccole imprese) che non devono ritrovarsi nella merda xchè le sue due dipendenti donne vanno in maternità contemporaneamente.
    Bisogna proteggere i diritti di tutti, bisogna avere rispetto di tutti… invece si sente parlare solo di lotte di genere e lotte di classe, quando invece si dovrebbe parlare (e agire) di lotta alla violenza e alle ingiustizie.

    Caterina

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