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se non ora, quando? domani… forse

Sarà perché io le vacanze le ho fatte a giugno, ma questa mi è sembrata proprio una lunga estate calda. Un’estate in cui le cose dette e messe sul fuoco sono state tante, anche per le donne. Francamente mi ha un poco preoccupato la voce bassa, se non il timido silenzio, di Se non ora, quando?. Passino i tonfi in borsa, passi la crisi mondiale e la paura di recessione globale, ma arrivate all’11 agosto, giorno della drammatica Riunione alla Commissione Bilancio della camera, con l’esemplare intervento di Giovanni Reguzzoni, ancora nulla e allora ho inviato il mio post alla loro pagina FB e al sito. Ne è seguito (solo temporalmente) un post-comunicato a cui rispondevano molti commenti di donne che chiedevano una posizione più esplicita e ferma da parte del movimento. Poi, evidentemente, il caldo ha rispedito tutte sotto l’ombrellone finché il 17 agosto arriva la lettera di Letizia Moratti al Corriere della Sera, a cui è seguita quella di Chicca Olivetti (che di Moratti era a fianco anche durante la campagna milanese) e, dulcis in fundo, quella del Comitato Promotore di Se non ora, quando?. Mica è una gara, si direbbe. Forse, ma per un movimento che si pone come guida e altoparlante delle istanze femminili, mi pare un po’ poco. E poi, non è solo una questione di tempistica (anche se adeguarsi ai tempi di reazione della Rete e Twitter gioverebbe non poco). Si tratta di un tema più spinoso e importante e in parte già emerso all’indomani dell’evento di Siena. Perché, e mi ripeto, c’è davvero una bella differenza tra capacità di rappresentazione e di rappresentanza. Anzi, la politica giusta si gioca proprio nell’equilibrio di questi due poteri. Se non ora, quando? ha senza dubbio dato, delle ritrovate volontà femminili, una giusta ed adeguata rappresentazione. Si è smesso finalmente di parlare solo di ministre veline e si è data visione, mediatica e diffusa, di donne competenti e capaci. Anche grazie a questa rappresentazione, i temi femminili non sono più alieni a quotidiani e magazine, riempiono pagine web, e il dibattito è quotidiano. Ma avere la forza di assumere un’incisiva rappresentanza politica è cosa diversa. Uscire dal mediatico ed entrare nei programmi, nelle posizioni chiare, nel conflitto possibile è altra cosa. Tutte queste istanze, devo purtroppo constatare, sono finora venute meno. Tanto da essere scavalcate a sinistra, si direbbe, da Letizia Moratti che pure delle donne, durante il suo mandato, ha dato pessima rappresentazione. Ecco qua il paradosso. E il grande pericolo. Il pericolo di uno svuotamento di senso di questa battaglia e della riduzione a esca elettorale di donne che attraverso Se non ora, quando? non volevano un palco o spazio sui talk show, ma proposte politiche e cambiamenti reali. Perché non nascondiamoci dietro a un dito: che le donne siano il bacino elettorale da conquistare è chiaro a tutti. Sul loro consenso si giocano carriere politiche, sindacali e pure aziendali, visto che nei Cda saranno prossimamente inserite “a forza”. E allora, dopo averle mobilitate, dopo averle rese visibili, non ci si dovrebbe permettere di esitare. Nemmeno un secondo. Che stiamo aspettando, allora? Il fatto che da Milano, la città del vento nuovo, la voce più alta sia stata quella di Letizia Moratti è preoccupante. E non perché, come sostiene Flavia Perina nel suo ultimo post, «ci sono temi – il merito o i valori- su cui il centrodestra dovrebbe semplicemente evitare di intervenire. Si è giocata una volta per tutte la possibilità di farlo», non per questo. Ma perché quando latita il coraggio delle idee, quando si rincorre invece che guidare, quando la voce di chi si è scelto a rappresentanza è muta, allora forse qualche dubbio bisogna porselo. Se non altro perché si deve avere la coscienza che il vuoto pneumatico lasciato dalla disillusione è un pericoloso viatico verso la restaurazione, cosa di cui, davvero, non abbiamo bisogno.

5 Comments

  1. Manuela Mimosa Ravasio says

    cara Stefania, credo invece che di cose da aggiungere ce ne siano molte e che tutte noi dovremmo dirle, scriverle… in fondo tutto questo è anche, e soprattutto, roba nostra…

  2. Stefania says

    Intendevo dire che tu hai fotografato perfettamente la situazione.
    Decidere cosa fare partendo da qui, invece, tocca a noi. Su questo sono d'accordo con te.

  3. Condivido pienamente i tuoi ragionamenti e la sensazione di pericolo di svuotamento. Ti dirò che personalmente mi sento un po' in un vortice in cui a fatica cerco di capire qualcosa e credo che il mio sentire sia comune. Cerco di comportarmi coerentemente a seconda dei miei ideali che sono ideali che ho ritrovato in SNOQ e che ritrovo in tante blogger. Parafrasando Gino Strada nel suo Pappagalli Verdi mi viene da pensare che tutte noi siamo piccole gocce ma che poi alla fine un oceano è fatto di tantissime piccole gocce. La rete è un mezzo di diffusione incredibile e per ora libero, non richiede Vip di turno per farsi notare, le idee girano. Facciamole fruttare anche con la condivisione.

  4. E allora io prendo questo tuo post, così vero che non si può non fermarsi a riflettere, e lo condivido…chissà che qualcuna delle donne che conosco nella mia piccola realtà e che si autoproclamano leader della politica che verrà, ma che la politica però la fanno solo da FB, non si passi una mano sulla coscienzuola e riprenda in mano le redini del proprio essere “donna”…

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