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se non scelgo non voto

L’ho ri-letto questa mattina su Twitter e mi è venuto in mente un forum di Marco Travaglio del 2007 che aveva proprio questo titolo: Se non voto non scelgo. Andatelo a leggere e vedrete che non è cambiato molto da allora e forse neanche dal 1700 quando Jean Jacques Rousseau diceva, più o meno, che il popolo era libero soltanto nel momento del voto per poi tornare schiavo il giorno dopo. Ora, è ovvio che finché il nostro resterà un parlamento di nominati e non di eletti, la nostra libertà sarà annullata persino nel momento delle elezioni. E questo vale, per come sono messe le cose, ancor più per le donne che in questo momento storico stanno combattendo due battaglie parallele: quella per una reale democrazia paritaria che le veda equamente presenti in tutti i luoghi dove si decide, e quella che costruisce questa stessa presenza in virtù di scelte trasparenti e dirette. L’ho scritto tante volte, è la libertà di scegliere e non di essere scelte (un articolo ben fatto sulla condizione della rappresentanza femminile in Italia lo trovate su InGenere). L’avevo scritto, per esempio, anche in preparazione dell’evento di Siena nel post Una legge uguale per tutte, indicando come strada obbligata bipartisan quella di farsi carico, noi donne, di lottare per una nuova legge elettorale magari su modello di quella campana, che prevede la doppia preferenza purché ci sia diversità di genere. Poi io a Siena, insieme ad altre donne non sono andata per squallidi motivi, ma leggo con piacere ora del Documento di sintesi per una riforma elettorale e la parità di genere di Donata Persichetti e dell’Accordo per un’azione comune per la democrazia paritaria firmato da diverse associazioni. Io però, con i tempi che tirano, con i topi che scappano dalla nave che affonda per riciclarsi in Ucd, Ppi, Spi, Lti, Mgi e chi più ne ha più ne metta (tanto li ho messi a casaccio), io rilancio. Perché è ovvio che questa legge elettorale sta a bene a tutti quelli, e quelle se pur poche, che nei partiti e nel Parlamento ci sono già, e che faranno di tutto per votare, magari a gennaio, con la solita legge elettorale. E allora, che si fa? E allora, meglio dirlo prima, se non scelgo non voto. E se la voce delle donne conta ancora, meglio farla sentire fin da ora.

3 Comments

  1. la voce delle donne conta per il 50% (anche qualcosa in più), e le elezioni sono forse l'unico momento in cui ai politici in Italia importa qualcosa delle donne (poco però, perché cmq comandano i listini bloccati). Che fare? chiediamolo a Lenin. ci risponderà Stato e Rivoluzione. e non solo per le donne.

    però aggiungo: il momento nel nostro Paese non è mai stato così delicato. chi si prende la responsabilità di non votare, facendo magari vincere un regime che necessariamente si trasformerebbe in dittatura per tutelarsi meglio in futuro? nello stesso tempo penso a quante volte ho votato controvoglia un partito per evitare mali peggiori. non ha funzionato.

    mi piacerebbe dire: “in Italia le donne non sono rappresentate? in Italia allora le donne fanno lo sciopero del voto”. forse dobbiamo davvero fare una rivoluzione, incrociare le braccia. chi si occuperà di prendere i bambini all'asilo, fare la spesa, i lavori di casa, curare i genitori anziani, guadagnare un altro stipendio per il benessere della famiglia? solo allora forse gli uomini dovranno rivedere le regole, rinunciando a qualche prestigioso posto nei board e nelle istituzioni.

  2. Manuela Mimosa Ravasio says

    Cara Fiorenza, ovviamente “se non scelgo non voto” è una provocazione radicale, ma penso che renda bene l'importanze, e in un certo senso la drammaticità, della situazione che viviamo. Io personalmente ho sempre votato, talvolta anche turandomi il naso come dicevi tu. E so che rinunciare anche a quell'attimo di libertà non è certo un atto rivoluzionario. Io vedo solo che mentre si lavora per costruire regole che garantiscano pari rappresentanza, ecco che i soliti noti aggirano il problema togliendo dal tavolo anche la possibilità di discuterne delle regole. Rendendo inutile non solo l'esito del referendum (che per altro il movimento delle donne non ha sostenuto) ma ogni tentativo di discussione… e poi uno non si dovrebbe incavolare…

  3. Anonymous says

    Condivido su tutta la linea. La scelta é conditio sine qua non. Davvero crediamo che ci sarebbe differenza tra nominati e nominate? La fedeltà ai capipartito continuerebbe ad essere prioritaria rispetto alla fedeltà agli impegni presi con gli elettori (spesso mai presi in realtà).

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