Donne
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Serena Dandini, le ragazze son tornate

Dall’8 novembre su Rai 3 torna La TV delle ragazze. Per chi come me ha vissuto la prima stagione, trent’anni fa, attaccata alla televisione quasi come fosse una rivelazione, questo ritorno, che come sottotitolo recita Gli Stati Generali 1988-2018, è quasi emozionante. Allora fu un modo quasi per prendere la parola, anche se inconsapevolmente, ma fu, senza dubbio, una stagione di televisione geniale e irriverente che non è stata mai ripetuta. Questa estate ho parlato con Serena Dandini mentre lavoravo al pezzo Educare al femminismo, e così è stata l’occasione per parlare anche delle ragazze.

Cosa è cambiato, in meglio e in peggio, rispetto ad allora?

Queste quattro prime serate si propongono proprio questo, di fare un confronto. Non è un anniversario, né una celebrazione, che c’è ben poco da celebrare, ma un momento per fare il punto con volti vecchi e nuovi. Molto spesso quello che si conquista viene dato per scontato, e invece, dobbiamo imparare che i diritti vanno riconquistati ogni giorno.

Perché ancora oggi molte donne in Italia, mi riferisco a donne con un ruolo pubblico, faticano a dichiararsi femminista?

Noi siamo immersi in una cultura patriarcale, così se si dice femminista è subito etichettata come scocciatrice, attaccabrighe. Il fatto è che perdi quel lato suadente che ha un appeal superiore nell’immaginario stereotipato di cui siamo vittime. Non ringrazieremo mai abbastanza Beyoncé per averci mostrato che si può essere femministe e sexy… Eppure femminismo rimane una parola necessaria, e questo tipo di vergogna che si porta dietro ce lo fa capire, è la spia che il femminismo serve.

Educare al femminismo significa educare a non rinunciare al proprio talento?

Il femminismo è una di occhiale che indossi per guardare il mondo in modo nitido. Ti aiuta a riconoscere le discriminazioni quotidiane ed evitare di pensare che è sempre stato così, dando tutto per scontato. Educare al femminismo aiuta a riconoscere le discriminazioni psicologiche, nel mondo del lavoro, sociali… che se non le riconosci non le combatti, e non puoi emergere. Quindi sì, in un certo senso c’entra anche con il proprio talento.

Lei ha scritto un libro (Il catalogo delle donne valorose, Mondadori), in certo senso sulle ragazze di ieri e di oggi, le ragazze di sempre. Come le ha scelte?

Un  po’ a random, sarò sincera. Alcune perché erano sconosciute, e io stessa le ho scoperte, altre perché non potevano non esserci come Monica Vitti. Alla fine è stato doloroso chiuderlo perché ne avevo ancora un centinaio, è successo come quando si comincia a scoprire il mondo, mi si è aperto un universo, pieno di donne che dalla storia sono state cancellate con la scolorina. È come se ci avessero privato del nostro albero genealogico, ed è venuto il momento di riappropriarcene.

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