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sesso e potere. e non è quello che credete

Ho un’amica di un’amica che è anche mia amica che mi chiede consigli da amica. È perché lei deve scrivere qualcosa sulle donne, di quelle che lavorano e sono riuscite ad arrivare nella stanza dei bottoni. Di quelle che comandano insomma, e che possono quindi cambiare le regole del gioco. L’amica dell’amica ha un bel contorno di amiche manager, o più o meno conoscenti, da contattare, di quelle che spesso si vedono ai convegni e che davvero hanno formazione (al femminile) e informazioni da vendere. Ora succede che la più famosa delle amiche dica all’amica dell’amica (la mia) che no, se c’è lei in quel pezzo, allora non ci devono essere le altre. Che sarebbe il caso che si parlasse solo del suo di lavoro, al limite di quello delle amiche, ma le amiche delle amiche no, proprio no. Non è il caso. La mia amica stupita mi chiama per chiedere lumi. Cara mia, le rispondo, è che non ci hanno mai insegnato a passare palla, e noi, il gioco di squadra non lo sappiamo proprio fare. E non è che si tratti della solita tiritera sulla competitività femminile. No, non è così. È, se mi è consentito, un pochino peggio. Si tratta dell’incapacità ormai palese di darsi regole proprie. Di uscire, una volta per tutte, da quelle logiche di guerra e di occupazione del luogo di potere, di qualunque natura e importanza esso sia, che sembrano le uniche, tra maschi o femmine non fa differenza, che governano ogni sorta di comunità. Che si stia insieme per ragioni professionali o interessi politici, non fa molta differenza in fondo. Il problema è e rimane, quello di scrivere dei comportamenti nuovi. Senza ricalcare, di nascosto, vecchi modelli che vengono rinnegati, magari 10 minuti dopo, nelle dichiarazioni pubbliche. Ieri Iaia Caputo sul suo blog lanciava un interessante provocazione: non è che gli uomini, prigionieri della loro ruolo di capita coraggio, hanno paura di dire di aver paura, con la conseguenza di innescare comportamenti e situazioni autodistruttive? Ecco, ribaltando il punto di vista, non è che le donne, così intrappolate nel ruolo delle brave bambine, siano riluttanti ad ammettere al mondo e a se stesse, l’incapacità di trovare un modo per costituire nei fatti la tanto auspicata lobbying al femminile? Se nel movimento delle donne degli ultimi anni ormai è manifesta l’incapacità di darsi una rappresentanza (ho già scritto troppo e non voglio ripetermi), con decine e decine di associazioni e comitati che si autonominano e glorificano la propria intoccabile autonomia, nel mondo del lavoro, la cordata al femminile, tanto per estremizzare il concetto, è inesistente. Anche in questo contesto pare che non sappiamo scegliere chi ci rappresenta, rimaniamo sole, e sole, se ci va bene, arriviamo alla meta. Ho passato parecchi mesi in un posto dove, la mattina, il capo maschio puntualmente arrivava e andava a prendere il caffè con i maschi. Era persino imbarazzante a volte, e se fossimo in un altro Paese, lo sarebbe stato. Ma il punto è che, con le dovute e necessarie differenze, le femmine non hanno mai trovato la volontà e il modo per organizzare il loro Bar Sport. Ora tutti sappiamo che quel Bar Sport, purtroppo anche nella più deteriore delle pratiche, è il cemento che fortifica i meccanismi di gestione del potere. E noi donne, altri meccanismi, finora non ne abbiamo trovati. Che sia la paura di trovarci di fronte a un lato di noi che non accettiamo a farci sembrare più facile stare da sole, proprio come quell’amica dell’amica che non voleva essere mescolata ad altre colleghe? Che sia la nostra frustrazione causata da atavica mancanza di comando, a farci preferire di avere potere su un piccolo gruppo purché sia, piuttosto che mettersi alla prova, con il rischio di perdere è vero, e cercare di conquistare un potere più grande? Non lo so. Sto aspettando con una certa curiosità di leggere il libro di Francesca Morrone 101 motivi per cui le donne sono più intelligenti degli uomini ma non sono ancora al potere (ed. Newton Compton). Magari la ragione la trovo lì.  O magari no.

5 Comments

  1. Rientro a casa rimuginando una situazione in cui il peggio di me non vuole fare concessioni, mi siedo e leggo questo. Come facevi a sapere che avevo bisogno di questa risposta?

  2. Manuela Mimosa Ravasio says

    non lo so.. forse è una risposta di cui abbiamo bisogno tutte!!!

  3. Anonymous says

    Chi invece non rientra a casa perché ci sta sempre in casa vista la scelta isterico-indipendentista, che trasuda frustrazione, di non giocare a sono io la più brava e la più bella, avendo a questo gioco preferito il calcio fuorigioco incluso, vedendovi da fuori può solo dire “che forza le donne” e poi “che strazio”.
    Forse o in verità non interessa un potere diffuso ma il controllo di un piccolo regno della sicurezza che rispecchi l'immagine rimandata dallo specchio tenuto nella borsetta (che non è mai piccola ma abnorme per contenere quante più cose possibili gettate, ammassate alla rinfusa ma non si sa mai può sempre servire!)
    Ciò che è straniero a questo regno lo si ignora con il sorriso sulle labbra.
    La ricerca della sicurezza di essere le più brave e le più belle governa anche le tante dotate e valenti manager e pure le semplici assistenti e operaie. Anzi con la parità e il diritto dovere al lavorare abbiamo traslocato in ufficio il rassicurante focolare domestico, attorno al quale non si raccolgono che poche fidate e conosciute persone.
    Chiaro mi sbaglio, non appartengo più al mondo produttivo…
    Ciao a tutte principesse

    Monica

    l'argomento mi tocca profondamente e il post si è allungato un tantino

  4. Manuela Mimosa Ravasio says

    Grazie Monica.. in effetti non so se ho capito tutto, ma certo che avevo ben cmpreso che l'argomento ti toccava nel profondo. Io credo che tocchi tutte, ma in poche hanno voglia di parlarne, quindi ancora grzie della condivisione.

  5. ho sempre pensato la stessa cosa …e dirò qualcosa non politicamente corretto ma che ho osservato : perfino i gay fanno lobbyng…noi donne invece ne siamo assolutamente incapaci, e per quanto mi sia data molte risposte non riesco a trovare il bandolo della matassa, anche se poi a parole siamo tutte piene di tanta volontà. Leggero' anche io il libro della Marrone. ciao

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