Adolescentia
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Settimo. The Big Bang Theory

 

Goal della settimana: trovare una frequenza per la sintonizzazione. Sperimentare livelli di comunicazione affine. Fare qualcosa insieme che sia davvero insieme e non io ti accompagno, tu ti diverti, io aspetto. Trovare altri punti di vista. I suoi. Provateci, perché alla fine potrebbe essere una piacevole rivelazione. La prima volta che mi sono seduta a vedere The Big Bang Theory a fianco del ragazzino avevo semplicemente deciso di affidarmi al caso. Almeno, mi sono detta, sono persone in carne e ossa e non Fantagenitori, Dalton o Gum Balls… Una roba insomma più da figli di Happy Days, di quelli nati senza ombra di iPad e che, se gli è andata bene, digitali sono sì, ma immigrati (con tanto di forte accento retaggio delle radici analogiche). Poi, invece The Big Bang Theory è stata una scoperta, ho smesso persino di costringerlo a guardarlo in lingua originale e gli ho permesso di riempire MySky con le registrazioni di tutti gli episodi. Così, in una stagione, siamo diventati Sheldon dipendenti.

Lo guardiamo, e ridiamo, insieme, perché anche da un serial tv si possono imparare tante cose, specialmente se a fianco c’è un genitore pronto a spiegartele. Cose sulle relazioni umane, sul sesso, sull’amicizia, sul cibo e sui modi di divertirsi. E sullo studiare. «Sto seguendo un telefilm in cui ci sono un fisico teorico, uno sperimentale, un ingegnere del Mit, un astrofisico, una microbiologa e una barista, nonna» l’ho sentito dire una volta. Sempre meglio che calciatori o veline. E sempre meglio ridere con giovani simpaticoni che sono tali perché hanno studiato montagne di libri, si sono laureati due o tre volte, eccellono nelle loro passioni intellettuali e non nella prestanza fisica o negli abiti firmati. Non è moralismo. Tutt’altro. Moralismo è semmai presentare sempre lo stesso mondo popolato dalle stesse comparse. Moralismo è l’osservanza stretta degli stereotipi, seguire senza un minimo di senso critico gli stessi consunti codici di narrazione. La nostra televisione e i nostri modelli di successo in poche parole. Guarda caso snobbata dai nostri preadolescenti “stupidi”.

Sheldon è invece un eroe. Un genio secchione al limite della sociopatia, vittima di bullismo, innamorato della scienza e dell’intelligenza. «È un nerd, mamma». Sì, lo vedo. Però gli piace, lo vorrebbe come amico. Io penso sempre che bisogna fare attenzione ai segnali che mandano i nostri ragazzi. Sono segnali interessanti che scavalcano, o meglio ignorano, i nostri preconcetti. Persino i preconcetti che noi, adulti, ci siamo fatti su di loro, adolescenti. Quelli fritti dagli ormoni, con il cervello in panne e che non hanno voglia di fare nulla (ho semplicemente fatto un riassunto della vulgata comune). The Big Bang Theory può invece espandere l’universo delle nostre convinzioni. Specialmente se pensiamo che quando questi ragazzetti e ragazzette se ne stanno sul divano, stanno semplicemente cercando di sopravvivere alla noia. Anche no. Forse la soluzione, o una delle soluzioni a questa mancanza di sintonizzazione, sta proprio nel sedersi un po’ nel divano con loro, invece di continuare a guardarli dall’alto. Al limite vi fate due risate.

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