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Sex in the museum

Let’s talk about sex. E due ragazzini mano nella mano che si baciano. Siccome stavo ad Amsterdam, avrei potuto credere di essermi imbattuta in una vetrina nel quartiere a luci rosse, ma invece ero, come si conviene, solo al secondo piano del Nemo, il bellissimo museo della scienza che la capitale olandese regala ai giovanissimi. Ora, poiché un incontro simile mi era già capitato alcuni mesi fa al Science Museum di Londra, quando mio figlio si aggirava con candore scientifico tra le sezioni a grandezza naturale dei dettagli anatomici della fase del concepimento, ho creduto che se due tra le più importanti istituzioni dedicate ai bambini e agli adolescenti hanno ritenuto indispensabile creare un momento di riflessione e conoscenza collettiva sulle trasformazione del corpo e le sue relazioni con l’altro sesso, ci doveva pur essere una ragione. Poi ieri sera ho visto la puntata inchiesta di Presa Diretta sulla Baby Prostitute del quartiere dei Parioli e il baratro educativo sugli aspetti emotivi ed emozionali della relazione con il sesso e l’altro sesso che avvolge gli adolescenti e preadolescenti mi è apparso in tutta la sua interezza. Come mi è apparso chiaro che, aprire un Peep Show all’interno di un museo non fosse poi un’idea così peregrina. Nel Peep Show, rinchiuso dentro una scatola rosa, c’erano, per essere chiari, una serie di burattini in legno con le varie posizione del Kamasutra, una catalogo piuttosto variegato di preservativi di ogni gusto e colore, e una serie altrettanto ricca di aggeggini erotici. Chi lo avesse chiesto, avrebbe ricevuto ogni spiegazione possibile.

Con mia grande sorpresa, i più piccoli lì non entravano, ma si divertivano a infilare la mano nelle lingue e a sfregarsele vicendevolmente prima di aver letto il significato e l’effetto del French Kiss, il bacio alla francese. Gli effetti degli ormoni invece, erano sulla parete di fianco: li spostavi e vedevi in quale parte del corpo agivano e cosa succedeva a esso, che fossi maschio o femmina. Perché insieme, nel confronto, che scoperta!, si cresce e ci si rispetta. Il secondo piano, neanche a dirlo, era gremitissimo. E io già mi immaginavo le pose del Kamasutra o i giochi della lingua in un qualsiasi museo della scienza e della tecnica italiano (già paragonare i nostri musei dei ragazzi a quelli europei è un affronto, comunque…). E mi chiedevo: ma davvero ci può essere spazio per questo tipo di educazione relazionale e affettiva in un Paese che tollera l’omofobia, che fa differenza tra famiglie di serie A e di serie B, che non parla di sesso o di preservativi (salvo poi lasciare agli adolescenti, password liberi tutti, il porno alla portata di un clic), che accetta i corpi come merce di scambio? La risposta è chiaramente no. Solo che ora non si tratta più della nostra emancipazione sessuale. Si tratta della capacità e della possibilità, per i nostri ragazzi, di costruirsi una vita affettiva reale. Il sesso, da super prestazione e performance, è a portata di un clic. Ma l’educazione all’affettività, alle relazioni sane con il proprio corpo, per quello ci vuole tempo, responsabilità e conoscenza. Meno Disneyworld e più Nemo, insomma. Mi auguro solo che, se non ce li portate voi, trovino la strada da soli.

 

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