Adolescentia, educazione
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Sex Education ci insegna a parlare di sesso?

Lo ha detto anche Papa Francesco, di sesso bisogna parlarne nelle scuole. Parlarne chiaramente, perché solo così si possono evitare tabù. Non esaltatevi troppo però, prima di tirare per la giacchetta il Papa verso improbabili aperture progressiste, che è veramente remota la possibilità che lui intendesse qualcosa di simile all’educazione sessuale proposta dalla serie di Netflix Sex Education, per intenderci. E qui, invece, è proprio a Sex Education che vogliamo arrivare. Perché si parla spesso di educazione sessuale, anche quando giriamo intorno all’argomento parlando di educazione affettiva, e invece è il sesso, con i suoi termini, le tecniche, le fantasie, che andrebbe tolto dall’ombra del non detto. In questo, Sex Education, è decisamente esplicito. E del resto, a una generazione che ha a disposizione YouPorn che cosa gli vuoi raccontare? Dovremmo noi per primi liberarci dei veli di ipocrisia e chiamare le cose con il loro nome. Accettare che gli argomenti degli adolescenti sono le paure del primo bacio certo, ma anche sapere come si fa sesso orale, come e dove abortire, osservare i genitali da vicino, imparare a mettere il preservativo. Delegare questo all’amico, al tutor in video, o al caso, è semplicemente inadeguato.

L’inadeguatezza degli adulti davanti all’educazione sessuale degli adolescenti è ben raccontata in Sex Education: si parla di raccolta fondi per gli assorbenti igienici e contro la period poverty, che poi pudicamente chiamiamo prodotti igienici, e loro parlano del perché due ragazze non riescano a raggiungere l’orgasmo; si organizzano corsi di igiene e loro indagano su misure, piaceri, trasgressioni. E ci accorgiamo, in fondo, che la pornografia è solo negli occhi di chi guarda, di chi ha qualche cosa “da nascondere”. E che, a volte, un pensiero laterale, un punto di vista meno punitivo e bacchettone, può anche disinnescare il sexting: che una vagina fotografata, ancora una volta, è una vergogna per chi la invia. Che tutte ce l’abbiamo, più o meno uguale, e se davvero ti sembra una cosa scandalosa e mai vista, curati.

Comunque, come dicono Alberto Pellai e Barbara Tamborini, autori del libro da pochi giorni in libreria Il Primo Bacio, l’unica cosa che non possiamo permetterci è tacere. L’energia sessuale è potente e non può essere repressa o non considerata. Ancora una volta, senza giri di parole. Mi ricordo quando mio figlio, anni 10, mi chiese, evidentemente dopo un interessante lezione a scuola, come facevano a masturbarsi le bambine visto che non avevano il pene. Curiosità lecita. Risposta dovuta. Ma vi assicuro anche che, in prima liceo, ho sentito genitori lamentarsi perché i ragazzi del giornalino della scuola, avevano organizzato un sondaggio sulla “prima volta” che, sempre secondo loro, poteva offendere le sensibilità. Che l’educazione sessuale si fa a casa. O meglio non si fa, ma almeno nessuno lo dice. Come rilevano Pellai e Tamborini, due ragazzini su tre delle scuole medie, guardano video pornografici. E, d’altra parte, se nessuno dà loro risposte, cosa dovrebbero fare? Se mai c’è da chiedersi se questo tipo di visione dà veramente delle risposte o invece alimenta paure o aspettative sbagliate. Senza contare che il desiderio femminile, semplicemente, non è contemplato (e il 10enne lo aveva già capito).

Benvenuti quindi tutti i libri che ci mostrano esempi, cose da dire e da non dire, valori e rischi, poi però, dovremmo accettare che il sesso fa parte della vita degli adolescenti in modo dirompente e che, invece di addomesticarlo o addolcirlo, dovremmo affrontarlo così come è. Ora, non so se come fa la sessuologa Dr Jean F. Milburn, interpretata da Gillian Anderson, ma magari potremmo prenderne ispirazione…

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