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Sexting e cyberbullismo. Quale legame?

Federico Tonioni, psichiatra, responsabile del primo ambulatorio italiano che si occupa di dipendenza da internet del Policlinico Gemelli di Roma, è autore del libro edito da Mondadori Cyberbullismo. Ne avevo già parlato qui ed ho avuto occasione di conversare con lui per un articolo sul sexting per il settimanale Gioia! Quella che segue è l’intervista integrale.

Nel suo libro dice che la comunicazione non verbale favorisce pensieri e comportamenti disinibiti, incrementando l’aggressività e la sessualizzazione delle relazioni, lo può spiegare? L’esacerbazione degli istinti, dalla rabbia alla sessualità, è una caratteristica della comunicazione on line. Se manca il contatto fisico, il limite della dimensione del corpo, la comunicazione cambia. Basti pensare che, anche se si parla su Skype, non si diventa rossi… Parallelamente però, per i ragazzi interviene un altro tassello: la costituzione del profilo sul social network. Ora, il profilo in genere è la sede di una serie di proiezioni di una parte di sé idealizzata. A volte provocatoria. È il sogno ad occhi aperti di una volta, la parte romanzata di noi che vorremmo raccontare al mondo. La costruzione ideale dell’identità non è di per sé dannosa, ma, mentre prima avveniva solo nella nostra immaginazione, ora questa si materializza in un luogo non più cancellabile. Ed è quando questa costruzione crolla – perché succede – che si possono avere conseguenze drammatiche che vanno dall’autoesclusione e ritiro sociale alla tendenza ad agire i contenuti della rappresentazione data. Ciò che noi chiamiamo disinibizione.

Come la vita digitale cambia il concetto di pudore e di intimità? C’è un sempre maggiore bisogno di visibilità, di questo bisogna tenerne conto. Io credo però che l’intimità abbia a che fare con il parlare con se stessi e, in famiglia, l’intimità nasce soprattutto nel rispecchiamento tra la figlia e la madre. Se una bambina si sente autorizzata a raccontare alla propria madre cosa vorrebbe fare on line, allora significa che c’è lo spazio per il dialogo. Che c’è intimità. Il problema che c’è necessità di una presenza genitoriale diversa, che non significa vicinanza fisica o controllo. Noi non abbiamo abituato i figli a rispecchiarsi emotivamente con noi: gli sguardi si interfacciano con il monitor, mai con i nostri occhi. La verità è che un figlio va soprattutto pensato. Anche quando siamo altrove, al lavoro. Trovare il tempo per chiamarlo, scambiare due parole…

È cambiato anche il concetto di vergogna? La vergogna è il crollo dell’immagine idealizzata che avevamo fatto di noi stessi. Se poi il ricordo non si può cancellare, la vergogna diventa infinita. E se rinunciamo a tutto a causa di vergogna siamo in una dimensione patologica. La vergogna è il principio attivo di ogni atto di cyberbullismo.

E oggi spesso per far provar vergogna si usa il sesso… Ogni ragazzina al primo contatto sessuale si sente in colpa, si vergogna. È facile per un ragazzino usare queste emozioni per ferirla. È facile usare in modo deviato la visibilità altrui: basta minacciare di usare le foto o i video che gli aveva mandato. Rivelare cose in pubblico. Sono piccoli stalker a cui si è dato attraverso i sociale network molto materiale da usare. E mentre i maschietti sono aggressivi e insultanti, le ragazzine si confrontano con dei livelli sempre crescenti di seduttività a scapito della tenerezza e della relazione vera.

Torniamo al rapporto con i genitori, nel suo libro afferma che quando è genitore assente, è lui il vero e primo bullo. Sì, il difetto di comunicazione affettiva con i figli è la prima violenza. E vale sia per le vittime che per i carnefici. La vittima infatti non riesce a parlare ai suoi genitori perché sa che, prima ancora di essere perseguitato, non ha avuto spazio dentro la famiglia per portare se stesso. Si vergogna anche dei genitori… Il bullo invece occupa con aggressività lo spazio che gli è stato negato.

Mi sta dicendo che vittima e carnefice sono complementari? Sì, entrambi hanno in comune il genitori assente. Solo che hanno reagito a questo stesso tipo di frustrazione in maniera diversa. Il bullo si è rispecchiato nell’aggressività, la vittima si vergogna, guarda per terra, evita lo sguardo.

È una cosa importante da digerire per un genitore… I ragazzi sono molto meglio dei genitori che li hanno cresciuti, genitori che spesso hanno approfittato dell’Ipad baby sitter e si sono presi delle lunghe pause. Forse bisognerebbe imparare a chiedere scusa ai propri figli. E invece non lo facciamo. Ma non chiedere scusa ai figli è una follia, non si perde autorevolezza, anzi. E le scuse sono più autentiche quando più facciamo fatica a chiederle.

3 Comments

  1. Sono molto perplessa, leggo delle polarizzazioni in questa intervista che a me non sembra di verificare nella mia prassi di figlia, madre, utente net e paziente e nella mia esperienza di bullismo. Leggo anche cose scombinate o frammentate, tipo: “e, in famiglia, l’intimità nasce soprattutto nel rispecchiamento tra la figlia e la madre. Se una bambina si sente autorizzata a raccontare alla propria madre cosa vorrebbe fare on line, allora significa che c’è lo spazio per il dialogo. ” Grazie, quindi noi madri di maschi non c’ è intimità, o non ci può essere all’ altro livello astratto che l’ intervistato sembra presupporre? o non ho letto bene io o ci sono dei buchi logici, comunque in famiglia noi parliamo di tante cose e non mi sembra che i miei figli abbiano problemi a dirmi o suggerirmi che hanno guardato in siti porno, anche se ci abbiamo fatto tutta una serie di considerazioni (e loro hanno imparato, evidentemente, ad aggirare i filtri dei supporti che ci girano per casa).
    Poi magari sono io, eh.

  2. Non credo che volesse dire questo. Ma il rapporto madre figlia è diverso da madre figlio e questo me lo dicono le madri di femmine (anch’io ho un maschio!) e non ho motivo di non crederlo… Quanto all’intimità e al dialogo, anch’io parlo di tutto, ma mi rendo conto che non sono proprio l’esempio tipo. Questi centri per risolvere problematiche di diverse entità genitori/internet/sn/adolescenti sono tartassati.. A scuola i genitori bramano informazioni sulla consapevolezza digitale, spesso non sanno come “arginare” il fenomeno (perché arginarlo non lo so, ma questo è quello che chiedono).. credo quindi che ascoltare la parola di esperti sia sempre utile. L’ascolto per me è sempre una cosa positiva.

  3. Bellissima intervista, e molto utile. I nostri figli hanno davanti pericoli di cui noi stessi sappiamo ancora troppo poco, per aiutarli a difendersi. Continuiamo a proteggerli dalle minacce ormai quasi inesistenti di venti trent’anni fa, e li lasciamo esposti e soli davanti a quelle di oggi.
    Grazie!

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