Design
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Si fa presto a dire plastica

 

[Articolo pubblicato su Lei Foodie] Non è facile inventarsi cose nuove. Non è facile perché i nostri gesti, anche alimentari, sono gli stessi da sempre. Al pari dei nostri bisogni essenziali. Esiste però, un margine di innovazione che consiste nel cercare di dare ascolto e forma ad alcune voci apparentemente distanti dalla disciplina del design. Così, se devi provare a pensare di innovare gli oggetti della tavola, chiamare chi lavora nelle cucine e nelle sale dei ristoranti, può essere una buona strada. Sono passati 40 anni da quando, negli anni Settanta, Anna Castelli Ferrieri e Franco Raggi davano il via alla collezione Kartell in tavola. Allora, innovare significava soprattutto un materiale figlio del boom economico e della rivoluzione dei costumi: la plastica. Bastava lei, colorata e leggera, e il rito ingessato del pranzo diventava un atto di libertà. Oggi, sofisticati some siamo, è tutto un po’ più complicato. Lo sanno bene gli chef, vere e proprie star che hanno capito che per stuzzicare gli appetiti non basta più solo una ricetta, ma anche una buona dose di spettacolo condita da un’efficace comunicazione.

Così, per il ritorno della collezione storica, presentata in anteprima durante la settimana del Salone del Mobile di Milano, Claudio Luti ha pensato bene di chiamare a sé, e ai designer Jean-Marie Massaud, Philippe Starck e Patricia Urquiola, anche Davide OldaniAndrea Berton e Carlo Cracco. E, a onor del vero, è da loro che arrivano le soluzioni funzionalmente più interessanti. Prima che Davide Oldani mettesse un’impronta in rilievo sui suoi I.D.Ish forse nessuno aveva pensato che anche i piatti potessero avere un verso. E forse, i piatti, non ce l’hanno, mentre le portate preparate dal cuoco milanese, certamente non possono essere disposte sulla tavola a caso. Così, grazie all’impronta, chi afferra il piatto, sa dove farlo: lì e solo lì, disegnando al millimetro anche il gesto del servire. Per contro, i bicchieri risultano lievemente obliqui per facilitare e esaltare la degustazione di acqua e vino. Andrea Berton si è invece concentrato sul pane, mentre Carlo Cracco ha firmato una linea di vassoi in melamina color Bone China ispirata al nuovo locale milanese Carlo e Camilla in Segheria: insomma una plastica d’epoca per un’architettura post industriale dove si presenta un cibo legato alla terra.

Tutto, appunto, in un set di vassoi… Venendo ai designer, il progetto si concentra sull’esercizio stilistico, anche se, grazie a tecnologie e lavorazioni sofisticate il risultato c’è: i decori sottili e raffinati della Jellies Family di Patricia Urquiola ricordano le lavorazioni preziose che di solito troviamo nei cristalli. Il set di piattiNamaste di Jean-Marie Massaud consente di giocare con colori e accoppiamenti liberi, mentre Philippe Starck firma il set Ding Dong: campane per servire e conservare dolci o formaggi pronti per essere portato in tavola.

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