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sono solo barzellette

Avevo un docente alla mia Facoltà di Architettura, uno di quelli capaci di illuminarti con una frase che ti porti dietro per tutta la vita. Si chiamava, e si chiama, Tomàs Maldonado e ha scritto libri bellissimi e profetici, per tutti non solo per architetti, come La Speranza Progettuale. L’ha scritto nel 1970, ma letto oggi non ha perso la sua attualità. Come non ha perso d’attualità la sua riflessione intorno all’insidia che si nasconde dietro un certo linguaggio dei media. Perché in una società ridotta a barzelletta, il passo da il ridere al deridere è molto breve. È una cosa che si impara da bambini, dalla lettura delle favole e racconti per l’infanzia, e che ci ha insegnato la storia. Non a caso le barzellette sugli ebrei sono ancora oggi uno dei principali combustibili dell’antisemitismo e, anche per i disabili, i malati di mente, gli omosessuali, la costruzione dell’odio e della loro negazione e segregazione è sempre cominciata con simpatici aneddoti. Perchè per rimuovere il prossimo come altro da noi, per non consideralo più fratello o sorella, bisogna passare per la banalizzazione della sofferenza, del pregiudizio, e persino delle tragedie umane e personali. Tutta questa premessa perché ieri sera, non con qualche sorpresa, molte donne e alcuni uomini mi hanno scritto che Enrico Mentana durante il suo Tg a La7, ha detto che la barzelletta raccontata dal ministro Sacconi, «sarebbe stata solo una battuta venuta male». Che fosse venuta male, in effetti, non c’era bisogno che ce lo dicesse un direttore di una delle principali testate giornalistiche nazionali, che fosse “solo una battuta”, se ne può discutere. Perché se è pur vero che si può sorridere su tutto, certo non ci farebbe piacere ridere su un aneddoto che tira in ballo, per esempio, la violenza su un bambino. Ma sicuramente, andando avanti di questo passo, abbassando sempre di più la soglia dell’indignazione, potremmo ridere anche di questo, per arrivare infine a deridere una vittima di incesto o di pedofilia. Perché no? In fondo, si dice, sono solo barzellette. Che cosa c’è di diverso, dottor Mentana, dalla sofferenza di un ragazzo violato da quella di una donna e suora? Che cosa si differenziano questi due esseri umani nella carne e nel sangue, nell’umiliazione e nella negazione di se stessi, nella dignità e nel loro diritto alla Vita? Oggi il ministro Sacconi, dopo aver avuto 24 ore di tempo per rendersi conto di quello che aveva fatto, ha giustificato la sua barzelletta con  un’esigenza di sdrammatizzazione. Ebbene, di questa esigenza, di questa negazione del dramma della violenza sulle donne, in un Paese in cui ancora la violenza sulle donne è in costante crescita, non se ne sentiva davvero il bisogno. Lo hanno capito subito le italiane (leggasi il tempestivo comunicato di Se non ora, quando?), non mi capacito di come gli italiani non si rendano conto ancora che questa violenza è anche per loro. Basterebbe leggere le prime pagine del libro Ave Mary di Michela Murgia per capire  quanto ci sia di culturalmente deviato e deviante nelle attenuanti concesse a chi opera violenza sulle donne, quanto e come una malata cultura cattomachista abbia contribuito a costruire un falso modello di sessualità femminile giocato (si fa per dire) su un “no” che  vorrebbe dire “sì”. Eppure i maschi sembrano non evolversi mai (vi segnalo la video intervista di Stefano Ciccone di MaschilePlurale). E sembrano ancora non capire che la negazione della violenza sulle donne è il primo atto di forza sul corpo delle stesse donne. Un’inciviltà alimentata da battute e barzellete, caro dottor Mentana, e lei non può non esserne consapevole. Quanto a noi donne, siamo abbastanza forti da rifiutare il ruolo di eterne vittime e occuparci da sole della nostra dignità. Vi segnalo che sulla pagina FB di Donne e Informazione, Marina Terragni ha proposto una class action delle donne. Io ho subito aderito alla proposta, insieme a Flavia Perina e ad altre. E non è una barzelletta.

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  1. Lasciamo le barzellette ai comici per favore. Ne parlavo giusto ieri, tollerare questo clima da brutto cabaret è in qualche modo legittimarlo, Non possiamo tacere, non possiamo accettare, vogliamo un paese diverso, i nani, le ballerine e i clown non in politica

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