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sulla paternità obbligatoria

È bastato che Elsa Fornero accennasse al congedo di paternità obbligatorio in televisione, alla trasmissione di Lilli Gruber su La7, che i Social Network gridassero all’alleluja, i quotidiani ne facessero titoli e sommari, e le radio mandassero in onda  trasmissioni dedicate (oggi, Tutta la Città ne parla su Rai Radio 3). Sono soddisfatta e per due motivi. Il primo perché la portata di questo semplice provvedimento andrebbe ben al di là del suo aspetto legislativo. Quindi, se se ne comincia a parlare in luoghi diversi da associazioni e convegni, ben venga. Il congedo di paternità obbligatorio è infatti di una di quelle norme che immetterebbe nella società il gene di uno di quei cambiamenti culturali quasi rivoluzionari. Come disse Alessia Mosca, relatrice di un disegno di legge sul tema in Parlamento, all’incontro organizzato a Milano per #2eurox10leggi, è la prova che le buone leggi possono attivare un circolo virtuoso nell’evoluzione della nostra società. Ridistribuire in modo più equo, tra uomini e donne, il lavoro di cura e di accudimento in questo Paese non è questione molto distante da quelle del lavoro o della salute. È, piuttosto, il punto da cui partire. E non cito la ricerca di Ichino e Alesina voluta da Valore D, anch’essa spiegata all’evento di #2eurox10leggi. Non cito tutte le statistiche che legano crescita del PIL a occupazione femminile. Dico solo che è arrivato il momento che, anche i padri, ripensino il loro rapporto con i loro figli. Che ne riprendano le redini. Che lo comincino a considerare una di quelle relazioni privilegiate ed edificanti a cui non possono rinunciare. Perché la paternità obbligatoria è un tabù che solo gli uomini possono far cadere. Parlandone, magari come il blogger Stefano Dall’Orto). Rendendosi disponibili, visto che i congedi parentali facoltativi qui in Italia arrivano a un misero 3 per cento. Vorrei ricordare, che sulla condivisione e sulla cnciliazione, esistono interessanti proposte del gruppo Paternità&Maternità, a conferma di come le donne e gli uomini di questo Paese stiano già da tempo lavorando per costruire le regole di un Paese migliore per tutti, uomini e donne. Quindi, gli studi ci sono,  la consapevolezza anche. Una bella spinta alla volontà politica e forse, dico, ce la facciamo. Colto il messaggio ministra Fornero?

2 Comments

  1. Manca un interlocutore (sempre quello): le aziende. Poi tutto il resto fila che è una meraviglia… 🙂

  2. Si, ma se per legge diventa obbligatorio le aziende, che pure una volta gli facevano comodo le giornate da 12 ore a prezzi da fame e donne e bambini pagati la metà, si adeguano. E adeguandosi, cessa la necessità delle dimissioni in bianco da parte delle donne all' assunzione, cessa il mobbing di chi si mette in maternità e cambia seriamente la mentalità. Si cominica a vedere il part time come un valore aggiunto. Certo, tocca cominciare, ma sono anni che dico che cambierebbe una mentalità questa semplice misura, in un modo che adesso magari neanche ci arriviamo ad immaginarcelo.

    Evvai Elsa.

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