Donne
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L’invasione delle supereroine

Un film horror. Fino a pochi anni fa, era questo l’unico genere cinematografico in cui le donne comparivano più degli uomini (53 per cento). Certo, appena si considerava il tempo in cui le attrici avevano agito e parlato come esseri pensanti, ecco che la bilancia si riposizionava in favore dell’altro sesso; ma del resto, sempre meglio di quel risicato 29 per cento a loro riservato nei film d’azione. È uno dei tanti dati elaborati con il Geena Davis Inclusion Quotient (GD-IQ) del The Geena Davis Institute, la fondazione voluta dalla star hollywoodiana di Thelma&Louise per far emergere la disparità di genere nell’industria cinematografica. «Abbiamo iniziato a raccogliere dati sui film nel 2007» dice Madeline Di Nonno, Ceo della fondazione, «da quando la stessa Davis notò che i film che guardava sua figlia, cartoni animati compresi, erano senza personaggi femminili. Negli ultimi anni, il software GD-IQ ha rilevato, per la prima volta con matematica esattezza la mancanza di ruoli femminili ma, dopo aver presentato i dati 2016 a produttori, dirigenti, sceneggiatori e attori, abbiamo visto che, almeno nel 41 per cento dei casi, questo aveva avuto una conseguenza».

Non sapremo mai quanto questa presa di coscienza indotta (e non solo dal GD-IQ) abbia realmente determinato l’avanzata delle donne protagoniste sul grande schermo. Certo, nei prossimi mesi assisteremo a una vera invasione di supereroine, ladre geniali, astronaute, agenti di spionaggio e signore con la pistola. «La verità è che solo pochi anni fa il pubblico dei film d’azione, fantasy o fantascienza, era costituito per lo più da maschi» dice il critico cinematografico di BadTaste.it Francesco Aló, «oggi invece, sono le ragazze le principali appassionate, dopo esser state accanite lettrici di novelle Jane Austen come Stephenie Meyer e Suzanne Collins che con le saghe di Twilight e Hunger Games hanno fatto la fortuna di Hollywood». Come dire, se sono le donne a riempire le sale, allora sul grande schermo ci stia qualcuno che somiglia loro. Perché, in fondo, è ancora il pubblico a guidare le danze, forse più dell’alzata di voci in favore dei diritti delle donne post caso Harvey Weinstein, o dell’appassionato discorso di Oprah Winfrey all’ultima cerimonia dei Golden Globe. Niente ruoli da soprammobile o comparsa dunque, e via gli abiti cliché iper sessualizzati. Le giovani protagoniste di oggi indossano abiti con cui possono lottare, tirar calci, correre, lavorare.

Come Natalie Portman, a capo di una spedizione di sole donne sul luogo di un’invasione aliena in Annihilation (il 23 febbraio in America e Italia su Netflix dal 12 marzo); come Jennifer Lawrence nelle tante vesti di agente di spionaggio in Red Sparrow (nelle sale il 1 marzo) o Alicia Vikander che prenderà il posto di Angelina Jolie in Tomb Rider (15 marzo); e come Lupita Nyong’o, guardia del corpo di T’Challa, ovvero Black Panther ora al cinema. E se per vedere la banda delle ladre di Ocean’s 8, con Sandra Bullock, Cate Blanchett, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Rihanna e Sarah Paulson, dovremmo aspettare fino a giugno, è in televisione che da marzo rivedremo una tostissima Jessica Jones (Netflix), e la mantellata Supergirl (Premium Action). Certo, Hollywood ora ha anche più donne nei posti di comando, oltre che nelle sale. Secondo The Hollywood Reporter, tra i suoi manager under 35 più promettenti, ci sono soprattutto donne. Kathleen Kennedy a capo di LucasFilm e produttrice con il secondo miglior incasso di sempre (oltre 7 miliardi di dollari a gennaio 2018) è una; l’altra è la regista Patty Jenkins, che dopo aver sbancato al botteghino guadagnando 413 milioni di dollari con Wonder Woman, per prima ha preteso, per il sequel, di essere pagata al pari del collega maschio Ridley Scott, 9 milioni di dollari.

«Forse le donne non sono ancora al potere a Hollywood, ma stanno facendo di tutto per prenderselo» conclude Alò. Specchio di una società ormai abituata a vedere le donne nei ruoli da protagoniste, nelle stanze dei bottoni. E ci mancherebbe altro. All’World Economic Forum di qualche settimana fa, a guidare l’appuntamento vetrina della politica ed economia mondiale, a presiedere tavole e incontri, c’erano sette donne sette. La prima volta in quarantasette edizioni. Da Christine Lagarde, numero uno del Fondo Monetario Internazionale, alla direttrice del Cern di Ginevra Fabiola Gianotti, dalla premier norvegese Erna Solberg a Ginni Rometty, prima donna a capo di Ibm. Gli organizzatori del famoso forum di Davos, da anni amplificatore alla leadership femminile, hanno assicurato che la scelta era stata fatta prima del caso Weinstein. Nessun dubbio. Poi hanno consegnato il Crystal Awards al fondatore dalla Meer Foundation, ente indiano no profit che supporta le donne vittime di attacchi di acido, il famoso attore di Bollywood Shah Rukh Khan. Quel che si dice, il potere del cinema.

Già pubblicato su Repubblica Album Donna del 21 febbraio 2018

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