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susanna tutta panna. anche no*

Domani la CGIL ha indetto uno sciopero generale. La segretaria Susanna Camusso ha ripetuto ieri che la decisione si è rivelata, vista l’ultima evoluzione della manovra, quanto mai appropriata, quindi, domani, tutti in piazza. Alcuni Comitati Se non ora quando hanno annunciato la loro adesione (Ascoli Piceno, Alessandria, Pistoia, Siena, Reggio Calabria, etc:). Non ho letto adesioni ufficiali da parte del Comitato Promotore, né sentito annunciare presenza sul palco di Roma. Mi piace sottolineare che questo sciopero l’ha voluto e proclamanto una donna, una donna lasciata sola dagli altri sindacati e dai partiti che, certo ci saranno, ma senza aderire. Così potranno dire, nel caso, che c’erano a loro insaputa. Che va sempre bene. Susanna Camusso invece ha espresso una posizione chiara, sostenuta da motivazioni altrettanto lapalissiane, a cui è stata trascinata da un contesto politico ed economico che, contraddicendo Flaiano, non solo è grave, ma è pure serio. Forse questa trasparenza, questo filo diretto tra pensiero e azione, andrebbe stigmatizzato meglio. Perché non si possono avere sempre solo dichiarazionei di riflesso e convenienza. Non si può stare, nella politica o nel sindacato, sempre e solo per onorare il compromesso. A volte succede che qualcuno ha il coraggio di scegliere i propri modelli di riferimento, rifiutare quelli che vengono imposti, disobbedire. Questo coraggio l’ha avuto la segretaria della CGIL Susanna Camusso. Perché la distribuzione dei diritti, è bene ricordarlo soprattutto alle nuove generazioni, non funziona secondo il principio dei vasi comunicanti. Non è che se io rinuncio a qualche tipo di tutela, un altro lavoratore precario o a tempo determinato disseminato chissà dove sarà compensato con una qualche miglioria contrattuale. Non funziona così. Ciò che si perde viene buttato, punto. Chi spaccia le rinunce di alcuni per conquiste di altri sta semplicemente truffando. E chi millanta che crescita e produttività siano direttamente proporzionali alla possibilità di licenziare, sta facendo un gioco sporco, e vile. Chi volesse mettere seriamente mano alla cronica improduttività italica (per altro qualitativa e non quantitativa), meglio si concentri su un’altrettanto atavica abitudine: quella dell’assoluta mancanza di riconoscimento del merito che è poi l’altra faccia del familismo e della mediocrità disponibile che tanto piace ai nostri dirigenti. Chissà se Susanna Camusso avrà il coraggio anche di caricarsi di questa battaglia, la battaglia per il merito. Una sfida speciale soprattutto per le donne i cui talenti, e meriti, sono quasi sempre taciuti. E una sfida sgradita ai più, perché impone scelte chiare e trasparenti di certo sgradevoli a chi quotidianamente, in barba a ogni criterio meritocratico, ha costruito e mantenuto la sua posizione di potere (e sono tanti). Ecco, domani, oltre a lottare per un vecchio diritto, proviamo a pretenderne un altro: il riconoscimento del merito.

* il titolo del post è una citazione voluta e critica dell’articolo oggi apparso su Affari Italiani che usava questo vecchio slogan da Carosello, affiancato da altri banali commenti, per descrivere la Segretaria della CGIL. Evidentemente, ognuno usa gli strumenti, e l’intelligenza, di cui dispone.

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