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Elena Ioli, le donne, la scienza, l’ambiente

Elena Ioli è una fisica teorica, ha lavorato sui buchi neri all’Università di Bologna e all’École Normale Supérieure di Parigi. Insegna anche fisica in una scuola secondaria superiore ed è autrice di molti libri. Nel febbraio del 2018 è stata selezionata per partecipare al progetto australiano Homeward Bound, che ha portato 77 scienziate provenienti da tutto il mondo in una spedizione di quattro settimane in Antartide, coniugando scienza, comunicazione, leadership e tutela dell’ambiente. In occasione di un mio servizio per Gioia! le ho fatto alcune domande. Qui l’intervista integrale. Lei ha appena terminato una spedizione tutta al femminile internazionale. Posso chiederle se le sue colleghe straniere hanno avuto un miglior e più facile accesso alle carriere scientifiche? Penso soprattutto al gender gap che in Italia si riscontra tra maschi e femmine… I pregiudizi culturali riguardo a una presunta maggiore predisposizione maschile, piuttosto che femminile, per una carriera scientifica sono ancora diffusi. Sebbene la percentuale di donne che si laureano in discipline scientifiche sia all’incirca la stessa dei colleghi maschi, globalmente le donne occupano solo il 21 …

La grande bruttezza

Aveva ragione, al solito, Jep Gambardella de La grande bellezza, gli sprazzi di bellezza sono sparuti e incostanti. Poi, per il resto, prevale “lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo”. Non ne siamo, semplicemente, capaci di sostenere, governare, convivere, con quello che ci è dato. L’ovvio deve essere puntualizzato, come il dover scrivere che, tra palme e ulivi vista mare non si devono gettare rifiuti. Non così in vista almeno. L’architettura abusiva è un fenomeno che a mio parere andrebbe tipologicizzato. Nel senso che ha le sue regole e il suo stile edilizio ben codificato. Non so se vi sia mai capitato di percorrere in macchina la costa salentina da Taranto a Santa Caterina, e poi fino a Santa Maria di Leuca, oppure quella siciliana, da Agrigento verso Licata e poi Marina di Ragusa. Cubi di cemento con secondi piani che si raggiungono con scale esterne a chiocciola, fantasiosi infissi di alluminio anodizzato (ben faceva Woody Allen a metterli all’ultimo piano dell’inferno) spessi coperti da tende, armature di cemento armato a …