All posts tagged: arte

Elogio dell’errore

L’immane RagnoFerro di Curnasco si gratta con un albero che di solito abbatte con un calcio. Ha un passo di duecento metri ed è capace, se ha sete, di prosciugare il lago di Como in pochi sorsi. Quando fa la pipì può allagare un’intera città e quando ha fame può inghiottire anche un autotreno. L’immane RagnoFerro di Curnasco lo ha inventato, disegnato e raccontato, un bambino di dieci anni che lo ha immaginato con tante zampe, più di quelle che ce ne sono in realtà. È un ragno sbagliato, un errore della natura, come per errore è cominciata l’avventura di Luca Santiago Mora e del suo Atelier dell’Errore: «Un’amica mi ha chiesto di sostituirla per un anno nel laboratorio di arti visive del reparto di neuropsichiatria infantile di Reggio Emilia e Bergamo. Sono passati quattordici anni e questa esperienza è diventata un vero laboratorio di scultura sociale dove l’opera d’arte non è che il lavoro fatto sull’energia dell’essere umano. Su quello che comunemente chiamiamo “errore”, è stato costruito un metodo, una strada per trasformare in …

La nuda verità di Maria Lassnig

Cominciai diversi anni fa a raccogliere senza un nessun preciso ordine o pretesa, ma solo per piacere e curiosità, alcune opere di artiste contemporanee che ritraevano, con i diversi mezzi espressivi, il femminile. Mano a mano questa ricerca è diventata meno assidua, ma lo sguardo è sempre presente. La galleria delle opere è visibile a questo link mentre in questo post vorrei annunciare la mostra su Maria Lassnig (1919 – 2014) che sarà ospitata dal 25 marzo al 25 giugno 2017 all’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti e curata da Wolfang Drechsler. Maria Lassnig: Woman Power è quindi una delle poche mostre dedicate al lavoro di una donna, tra le artiste più significative della seconda metà del XX secolo, insieme a Louise Bourgeois e Joan Mitchell. Una donna che ha scelto di guardarsi attraverso la sua opera. Guardarsi dentro e guardare il suo corpo nudo, nelle diverse età, anche vecchio… La grande maggioranza dei suoi lavori sono infatti autoritratti, anche nei casi in cui le opere presentano un titolo diverso. In essi la fisionomia gioca solo un ruolo parziale: il mondo esterno, visibile, serve spesso solo come involucro di un percepibile mondo …

Nelle mani di Maria

L’arte ci prende per mano è la frase che Maria Lai ha inciso sulla sua Lavagna situata nel centro abitato di Ulassai, a Nuoro. Ho sempre amato questo pensiero perché condensa molto di quella cura manuale, di quel percorso comune verso la scoperta, di quell’emozione che cinge l’umanità dei luoghi che mi trasmette l’opera di Maria Lai. Anche per questo ho scelto questa foto, un ritratto di Gianluca Vassallo del 2011: secondo Emanuela De Cecco, Maria Lai non amava interferenze biografiche. Preferiva non parlare di sé. Eppure questo volto che porta i ricami della sua vita, le tracce di un viaggio d’amore verso il senso del nostro stare nel mondo, è parte di quel patrimonio artistico e politico che ci ha lasciato questa donna. Così succede che, a un anno e poco più dalla morte, la sua Sardegna le dedica una prima e completa retrospettiva che si snoda in tre sedi: i Musei Civici di Cagliari (a cura di Anna Maria Montaldo), il Museo MAN di Nuoro  (a cura di Barbara Casavecchia e Lorenzo Giusti), e il paese di Ulassai dove, oltre ai …

Passeggiata in Fondazione Cini

[Articolo pubblicato su Sette/Corriere della Sera il 25 aprile 2014] Poco più che la replica di un illustre spettacolo. Questo pare, dalla riva di San Giorgio Maggiore, piazza San Marco. E questo è, il primo privilegio di cui gode la piccola isola affidata nel 982 dal Doge Tribuno Memmo al monaco benedettino Giovanni Morosini ancora oggi unico bene demaniale in laguna. Un punto di vista aristocratico, nel suo geografico distacco, un’isola nell’isola, che nei secoli ha mantenuto la sua indipendenza dagli obblighi, ieri dogali e ora turistici, di Venezia. Una condizione di naturale libertà di cui bisogna avere consapevolezza anche quando si varca il cancello del vecchio monastero benedettino, oggi Fondazione Giorgio Cini. Discreto e indifferente ai più, esso protegge un tesoro dietro un campanello di ottone. Ma, appunto, ciò non sarebbe possibile se quei vincoli, religiosi, culturali o amministrativi, non fossero stati rimossi dalla Storia. Come ama ripetere Pasquale Gagliardi, segretario della Fondazione nonché promotore delle importanti trasformazioni che l’hanno interessata negli ultimi anni: «Noi siamo qui e, allo stesso tempo, non siamo. Il nostro …

Un capolavoro di tavola. Imbandita

[Articolo pubblicato con la fotogallery nella mia pagina autore di LeiFoodie] Si dice l’arte di apparecchiare la tavola, ma quali e come le opere d’arte raccontano i modi di stare a tavola? Che cosa ci dicono i capolavori di maestri olandesi, francesi e italiani sugli stili della convivialità? A tavola. Apparecchiare nel tempo e nella cultura è uno studio promosso dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Alessi e che proseguirà, nel corso del 2014, sul sito di Tavole ad arte. In attesa, proviamo a costruire un percorso nel tempo, e nell’arte, per guardare con occhi diversi, più attenti ai dettagli quotidiani, capolavori famosi. Così, osservando la miniatura di Jean Fouquet per il banchetto dato a Parigi nel 1378 per Carlo V Il Saggio, e realizzata per Les Grandes Chroniques de France, noteremo che ogni commensale ha due coltelli, un contenitore per il sale, un tovagliolo, pane e un piatto (1455-1460). Nessuna forchetta visto che, questa posata, non si affermerà prima del Seicento, e una tavola scarna, poiché solo nella seconda metà del Settecento, quando la vita sociale si fa più …

Di mamma non ce n’è una sola

[Articolo pubblicato su LeiWeb  il 31 ottobre 2013] Mamme imprenditrici, le ormai omnipresenti mumpreneurs, mamme attiviste contro lo smog o il cibo contraffatto, mamme sentimentali e stereotipate, mamme che ritornano al lavoro a due giorni dal parto (come nel recente caso di Michelle Hunziker).Ormai è chiaro, di mamma ce n’è più di una. Anche la pubblicità si adegua mostrando una mamma che torna tardi dal lavoro mentre l’altra metà, lui, prepara la tavola. Oppure le mamme doppie, quelle delle coppie omogenitoriali che hanno occupato le prime pagine di settimanali importanti (è il caso della figlia di Roberto Vecchioni). Una lettura profonda di quanto sia complesso il vissuto della maternità arriva anche dall’arte contemporanea. Alla Photographers’ Gallery di Londra, fino a gennaio, ci sarà Home Truths: photography, motherhood and identity, una mostra che esplora le rappresentazioni della maternità attraverso le opere di otto artiste contemporanee. Fotografie lontane dal solito immaginario sdolcinato e rassicurante, e invece vicine a un ruolo, a volte sofferto, fatto di vita quotidiana, di rapporti che si tramandano da madre a figlia e poi di nuovo …

Woman in art

Le immagini dicono molto di più di mille parole. Ma l’immagine della donna e dell’universo femminile restituita dai media e dalla pubblicità è spesso stereotipata, quando non distorta o mortificante. Così, in questi anni ho iniziato, con il mio precedente blog Ipazia, a raccogliere i lavori di artiste contemporanee intorno ai temi legati al femminile. L’idea era quella di giocare su due fronti: quello dell’attualità delle tematiche “rosa”, dalla maternità al lavoro, dalla solitudine domestica ai rapporti con l’altro sesso, fino alla violenza, e quello della forza visionaria e provocatoria di alcune opere d’arte contemporanea spesso firmate da artiste donne. Il risultato, in continuo aggiornamento, è una sorta di carosello di opere straordinarie che regalano uno sguardo vero e originale su maternità, amore, solitudine, lavori domestici, lavoro. Insomma, sulle donne in carne e ossa. Con un vissuto reale, vicino al quotidiano e non edulcorato da esigenze mediatiche o pubblicitarie. Un punto di vista altro, che vuole essere anche un omaggio alla coraggiosa intelligenza delle donne. Capaci di guardarsi dentro come nessun altro. Senza retorica, sovrastrutture di plastica o falsi abbellimenti. Per vedere l’intera galleria clicca qui.

l’arte non è cosa nostra

L’altra sera mi è capitato di vedere la trasmissione 8 e mezzo con Lilli Gruber. C’era Vittorio Sgarbi, reduce dal suo programma flop e dal suo controverso Padiglione Italiano alla Biennale d’arte di Venezia L’Arte non è cosa nostra. Sgarbi ha difeso a spada tratta l’originale opera curatoriale del suo padiglione a cui sono stati chiamati a partecipare da Fernan Ozpetek a Veronesi, da Umberto Eco ad Aldo Busi. Il tutto, dice lui, contro la mafia di collezionisti e galleristi che hanno devastato il panorama artistico o parassite della creatività, o giù di lì, come Beatrice Trussardi e Miuccia Prada. Trovo sia una vile abitudine giustificare i propri progetti, quali essi siano e tutti legittimi, con la denigrazione del lavoro altrui, ma devo dare atto che questo ormai è metodo ricorrente. Pochi giorni fa, Roberto Perotti su Il Sole 24 Ore ha scritto a chiare lettere come il vero disastro del berlusconismo non sia stato il buco economico raccontato dall’Economist, ma l’aver riportato indietro di 30 anni il dibattito sociale e di aver infangato la …

il canto della sirena

La voce è uno strumento che va dritto all’animo. È musica dei cieli, suono che strega gli uomini e incanta la loro conoscenza. Il canto trasporta in dimensioni poco controllabili: quelle del desiderio, del sogno, della libertà. Sensazioni poco rassicuranti. Sensazioni femminili. Questa è la riflessione che ho fatto quando il 7 dicembre è stato annunciato il vincitore del Turner Prize 2010, l’artista britannica Susan Philipsz. Il fatto che per la prima volta si fosse aggiudicato il premio di 25 mila sterline un’esponente della Sound Art,  grazie alla scultura sonora Lowlands, ha suscitato qualche polemica. Tipo: non era un premio per le arti visive? Ma, provate a guardare su YouTube (Lowlands) l’istallazione che la Philipsz aveva già proposto in occasione del Glasgow International Festival Of Visual Art 2010 proprio nella sua città natale. Lowlands Away è un canto popolare scozzese del XVI secolo che racconta di un uomo annegato in mare e che torna dalla donna che ama per dirle della sua morte. Sotto gli archi del ponte George V che attraversano il fiume Clyde …