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A mano libera

Che J.K. Rowling, madre letteraria di Harry Potter, scriva i suoi libri a mano, è cosa nota. Del resto lo stesso facevano Ernest Hemingway, che sosteneva che scrivere a matita forniva almeno tre occasioni per dare al lettore il meglio (rilettura, riscrittura e controllo finale), Truman Capote, Simone de Beauvoir e molti grandi scrittori. Una gran fatica, verrebbe da dire. Solo una formalità manieristica, ha più volte dichiarato da par suo, Jonathan Franzen. Sta di fatto che la scrittura a mano è di grande attualità. Con chi accetta l’inevitabile e progressivo abbandono di questa abilità e chi, armato di ricerche (le Università di Portland, Princeton e della California, ci lavorano da una decina di anni), lancia l’allarme promuovendo il ritorno anche della bella scrittura, la calligrafia. E c’è persino chi, considerandola l’espressione che più ha segnato la storia dell’Uomo, la vorrebbe tra i Patrimoni dell’Umanità Unesco. «Scrivere a mano è un’attività complessa ricca di implicazioni linguistiche, psicologiche, cognitive, nonché fonte di emozioni e benessere» dice Claudio Garibaldi, grafologo e promotore della Campagna per il diritto …

La lettura ci salverà

[Pubblicato su Dove ottobre 2015] Quando, nel febbraio di 2013, dalle pagine di Le Monde, Philip Roth profetizzò la riduzione, in trent’anni, dei lettori di vera letteratura in un numero pari a quello degli odierni frequentatori delle poesie in latino, non abbiamo fatto una piega. E pure quando, dai guru dei formati elettronici e della comunicazione online d’Oltreoceano, sono arrivati gli editti apocalittici sulla sparizione del libro di carta, la resistenza è stata poca. Poi, si è scoperto che, dagli Usa, al posto dell’invasione degli ebook (rimasti fermi a poco più del 20 per cento), è arrivata la riscossa delle librerie indipendenti, e che, invece della lettura mordi e fuggi, c’è un nutrito gruppo di persone, distratti millennials compresi, che preferiscono concedersi lunghe letture sfogliando pagina dopo pagina. Questo, per riassumere. Ma, volendo parlare di “cibo per la mente”, e dei diversi modi per procurarsene, un tentativo di non cadere in eccessive semplificazioni va fatto. Maryanne Wolf, per esempio, docente di scienze cognitive alla Tufts University di Boston, internazionalmente nota per aver scritto in Proust …