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Cracco, la buona tavola è tutta salute

Chi l’avrebbe mai detto. Uno degli chef più richiesti del panorama stellato, una star della televisione e della ristorazione (inaugurato settimane fa il Garage Italia con Lapo Elkann mentre c’è grande attesa per il ristorante in Galleria Vittorio Emanuele), che si concede una svolta salutistica. Ma Carlo Cracco precisa subito: «Mangiare sano significa da sempre mangiare bene. E la cucina che fa bene è in realtà figlia della cucina di qualità». Epperò nel suo nuovo libro Il buono che fa bene (Vallardi), che vede la consulenza scientifica di Antonio Moschetta, docente di medicina interna all’Università di Bari e ricercatore per l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro su regolazione genica e metabolismo dei tumori, del legame tra salute, prevenzione e cibo, si parla. E molto. «Alla base di tutto ci sono gli ingredienti. Un ingrediente di qualità è un cibo salutare: a me, per esempio, piace il rabarbaro, ma quello selvatico che mi faccio portare da un contadino fuori Milano, è il massimo del sapore e, guarda caso, ha anche il massimo delle proprietà», spiega …

Carlo Cracco vs Gordon Ramsay

[Pubblicato su Gioia! del 18 luglio 2015] Carlo Cracco e Gordon Ramsay. Hanno cucinato insieme per la prima volta qualche giorno fa e, tra insalata russa caramellata, pizza in ravioli e trancio di baccalà fondente al caffè e bietole, pare si siano comportati meglio dei proverbiali due galli in un pollaio. Per Gioia! li abbiamo incontrati qualche ora prima della cena-evento in una suite del Principe di Savoia di Milano e sottoposti a una sfida a base di domande. Così, alla fine, qualche segreto l’hanno svelato. E non solo di cucina. Cominciamo subito: ditemi tre cose che “demoliscono” il mito dello chef… Gordon Ramsay: Per prima cosa la tua ex ragazza non verrà mai a cena da te. Poi le docce, dopo aver cucinato per parecchie ore, sono davvero necessarie! Come farsi la manicure del resto, almeno tre volte la settimana: io controllo sempre mani e unghie a tutto lo staff! Carlo Cracco: Ma no, le cose negative c’erano prima, quando gli chef erano chiusi in cucina. Oggi è un mestiere dai mille sbocchi e molto …

Si fa presto a dire plastica

  [Articolo pubblicato su Lei Foodie] Non è facile inventarsi cose nuove. Non è facile perché i nostri gesti, anche alimentari, sono gli stessi da sempre. Al pari dei nostri bisogni essenziali. Esiste però, un margine di innovazione che consiste nel cercare di dare ascolto e forma ad alcune voci apparentemente distanti dalla disciplina del design. Così, se devi provare a pensare di innovare gli oggetti della tavola, chiamare chi lavora nelle cucine e nelle sale dei ristoranti, può essere una buona strada. Sono passati 40 anni da quando, negli anni Settanta, Anna Castelli Ferrieri e Franco Raggi davano il via alla collezione Kartell in tavola. Allora, innovare significava soprattutto un materiale figlio del boom economico e della rivoluzione dei costumi: la plastica. Bastava lei, colorata e leggera, e il rito ingessato del pranzo diventava un atto di libertà. Oggi, sofisticati some siamo, è tutto un po’ più complicato. Lo sanno bene gli chef, vere e proprie star che hanno capito che per stuzzicare gli appetiti non basta più solo una ricetta, ma anche una buona dose di spettacolo condita da un’efficace …