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Mindful eating, il cibo non ha divieti

Si vede che delle diete, lampo, su misura, a giorni alterni o stagionali, ne abbiamo fatto una vera indigestione, se la critica ai “guru del nutrizionismo salutare”, quelli che promettono una sicura e gratificante perdita di peso, arriva da ogni parte. Dopo il manifesto gastro femminista della scrittrice americana Caroline Dooner, che dopo essersi guardata allo specchio e chiesta se avrebbe passato tutta la vita perennemente a dieta, ha deciso di mettere a punto un metodo anti dieta (The F*ck It Diet. Anche basta con la dieta. Mangiare è semplice, Sonzogno); ecco che il coach e terapista Philippe Tahon apre il suo libro Metti a dieta la tua mente (Gribaudo), con una lettera ironica indirizzata a quei dietisti che farebbero la sua fortuna. Tahon è infatti uno dei sostenitori della mindful eating, ovvero di un’alimentazione consapevole che dovrebbe restituire piacevolezza all’atto del mangiare. È facile essere d’accordo con chi sostiene che dal cibo noi siamo ossessionati: seguiamo con ansia l’ultima ricerca sui superfood, scegliamo gli alimenti basandoci sul loro potere nutritivo, pesiamo dai sali minerali …

Il futuro del food delivery

C’è stato forse un tentennamento, un sussulto di coscienza su qualche social network, magari dopo i dati recenti dell’Osservatorio Incidenti Rider Food Delivery istituito dall’Associazione Amici Polizia Stradale, poi però il digital food delivery ha ripreso la sua avanzata. Inarrestabile. È quasi diventato un sostantivo a sé. Invece di «Ci facciamo una spaghettata…», c’è sempre qualcuno che se ne esce con: «Chiamiamo un Deliveroo?». Oppure un Uber Eats, un Just Eat, un Glovo, che sembra ci sia la fila dei fattorini pronti a recapitarti sull’uscio un (qualsiasi) piatto pronto. In attesa di verificare se, nel 2030, come dice uno studio di UBS, la maggior parte dei pasti non sarà più cucinato in casa, ma in ristoranti o cucine esterne, non resta che prendere atto dei numeri dell’ultimo rapporto dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, e che dice che il Food Delivery è il primo comparto del mercato on line con 566 milioni di euro e una crescita del 56 per cento rispetto al 2018, e che ormai quasi la metà degli italiani può usufruire di questo …

Il cibo plant based è un affare da veri uomini

«Picchi come un vegetariano!», dice Arnold Schwarzenegger a Sylvester Stallone durante una scena del film Escape Plan. Ora Arnold Schwarzenegger è uno dei produttori di The Game Changers, insieme a Jackie Chan e James Cameron, e durante il documentario l’ex carnivoro e attore culturista confessa: «Per anni ci hanno fatto credere che mangiare bistecche fosse da veri uomini, ma non era vero». In effetti, smontare l’equazione virilità uguale mangiatore di carne, è una delle strategie che il premio Oscar Louie Psihoyos adotta per convincere i maschi, quelli veri, che diventare vegani aumenterà i loro muscoli, nonché le loro prestazioni in fatto di forza, prestanza atletica, e sì, anche sesso. Per farlo arruola atleti vincenti come Lewis Hamilton, James Wilks, Patrik Baboumian, Scott Jurek, Nimai Delgado, Morgan Mitchell e molti altri (si vede anche Novak Djokovic), molti scienziati e studiosi dell’alimentazione e, al fine, anche ambientalisti. La loro voce si sente negli ultimi dieci minuti del documentario-inchiesta, quando con naturalezza snocciolano alcuni dati come il fatto che la produzione di alimenti per carni, latticini, uova e pesce consuma l’83 per …

The F*ck It Diet. La dieta femminista

La rivelazione, la scrittrice americana Caroline Dooner, l’ha avuta la mattina del suo ventiquattresimo compleanno quando ha mangiato, tutti insieme, venti pancake di zucca e di farina di mandorle senza zucchero. Poi si è guardata allo specchio e si è chiesta: “Passerò tutta la vita così? A contare calorie e cucinare cibi senza un minimo di gusto destinati a essere consumati in religiosa solitudine? Perennemente a dieta ed eternamente insoddisfatta?”. La risposta l’ha trovate in quella che è considerata la bibbia anti diete per eccellenza, The F*ck It Diet. Anche basta con la dieta. Mangiare è semplice (Sonzogno), e in t-shirt e shopping bag con messaggi motivazionali che lei stessa ha fatto produrre. In una si legge: “The F*ck It Diet mi dà l’energia di cui ho bisogno per lottare contro il patriarcato”. Perché quella di Dooner è una battaglia a favore del corpo, o meglio di tutti i corpi, delle donne, e per dimostrare che ci sono sempre dei buoni motivi per mandare a quel paese una dieta. Perché le diete falliscono sempre. Tu no. …

La cucina del senza. Tempo scaduto

Senza glutine. Senza lievito. Senza lattosio. Quella verso “la cucina del senza” sembra una vera e propria passione per gli italiani, tanto che nel 2018 il giro d’affari intorno ai prodotti free è arrivato a toccare i 3,3 miliardi di euro, quasi il 14 per cento del totale del food confezionato (dati Osservatorio Immagino Nielsen). Verrebbe quasi da proclamare un’emergenza nazionale se non che, a ben guardare i dati dell’ultimo Rapporto Eurispes Italia 2019, si scopre che più che intolleranti, siamo al solito un poco creduloni. Per esempio, su un quarto degli intervistati che acquista prodotti senza lattosio, poco più dell’8 ha una “vera” diagnosi di intolleranza. Lo stesso vale per il glutine (19 contro 6) e il lievito. In pratica, ci priviamo di apporto nutritivo senza una ragione scientifica, senza reale indicazione medica. Confondendo allergie con intolleranze e affidandoci a test con nessuna evidenza scientifica. E ora, il cambiamento di rotta definitivo sul binomio salute cibo. Quello che potrebbe finalmente frenare questo prolificare di decine di intolleranze alimentari e calmare questa bulimica ossessione. Racconta …

È tempo di vendemmia

Un esercito di vignaioli sta per invadere le cantine nostrane. Vestiti con gonnelloni o pantaloni corti, disposti a sporcarsi di terra e schizzi di mosto, con cappelli di paglia e armati di grembiule, cesto e forbici, sono tredici milioni gli enoturisti che ogni anno decidono di passare  tra botti e filari almeno una giornata o qualche ora. Sempre di più scelgono quella che viene chiamata la vendemmia esperienziale: provare in prima persona a raccogliere l’uva, sperimentare raspatura, pigiatura a piedi nudi, assaggio del mosto. Secondo Nicola D’Auria, presidente del Movimento Turismo del Vino, l’associazione che conta novecento cantine in tutta Italia e che ogni autunno organizza Cantina Aperte in Vendemmia, in tre anni i novelli contadini si sono triplicati, agevolati forse da una nuova legge ad hoc in grado di normare, e quindi di facilitare l’organizzazione, tutte le iniziative ospitate nei luoghi del vino. Che sono tante. Nelle tenute vinicole non solo si raccoglie uva, ma ci si ferma per un pic-nic (Cantina Endrizzi di San Michele all’Adige, in Trentino); si pratica il nordic walking …

Tutti i (nuovi) sapori del Parmigiano

C’era una volta il nostro formaggio quotidiano, il Parmigiano Reggiano. E c’è ancora, pure in ottima salute, come conferma la crescita continua del numero forme prodotte (tre milioni 650 mila nell’ultimo anno), ma pare che la Dop non basti più. Nel 2017, ben seicentomila forme rispetto allo zero dell’anno precedente, avevano infatti una certificazione in più: Halal, Kosher, Millesimato (si utilizza cioè solo il latte di mucche che hanno partorito da meno di cento giorni), di Vacca Rossa o Bruna Alpina, di Montagna o Omega3… Come dire che il Parmigiano resta uno dei migliori formaggi al mondo, e l’incetta di medaglie all’ultimo World Cheese Awards di Londra (38, di cui 11 d’oro, 16 d’argento, 8 di bronzo e 3 Super Gold) ne è la conferma, ma oggi è la sua biodiversità, che gli consente di andare oltre la produzione tradizionale fatta con il latte di bovine di razza Frisona, a essere sotto osservazione. «Il disciplinare garantisce le peculiarità di base, ma in un contesto socio economico con consumatori sempre più attenti ed esigenti, i caseifici …

E tu chiamalo, se vuoi, cioccolato

«Per prima cosa, guardate il colore, anche nei casi di genetica non particolarmente pregiata non deve andare oltre il mogano. Diffidate dell’ebano, dei toni scuri e nerastri: significa sovratostatura, qualche artificiosità di troppo, zucchero… Poi annusatelo, il cacao ha un suo odore e non deve essere coperto da note floreali o di vaniglia; quelle, se mai, arrivano in coda all’assaggio. Infine, ascoltatelo. Avvicinate la barretta all’orecchio e spezzatela: il rumore, snap in gergo, deve essere netto, omogeneo, cosa che indica che è stato ben conservato e trattato. Ma se proprio si vuole essere sicuri di avere a che fare con la qualità, ricordate che il cioccolato in purezza non si mastica, si scioglie. Anche chi non è un chocolate taster percepirà così l’aromaticità, il gusto rotondo, e se invece è l’amaro che prevale, allora forse state degustando la tavoletta sbagliata». Monica Meschini, membro e giurato dell’International Chocolate Awards, nonché fondatrice dell’International Institute of Chocolate & Cacao Tasting, ha idee chiarissime quando si parla di cioccolato. Un mondo che, a dir suo, è cinquant’anni indietro rispetto al vino, …

La montagna è giovane

Se per una salita in motoslitta con temperature polari al Mountain Dining Jora di Markus Holzer a San Candido per una serata gourmet si deve prenotare con settimane di anticipo, significa davvero che il rifugio in alta quota tutto polenta e salsiccia ha fatto il suo tempo. Un sospetto confermato dalla pioggia di stelle Michelin che continua a colpire l’arco alpino, con le tre ultime assegnate allo chef filosofo Norbert Niederkofler del St. Hubertus, passando per La Siriola sempre a San Cassiano, il Laite di Sappada o il La Clusaz di Gignod. Ma ce n’è per tutti i gusti, perché alla fine, purché si esalti il buon cibo anche tra ciaspole e sci, si trova sempre il tempo di organizzare eventi gastronomici di ogni sorta, dall’etico, e ormai noto, Care’s in Alta Badia fino alla prima edizione a Courmayeur di Taste, format che sembrava nato solo per metropoli come Milano e Roma. Questa è però solo la punta più scintillante dell’iceberg della montagna gourmet. Che il cibo è una cosa seria, e sempre legato a …

Cracco, la buona tavola è tutta salute

Chi l’avrebbe mai detto. Uno degli chef più richiesti del panorama stellato, una star della televisione e della ristorazione (inaugurato settimane fa il Garage Italia con Lapo Elkann mentre c’è grande attesa per il ristorante in Galleria Vittorio Emanuele), che si concede una svolta salutistica. Ma Carlo Cracco precisa subito: «Mangiare sano significa da sempre mangiare bene. E la cucina che fa bene è in realtà figlia della cucina di qualità». Epperò nel suo nuovo libro Il buono che fa bene (Vallardi), che vede la consulenza scientifica di Antonio Moschetta, docente di medicina interna all’Università di Bari e ricercatore per l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro su regolazione genica e metabolismo dei tumori, del legame tra salute, prevenzione e cibo, si parla. E molto. «Alla base di tutto ci sono gli ingredienti. Un ingrediente di qualità è un cibo salutare: a me, per esempio, piace il rabarbaro, ma quello selvatico che mi faccio portare da un contadino fuori Milano, è il massimo del sapore e, guarda caso, ha anche il massimo delle proprietà», spiega …