All posts tagged: cinema

Il Diritto di contare visto da #ladolescente

Alcuni giorni fa sono andata con #ladolescente a vedere Il Diritto di Contare, il film di cui ormai parlano tutti (io in quest’articolo) e che racconta la storia di tre donne di colore, matematiche, abili nei calcoli e nella programmazione, che hanno dato un forte contributo alle missioni spaziali della Nasa. Una storia tenuta ben nascosta, fuori dalle stanze in cui si prendono decisioni, relegata spesso in cucina o nelle stanze di servizio. Tutte cose ben raccontate nel film. Che è infatti un film facile e gradevole, in cui davvero, tutto il classico del mancato riconoscimento (le porte in faccia, le firme negate, la prima a essere liquidata) è messo in scena in modo quasi didascalico. Ecco perché la presenza de #ladolescente era importante. Non la mia, che le cose ormai le mando a memoria. E che quando sento la frase ripetuta come un mantra: “Siamo in grado di fare il lavoro”, so bene di cosa si tratta. L’opinione e la riflessione de #ladolescente, ormai assunto come la speranza di un futuro migliore, è insomma quella conta. …

Quinto. Non è mai troppo presto

Quando avevo 11 anni incontrai una delle professoresse più in gamba del mio percorso scolastico. Divorziata con figlia a carico e per questo guardata di traverso dal corpo docenti benpensante della mia scuola di provincia, arrivò da Firenze e fece due cose per cui non la ringrazierò mai abbastanza: mi tolse dall’ora di educazione tecnica al femminile dove mi insegnavano a cucire pupazzetti a forma di cane e organizzò, nella palestra delle suddetta scuola, un cineforum con tanto di proiezione e dibattito. Fu così che, a 11 anni o poco più, io mi sono vista tutti i film del neorealismo italiano: Roma città aperta, Ladri di biciclette, Riso Amaro, Sciuscià, Tutti a casa… vidi anche La bisbetica domata di Zeffirelli, ma questo era, per così dire, fuori concorso. Sono convinta che i semi per il mio amore per il cinema siano stati piantati lì, ma sono altrettanto sicura che, attraverso quelle opere, io cominciai a conoscere parte della storia del nostro Paese e a farmi un’idea. La mia idea. Alla fine del film si faceva …

Archibugi: un corto contro la violenza

[Articolo pubblicato su Lei Web il 25 novembre 2013] Con È stata lei la regista romana entra dentro un carcere e ritrae la vita e i pensieri di un uomo violento. Un cortometraggio che pone domande scomode, ma capace di regalarci, alla fine, persino un sorriso e una speranza È il secondo anno, dopo Giulia ha picchiato Filippo, che partecipa alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Puoi spiegarci che significato ha per lei il 25 novembre? Le commemorazioni hanno sempre una faccia bifronte. Si caricano di retorica e il rischio è che in un solo giorno si esaurisca un dibattito che andrebbe fatto tutto l’anno. D’altra parte però, questo coinvolge tante energie che altrimenti andrebbero disperse. Così, anche se mi sia stato chiesto poco tempo fa, e nonostante io stia preparando un documentario per il Festival di Torino, ho accettato volentieri. È stata lei parla di violenza sulle donne dal punto di vista degli uomini. Perché è necessario parlare di questione maschile quando si discute di violenza? Femminicidio è ormai una parola abusata. Se ne …

the help: la verità rende liberi

Qualcuno ha visto The Help? È ancora nelle sale e, se vi capita, andate. L’emancipazione e la conquista dei diritti civili dei neri sono quasi sempre state raccontate attraverso le lotte e la ribellione degli uomini. Certo, ci sono state Bessie Coleman, Rosa Parks e Shirley Chisholm, ma erano i maschi neri che avevano guidato la conquista della libertà. The Help ribalta invece il punto di vista. Dalla prospettiva storica a quella domestica, per provare a scoprire verità intime quanto rivoluzionarie. Che cosa voleva dire essere donna negli anni Cinquanta. Che cosa voleva dire essere donna, moglie e madre, negli anni Cinquanta. Cosa voleva dire essere donna, moglie, madre e donna nera, negli anni Cinquanta. Ognuna di queste donne ha bisogno di aiuto, in fondo. La mamma-bambina depressa. La figlia inacidita dalle manie di perfezionismo. La giovane donna che prova a diventare se stessa barcamenandosi tra razzismi quotidiani. E le cameriere tutte. Donne predestinate ad annullare se stesse per fare spazio alle vite di altre. Vedrete pochissimi uomini in questo film: sono tutti sullo sfondo. …

responsabilità illimitata

Ieri ho visto, tutto d’un fiato, i film The Tree of Life di Terrence Malick e Il ragazzo con la bicicletta dei fratelli Dardenne. Non era in programma, ma così è stato. Succedono cose strane quando si passa da una visione ad un’altra, senza troppa decantazione, e soprattutto di due opere così importanti. Come se la scia del primo rimanesse impigliata nella retina e ti guidasse nel secondo. Associazioni improbabili, somiglianze impossibili, combinazioni incerte. Tant’è. La prima cosa che ho detto uscita dalle sale è stata: «Sean Penn è molto più figo di Brad Pitt». La seconda: «Cari maschietti, mi sa che siete messi maluccio». Maluccio era per essere gentile. Se avessi usato la trama-metafora dei Dardenne avrei più chiaramente detto che se i maschi di oggi hanno un problema, questo problema si chiama responsabilità. O meglio, l’incapacità di prendersi la Responsabilità. Della vita e dei figli, che poi in fondo è la stessa cosa (chi trovasse azzardato questo paragone può tornare a leggere il post I giorni della Memoria in cui Moria Maknouz spiegava …

il mio giardino

Vivo in una piccola casa con giardino. Da provinciale quale sono, non potevo rinunciare agli spazi verdi e allontanare dalle mie finestre il più possibile macchine, cemento e rumore. E poi avevo visto quel meraviglioso film di Mike Leigh, Secrets & Lies, e quel giardino di una casa in periferia che si vede nella scena finale, trasandato e sporco, eppure capace di accogliere la pace e la speranza di una madre che aveva ritrovato le due figlie. Questo è il mese più bello per chi ha un giardino, anche a Milano. Rose, peonie, gelsomino e glicine, esplodono di vita. Nonostante l’inquinameno, l’aria immobile, il sole spesso velato e un clima, diciamocelo, terrificante. Eppure, ogni anno, nonostante le gelate, le nebbie, i funghi e i parassiti che un’estate afosa e opprimente ha praticamete reso invicibili, ecco qua, che il profumo della vita ritorna. Vorrei invitare (virtualmente) in questi 80 metri quadrati tutti e tutte coloro che, per compulsiva abitudine, non perdono mai l’occasione di deprimere gli entusiasmi, fomentare miraggi di fallimento, promuovere la critica denigrativa e …

la donna che canta

Non so davvero da dove cominciare. Il film di Denis Villeneuve l’ho visto ieri sera e io ho ancora, citando il film, «un coltello piantato in gola che non si tira via facilmente». E non voglio neanche parlarne troppo perché questo è un film da andare a vedere, e basta. Soprattutto di questi tempi. Ma, posso cominciare dalla fine. Dal fatto che, tra i miei assurdi convincimenti, ci sia quello che nulla accade per caso. Il giusto al momento giusto. Quindi, aguzzare le orecchie, aprire le mani. Nel mio post Dissociazioni, Simona rifletteva nel suo commento sulla donna «educatrice primaria», e io ho ancora fresco l’insegnamento di Moria Maknouz che ho riportato nel post I giorni della memoria. Davvero la donna è il solo essere vivente su questa Terra che riesce a generare vita e morte, amore e odio, figli e (futuri) padri. Nella pancia delle donne si racchiudono, insieme, il passato e il futuro. Sarà per questo che la compassione femminile, compassione di madre, è potente e senza limiti. E sarà per questo che, …

speriamo che sia femmina

Mario Monicelli si è suicidato gettandosi dal balcone ieri sera. Ha scelto di andarsene così, forse conservando negli occhi l’immagine di suo padre, anch’esso morto suicida, trovato nella stanza da bagno. Nel commento a questo blog ho parafrasato il titolo di uno dei suoi film più belli: Speriamo che sia femmina. L’ho fatto perché la speranza oggi non basta più, come non basta l’unanime Viva le donne! che usciva da questo film. E l’ho fatto perché credo che oggi sia necessario pretendere che la consapevolezza femminile del mondo, la superiorità morale delle donne (che emergeva proprio da questo film) non venga più tenuta nascosta. Perché dobbiamo scrollarci di dosso questa apparenza di fragilità. Perché dobbiamo pretendere, con ogni mezzo e nuova regola, che se è vero che i talenti sono distribuiti in modo equanime tra uomini e donne, allora donne e uomini devono essere ugualmente rappresentati nei luoghi deputati a prendere decisioni per tutti. E perché, come diceva Rudolf Steiner, dei problemi delle donne devono parlare le donne, e non gli uomini. In questo casale …