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Emanuela Maccarani: fatica, sorellanza, resilienza. Il segreto delle “farfalle”

Se fosse solo una questione di cerchi, nastri e clavette, salti e pivot, non si capirebbe il potere di quell’incantesimo. Bisogna andare dove la magia nasce, all’Accademia Internazionale di Ginnastica Ritmica di Desio, dove le “Farfalle” lavorano con tuta e ginocchiere, riprovando e riprovando lo stesso gesto per centinaia di volte, ricercando spasmodicamente quell’unisono armonico che le ha coperte di medaglie. Per la precisione, da quando le allena Emanuela Maccarani, cioè dal 1996, tra Mondiali, Europei e Olimpiadi, sono 43. Un palmarès che ha richiamato verso il movimento migliaia di ragazzine, passando dalle 5700 tesserate del 2016 alle 16600 di oggi. Con i due pass olimpici individuali e uno di squadra per Tokyo 2020 in tasca, siete una certezza dello sport italiano: siete riuscite a cambiare il modo in cui viene percepita la ginnastica ritmica? Il nostro è uno degli sport considerati minori, ma quando nel quotidiano si nominano le “farfalle”, allora capisci che queste ragazze sono entrate nell’immaginario comune. L’altro giorno per esempio, in aereo, sedeva accanto a me un padre di un ragazzino …

Donne e sport, vincere non basta

Le ultime, in ordine di apparizione, sono le ragazze della pallavolo. In un Paese dove la palla la toccano solo i maschi, e con i piedi, loro, con le mani, hanno fatto vedere a più di sei milioni di telespettatori come si fa a stare sul tetto del mondo. Cambio campo, e arto, stessa storia. Dopo venti anni, la Nazionale femminile di calcio si è qualificata ai mondiali di Francia 2019 lasciando al palo i maschi. Ancora determinazione, fatica, fame di vittoria: «Le ragazze sono più responsabili. Hanno una capacità di sacrificio molto alta e una forte voglia di imparare e cogliere il massimo da queste occasioni. Un’attitudine che dipende dall’educazione e da quello che in genere famiglia e società richiedono a una bambina», dice Milena Bertolini, ex calciatrice e oggi CT della Nazionale femminile. La stessa “educazione” che ha impedito però a molte di pensarsi come allenatrici e dirigenti, e di riuscire a conciliare gli orari di lavoro con la vita sul campo, magari la sera o fuori città. «Sono tempi e ruoli pensati …

Pugni & Pupe

Più del doppio rispetto a due anni fa e quasi mille in più nell’ultimo anno. Per rendersi conto dell’esplosione della passione femminile per la boxe basta guardare i numeri della Federazione Pugilistica Italiana: 2766 tesserate nel 2017 nel settore amatoriale a fronte di 1880 del 2016. Crescono anche le dilettanti, che non disdegnano il contatto fisico, così come, a stesso ritmo, il settore giovanile. E pensare che fino al 21 luglio 2001, quando il decreto Veronesi permise finalmente alle donne di salire sul ring, i pugni erano affare solo dei maschi. Ora, come succede alla Opigym, storico boxing club di Milano, si iscrivono persino le ragazze sotto i 13 anni. «È l’effetto del passaparola fatto da chi ha provato il pugilato educativo: negli anni il numero degli agonisti è diminuito mentre sono aumentati gli amatori, tra cui molte donne» dice il titolare Alessandro Cherchi, «La boxe fa lavorare tutti i muscoli del corpo, non solo la parte superiore come si crede, visto che i colpi partono dalle gambe, e poi si acquistano velocità, riflessi, capacità …

Dedicato a lei. Ovvero la scoperta del target #womenonly

Una lista d’attesa di mesi e l’annuncio di nuove sedi (Washington DC, Brooklyn, Soho) . The Wing (nella foto sopra), il coworking e community space tutto al femminile di New York, è davvero sulla bocca di tutti. Nulla di rivoluzionario, sia chiaro. Anzi, nelle intenzioni della sua fondatrice, l’ex consulente politico Audrey Gelman, c’è la volontà di rendere omaggio alla storia dei club riservati alle donne, a cominciare dal quel Sorosis fondato da Fanny Fern che, dopo essere stata invitata a origliare da una porta le conversazioni di una cena in onore di Charles Dickens organizzato da un club ad alto tasso di testosterone, decise di fare altrettanto. Ora, se tante donne, imprenditrici, impiegate o libere professioniste, sono disposte a sborsare 2.350 dollari l’anno per avere un luogo tutto per loro per parlare di libri e sesso, incontrare esperti di salute o giardinaggio, e collezionare spille con i volti di Mata Hari o Siouxie Sioux, significa che un certo desiderio di stare (solo) tra femmine esiste. In Italia, dove il modello anglosassone sembra lontano, e …

#azzurredentro: ecco le ragazze della Nazionale femminile di basket

Come è giusto, il primo tiro lo fa la capitana. Raffaella Masciadri, 37 anni, una delle veterane di questa Nazionale di basket che ha appena partecipato agli Europei in Repubblica Ceca, e che con dodici scudetti nel suo palmarès, quattro anni insieme alle Los Angeles Sparks, la versione femminile dei Lakers, è fresca di nomina alla presidenza della Commissione Atleti del Coni. «La pallacanestro mi ha dato tanto e io voglio restituire il ricevuto» dice. «Continuare a lavorare per gli atleti studiando percorsi di dual career che preparino a rientrare nel mondo del lavoro, è il mio obiettivo». Il suo piano B, qualcuno direbbe, a cui, insegna lo sport, si deve cominciare a pensare quando si è in corsa, soprattutto le donne, in genere pagate meno dei colleghi maschi e mai professioniste. Masciadri, per esempio, tra un campionato e l’altro, si è laureata in Scienze Giuridiche: «Studiare e giocare è una cosa che si può fare senza eccessivi eroismi. Basta essere determinate», assicura. Ma forse c’è di più, perché come dice Mara Invernizzi, ex campionessa …