All posts tagged: Donne

Tutto il rosa delle bambine

È stato salutato un po’ come una rivoluzione. Perché per la prima volta Pantone, massima autorità nelle tendenze colore, ha sentenziato che la nuance della primavera estate 2016 era, non una, ma una coppia, una combinazione data dal quarzo rosa (per precisione il Pantone 13-1520) e dal blue Serenity (Pantone 14-39199). Un caso? Neanche a pensarci. Ci si guardi attorno, la moda e il mondo delle celebrity stanno mandando messaggi chiari: con Bruce Weber che per la campagna di Louis Vuitton fotografa Jaden Smith, figlio della star del cinema Will Smith, in abiti femminili; con Andreja Pejic, ex profugo bosniaco che è diventato il modello transgender tra i più ricercati; e con Miley Cyrus che si è autodefinita pansexual. Così, i portavoce dell’azienda americana che cataloga tutto l’arcobaleno, non hanno avuto remore ad ammettere che il loro era un inno al superamento delle norme culturali e di genere. Siamo quindi giunti alla fine del rosa come “colore delle femmine”? Il Barbie Pink, anch’esso nome rubato a un altro Pantone, sarà solo un lontano, e imbarazzante, ricordo? …

Pilar Fogliati, l’ordine è nelle piccole cose

Il successo da Un passo da cielo, la fiction di Rai Uno di cui è appena terminata la quarta stagione, non se lo aspettava neppure lei. È per questo che Pilar Fogliati, diplomata Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, i capelli con cui sembra litigare e le parole che vanno a tavoletta, si dice, e per tre volte, “lusingata”. Qui però si parla di un’altra sua passione, la borsa. Quante ne ha? Piccole, tante. A tracolla, perché amo le mani libere. E colorate, perché mi vesto sempre di nero e mi piace avere una macchia di luce addosso. Blu elettrico, preferibilmente, e in camoscio che è più piacevole al tatto. Si dice che la borsa è per una donna una sorta di ufficio oggetti smarriti. Lei cosa ci perde? In realtà sono ordinatissima e controllo spesso di averla chiusa. Le mie amiche mi prendono in giro per questo. E per il mio speciale modo di arrotolare sciarpe o golfini e pigiarli dentro. Ma a me piace così, ogni cosa al suo posto. Compreso gli immancabili elastici per …

Girlboss, tra lavoro, donne e bugie

Se c’è una cosa che non manca mai sono i buoni consigli. La ricetta miracolosa per fare successo, rifarsi una vita, ricominciare da capo. Quella di Sofia Amoruso per esempio, raccolta nel libro edito da Sonzogno un paio di anni fa Girlboss, aveva persino avuto il benestare da Lena Dunham (“Ispirazione pura. Per passare dalle parole ai fatti”) al New York Times. Poi però l’impero NastyGal creato dal nulla dalla Girlboss è fallito e nessun libro è stato scritto per spiegare le bugie che di solito si nascondono dietro all’ennesima ricetta che collega donne, lavoro, tecnologia. Così il prossimo 21 aprile su Netflix di tutto il mondo saranno caricati i tredici episodi della serie #GirlBoss e c’è da star sicuri che il tutto sarà presentato come un racconto un po’ ironico  di “una che ce l’ha fatta”. Forse perché la storia di una che fa bancarotta dopo tre anni, passando dalle stelle alle stalle, attrae meno; e forse perché si ha in genere più voglia di immedesimarsi con una mosca bianca (che ce l’ha fatta), che con un quotidiano fallimento. Sul lavoro e le donne, in …

Elisabetta Ruspini: i soldi delle donne

Ho parlato con Elisabetta Ruspini, sociologa dell’Università di Milano Bicocca, in occasione di un articolo per Gioia! su donne e denaro. Qui segue l’intervista integrale. I dati dicono che le italiane, quando si tratta di prendere decisioni nel medio e lungo termine per questione di denaro, partecipano solo per il 33 per cento contro  il 41 della media europea, e sono ultime in Europa per quanto riguarda il risparmio destinato alla pensione. Gestire il denaro è un problema culturale? Sono dati che non mi meravigliano. Nelle fasce di età più giovane c’è più convergenza di uomini e donna, ma l’Italia è un contesto particolarmente resistente ai cambiamenti. Così, in generale, la società è ancora intrisa di familismo, il che porta a dare una priorità ai bisogni familiari rispetto a quelli personali. Chi ne paga l conseguenze, di solito, è la donna, che sacrifica se stessa a favore dei figli e famiglia. Anche per quanto riguarda il denaro… Sì, e anche se la donna guadagna. I grandi investimenti, sono decisi dal marito. È questa, per altro, una delle manifestazione della violenza di genere, che nasce come violenza economica, ostacolando la donna nel prendere delle …

Questioni di soldi

«È inutile far giri di parole. Il denaro è, soprattutto per le donne, una questione molto vicina alla propria indipendenza. I soldi sono uno strumento di comunicazione, di investimento su di sé, e consentono di aver voce nelle decisioni familiari. Ancora oggi invece, quando educhiamo i nostri figli, i maschi sono incoraggiato alla spesa, mentre alle femmine si chiede di “risparmiare”, avere cautela. Così, quando leggo che le donne sono meno propense a gestire soldi e investimenti in autonomia, non mi stupisco: in una società come la nostra, che continua a premiare la donna che dà priorità ai bisogni familiari e che si sacrifica per la casa o il futuro della prole, non è che una logica conseguenza». Elisabetta Ruspini, docente sociologia dell’Università Milano-Bicocca, non poteva riassumere meglio il rapporto tra le donne e il denaro. Un rapporto che nasce, come rilevano gli studi della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (che per altro ogni anno organizza per le scuole corsi per colmare il gap), dall’età scolare e che poi si riflette nel momento in …

Afghanistan. La salute, la pace e le donne

«Con me lavorano altre centocinquanta donne. Sei di loro sono formatrici specializzate, cinque medici specialisti, trentadue tirocinanti, cinquanta ostetriche, sette anestesiste, tre farmaciste… All’inizio, non erano molte le donne che venivano nel nostro ambulatorio, ma nell’ultimo anno siamo passate da cento a mille visite e, con la sensibilizzazione delle zone rurali, vogliamo arrivare a 1500 nel 2017». Chi parla è la dottoressa Saida Said, direttrice del Maternity Hospital di Herat, Afghanistan. Nell’ambito del progetto Science for Peace, grazie a Fondazione Veronesi, Rezai Foundation e il supporto dell’ambasciata italiana di Kabul, nel 2013 è stato aperto un ambulatorio per la diagnosi del tumore al seno, nel 2015 è arrivato il primo mammografo, e ora altre due donne sono state formate per diventare tecnici di radiologia. «Tutto ciò è servito a far crescere la fiducia nella nostra assistenza sanitaria, ma prendendosi cura della propria salute, le donne fanno un passo avanti anche nel loro status» continua Said. «Vengono, per lo più sole o accompagnate da sorelle, donne madri, casalinghe, studentesse, e, dal 2017, riusciremo a fare qui …

Carriera. Basta la parola

Chissà se, nello scandire le tappe della carriera di un uomo, si userebbero tante espressioni. Quelle, per esempio, che dettagliano la corsa a ostacoli che una donna deve compiere per veder realizzare le proprie ambizioni. Fino a qualche anno fa, era di moda giustificare la difficoltà di raggiungere il vertice con glass ceiling, il soffitto di cristallo, poi, dopo averlo infranto a forza di quote rosa e nomine altisonanti, ecco che l’impedimento si è trasformato in glass cliff, la scogliera di cristallo (copyright delle psicologhe di Exeter Michelle Ryan e Alexander Haslam). In altre parole: sei arrivata nella stanza dei bottoni, ma guarda caso tutto ciò è avvenuto in un contesto di crisi economica senza precedenti e, quella su cui ti siedi, non è la poltrona del potere, ma, a osservarla da vicino, una vera patata bollente. E, per inciso, tu non sei il capo, bensì il capro espiatorio, visto che le probabilità di successo e di riportare il fatturato a cifre mirabolanti sono verosimili tanto quanto l’allargamento dei ghiacciai. Continuando con il rosario di …

Il potere dell’abito

Quando John Molloy rese di pubblico dominio, con il libro Dress for Success, il termine power dressing, era il 1975. In Italia l’aborto era reato, vigevano delitto d’onore e matrimonio riparatore, e si poteva divorziare solo da cinque anni. L’unico potere da esibire, accessoriato da un certo desiderio di emancipazione, era forse quindi quello di indossare i pantaloni. E certo non al lavoro o in televisione. Il recente ordine di servizio di mamma Rai a giornalisti e giornaliste ha fatto notizia: richiamare gli uomini a giacche in tinta unita grigie o blu evitando cravatte fantasia o sgargianti, e le donne a braccia coperte e colori sobri, è sembrato un editto puritano. Strano. Perché ormai è dimostrato che il modo in cui ci si veste influisce su come gli altri ci percepiscono, e che andare a un colloquio di lavoro adeguatamente abbigliati fa la differenza. Ma c’è di più, secondo una ricerca della Northwestern University, nell’Illinois, chi veste bene (nel senso di appropriato), pensa bene. Basta indossare un camice bianco di un medico e, indici alla …

Sulla testa delle donne

Cosa hanno in comune Madame Pompadour e Amy Winehouse? Nulla, o forse, guardando le maestose capigliature che sovrastano i loro capi irrequieti, tutto. Lo capiamo leggendo il bel libro di Giulia Pivetta Ladies’Haircult (24Ore Cultura): perché in definitiva i capelli sono tutt’uno con la storia dell’emancipazione femminile; e perché, parafrasando Hofmannsthal, la profondità si nasconde in superficie. Ecco che allora, a secoli di distanza, Reinette e Amy, entrambe ragazze toste e sfrontate, con i capelli si sono fatte una corona, l’eccessivo beehive, e hanno tenuto testa ai maschi che regnano sul mondo. La verità è che non bisogna aver paura di accostare le grandi parole alle messe in piega. Il tirabaci, per esempio, ciocca ribelle sistemata a modino, sta benissimo con la parola libertà. Lo stesso dicasi per il taglio corto, che sia quello stile Giovanna d’Arco che ritorna in Jean Seberg di Fino all’ultimo respiro o nella Mia Farrow di Rosemary’s Baby; o per la chioma spericolata ma consapevole di Farrah Fawcett. E chi ha letto Chimamanda Ngozi Adichie e il suo Dovremmo essere …

Figli, più che i bonus servono certezze

È solo, per ora, una proposta, ma il clamore suscitato dall’annuncio della ministra Lorenzin di raddoppiare il bonus bebè del primo figlio (e aumentarlo dal secondo in poi) fino al 31 dicembre del 2020, la dice lunga su quanto scotti il tema delle politiche familiari. E su quanto sia urgente risolvere il problema della natalità. «L’immagine che meglio rappresenta la nostra condizione demografica è quella di un palazzo a cui si aggiungono sempre più piani al vertice mentre si indeboliscono le basi. È ovvio che un sistema così, crolla. Nello stesso modo, un Paese senza giovani non è in grado di sostenere né il sistema sociale, né la ripresa economica» dice Alessandro Rosina dell’Università Cattolica di Milano. Secondo Istat, in cinque anni, si sono perse 66mila nascite, e l’età media in cui le donne hanno il primo figlio è sempre più alta. Ma il bonus bebè è davvero la soluzione? Una risposta, ce la danno i nostri vicini. Senza deprimerci con l’efficienza dei Paesi Scandinavi, in Germania per esempio, da gennaio 2016, ci sono 190 …