All posts tagged: Donne

Carriera. Basta la parola

Chissà se, nello scandire le tappe della carriera di un uomo, si userebbero tante espressioni. Quelle, per esempio, che dettagliano la corsa a ostacoli che una donna deve compiere per veder realizzare le proprie ambizioni. Fino a qualche anno fa, era di moda giustificare la difficoltà di raggiungere il vertice con glass ceiling, il soffitto di cristallo, poi, dopo averlo infranto a forza di quote rosa e nomine altisonanti, ecco che l’impedimento si è trasformato in glass cliff, la scogliera di cristallo (copyright delle psicologhe di Exeter Michelle Ryan e Alexander Haslam). In altre parole: sei arrivata nella stanza dei bottoni, ma guarda caso tutto ciò è avvenuto in un contesto di crisi economica senza precedenti e, quella su cui ti siedi, non è la poltrona del potere, ma, a osservarla da vicino, una vera patata bollente. E, per inciso, tu non sei il capo, bensì il capro espiatorio, visto che le probabilità di successo e di riportare il fatturato a cifre mirabolanti sono verosimili tanto quanto l’allargamento dei ghiacciai. Continuando con il rosario di …

Il potere dell’abito

Quando John Molloy rese di pubblico dominio, con il libro Dress for Success, il termine power dressing, era il 1975. In Italia l’aborto era reato, vigevano delitto d’onore e matrimonio riparatore, e si poteva divorziare solo da cinque anni. L’unico potere da esibire, accessoriato da un certo desiderio di emancipazione, era forse quindi quello di indossare i pantaloni. E certo non al lavoro o in televisione. Il recente ordine di servizio di mamma Rai a giornalisti e giornaliste ha fatto notizia: richiamare gli uomini a giacche in tinta unita grigie o blu evitando cravatte fantasia o sgargianti, e le donne a braccia coperte e colori sobri, è sembrato un editto puritano. Strano. Perché ormai è dimostrato che il modo in cui ci si veste influisce su come gli altri ci percepiscono, e che andare a un colloquio di lavoro adeguatamente abbigliati fa la differenza. Ma c’è di più, secondo una ricerca della Northwestern University, nell’Illinois, chi veste bene (nel senso di appropriato), pensa bene. Basta indossare un camice bianco di un medico e, indici alla …

Sulla testa delle donne

Cosa hanno in comune Madame Pompadour e Amy Winehouse? Nulla, o forse, guardando le maestose capigliature che sovrastano i loro capi irrequieti, tutto. Lo capiamo leggendo il bel libro di Giulia Pivetta Ladies’Haircult (24Ore Cultura): perché in definitiva i capelli sono tutt’uno con la storia dell’emancipazione femminile; e perché, parafrasando Hofmannsthal, la profondità si nasconde in superficie. Ecco che allora, a secoli di distanza, Reinette e Amy, entrambe ragazze toste e sfrontate, con i capelli si sono fatte una corona, l’eccessivo beehive, e hanno tenuto testa ai maschi che regnano sul mondo. La verità è che non bisogna aver paura di accostare le grandi parole alle messe in piega. Il tirabaci, per esempio, ciocca ribelle sistemata a modino, sta benissimo con la parola libertà. Lo stesso dicasi per il taglio corto, che sia quello stile Giovanna d’Arco che ritorna in Jean Seberg di Fino all’ultimo respiro o nella Mia Farrow di Rosemary’s Baby; o per la chioma spericolata ma consapevole di Farrah Fawcett. E chi ha letto Chimamanda Ngozi Adichie e il suo Dovremmo essere …

Figli, più che i bonus servono certezze

È solo, per ora, una proposta, ma il clamore suscitato dall’annuncio della ministra Lorenzin di raddoppiare il bonus bebè del primo figlio (e aumentarlo dal secondo in poi) fino al 31 dicembre del 2020, la dice lunga su quanto scotti il tema delle politiche familiari. E su quanto sia urgente risolvere il problema della natalità. «L’immagine che meglio rappresenta la nostra condizione demografica è quella di un palazzo a cui si aggiungono sempre più piani al vertice mentre si indeboliscono le basi. È ovvio che un sistema così, crolla. Nello stesso modo, un Paese senza giovani non è in grado di sostenere né il sistema sociale, né la ripresa economica» dice Alessandro Rosina dell’Università Cattolica di Milano. Secondo Istat, in cinque anni, si sono perse 66mila nascite, e l’età media in cui le donne hanno il primo figlio è sempre più alta. Ma il bonus bebè è davvero la soluzione? Una risposta, ce la danno i nostri vicini. Senza deprimerci con l’efficienza dei Paesi Scandinavi, in Germania per esempio, da gennaio 2016, ci sono 190 …

Era mia madre

Leggere un libro sulle donne, sulle madri e sulle figlie, è sempre come leggere un libro su noi stesse. Così non mi sono stupita quando, parlando con Iaia Caputo del suo nuovo romanzo Era mia madre (Feltrinelli, in libreria dal 12 maggio), mi ha rivelato che agli workshop di scrittura autobiografica che organizza, non c’è donna che non faccia i conti con la figura materna. Non farò nessun spoiler in questo post dedicato al libro di Caputo, dirò solo che è molto bello, emotivamente coinvolgente, e che qui invece condividerò alcune riflessioni che ho avuto il piacere di fare con l’autrice davanti a una spremuta. Perché i rapporti con le madri, e con le figlie ho detto io, non sono mai come ci vorrebbero far credere, e forse perché, come dice Iaia: «L’imperfezione è inevitabile, e io non credo nei rapporti educati, come non credo nelle buone o cattive madri. Ci sono solo gli essere umani, con i loro momenti di eroismo o di debolezza. Non mi interessa nemmeno se i media raccontino un rapporto finto o …

La rivincita delle black model

Sembra quasi uno dei revival a cui ci ha abituati il mondo della moda. Un tormentone che ogni tanto si ripropone come lo stile marinaro o la stampa animalier. Perché era l’estate del 2008 quando Vogue Usa si chiedeva “It’s fashion racist?” e oggi, ancora, siamo qui a domandarcelo. E ce lo domandiamo perché, oggi come anni fa, le top model del momento decidono di esternare il loro disappunto. Dalla cover di ElleUK di aprile Jourdan Dunn, per esempio, non usa mezzi termini e dice che sì, ora ci sono più ragazze di colore di qualche anno fa, ma finché questo sarà considerato un fatto su cui scrivere, finché non sarà semplicemente una non-notizia, lei non potrà ritenersi soddisfatta. Intanto, insieme alla sudanese Nykhor Paul e all’inglese Leomie Anderson, tra un post e l’altro su Twitter, Instagram e YouTube, dove poche settimane fa la stessa Anderson ha pubblicato il video tutorial How to survive as a black model, continua a lamentarsi di quella che viene definita la discriminazione del backstage: parrucchieri che non sanno come …

Il potere della bellezza

Non che sia una novità. Già Aristotele ci istruiva su come il nostro aspetto fosse il miglior biglietto da visita che abbiamo a disposizione. Ancor prima di aprir bocca, ci si conosce con lo sguardo, gli atteggiamenti, lo stile. Quel che però negli ultimi anni ha fatto saltare la mosca al naso è che qualcuno sia riuscito a dare un valore economico a queste qualità genetiche. «Il fatto che si riesca a quantificare e misurare il potere della bellezza sposta la questione dal piano privato a quello sociale» dice Francesco Daveri, docente di politica economica all’Università Cattolica a Piacenza e autore della prefazione dell’ormai bibbia della pulchronomics (termine con cui si designa l’economia della bellezza) scritta da Daniel Hamermesh La bellezza paga. Tutti i vantaggi dell’essere attraenti appena pubblicata in una nuova edizione (Egea). «Se, tolti tutti i possibili fattori di discriminazione, rimane ancora una differenza nei salari, e questa è imputabile al good looking, allora si può parlare del valore economico della bellezza e anche, non meno importante, del danno che, a parità di …

Vecchia a chi?

Qualcuno ci sta pensando. E studiando. Come rubare alla Mercenaria mercenaria, un mollusco che abita dalle parti delle coste dello Yucatán, il segreto delle sue proteine capaci di mantenersi intatte al passare del tempo e permettendole così di arrivare a 500 anni. Come farà quel gene speciale della balena della Groenlandia a “riparare” il suo stesso DNA, tanto da garantire all’immenso animale 200 anni di vita. Non che si voglia inseguire l’eterna giovinezza, stato per altro di estrema labilità emotiva ed economica, ma di essere, come aveva definito Catherine Mayer qualche anno fa, gioiosamente amortali, orgogliosamente senza età, sì. E mentre ci accingiamo a soffiare, il 21 aprile prossimo, le novanta candeline di Elisabetta II, una che è passata dal parlare con Winston Churchill seduta sul suo divano Chippendale a digitare tweet e firmare la legge sui matrimoni gay, forse sarà il caso di prendere atto che questo non è, e non sarà, il mondo dei giovani. «Già oggi, le persone tra 55 e 74 anni sono 14 milioni, uno in più di quelli che …

Donne che viaggiano sole

Lewis e Clark ci impiegarono poco più di due anni. Dal maggio del 1804 al settembre del 1806, per arrivare via terra alla costa pacifica, partendo da Saint Louis fino ad Astoria, costeggiando il fiume Missouri. Una compagnia di una trentina di persone che andava alla scoperta dell’Ovest, tra le tribù Sioux dei Yankton, Lakota, Mandan… Emanuela Crosetti, 38 anni, fotografa e appassionata di storia americana, questo viaggio invece l’ha voluto rifare da sola, in un mese, portando con sé i diari della prima spedizione (il libro che lo racconta uscirà a maggio edito da Exorma): «Se fossi vissuta nell’Ottocento, sarei andata con loro. Oggi, nei tre mesi all’anno che dedico al viaggiare, preferisco partire da sola, contare solo su me stessa, ed essere svincolata da qualsiasi legame ed obbligo temporale. L’avventura in solitaria è l’unico modo per conoscere e capire i luoghi in cui ti muovi. Anni fa, quando ho cominciato percorrendo le strade della ex Jugoslavia, tra Bosnia, Serbia e Kosovo, ho capito che quello che fa paura nel viaggiare da soli è …

Purché sia smart (working)

Chiamatelo come volete. Smart o remote working, lavoro agile o flessibile. Diventato realtà insieme alla legge di Stabilità a fine gennaio scorso prevede che, in accordo con l’azienda, si potrà avere una maggiore libertà nella scelta di luogo e tempi di lavoro, senza il capo che controlli l’orario di uscita ed entrata. In realtà, lo si poteva fare già prima, solo che le norme del vecchio telelavoro erano troppo rigide in termini di sicurezza e deleghe e spesso avevano come amara conseguenza l’allontanamento da ufficio e carriera. Cosa che, assicurano i sostenitori, non succederà con lo smart work. Che, sempre per seguire la narrazione mainstream, avrà il grande vantaggio di favorire una migliore conciliazione tra i tempi della famiglia e del lavoro assicurando produttività e benessere. Tutti più liberi e con più tempo per sé, quindi. Così ti aspetteresti frotte di persone che se ne vanno in palestra o che fanno lievitare il numero di libri letti in un anno e invece scopri, dati alla mano, che la maggior parte del tempo guadagnato risparmiando il tragitto casa ufficio viene passato …