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Appetiti coraggiosi

A pensarci bene, a mangiare, ci vuole coraggio. L’appetito è un desiderio pericoloso, si nutre di bisogno e capriccio, curiosità e audacia. All’alba della nostra Storia ingerire qualcosa di diverso poteva significare anche rischiare la vita. Oggi, in estremo limite, ce la caviamo con un antiacido o un conto salato. In ogni caso, l’effetto Bourdain, dal nome dello chef americano che ha fatto del viaggio-scoperta-gastronomica uno stile di cucina (e un format televisivo), è più vivo che mai. Secondo il Food Travel Monitor 2016 elaborato dalla World Food Travel Association, la percentuale dei viaggiatori che sceglie la destinazione in base alla proposta culinaria è salita al 49 per cento. E dovunque si trovi, il 93 per cento di essi visiterà comunque agriturismi e cantine, aziende agricole o mercati tipici. «Quello che prima era una nicchia, oggi è diventato fenomeno di massa, la motivazione principale che muove al viaggio» dice Roberta Garibaldi, direttrice del Centro Studi per il Turismo dell’Università di Bergamo e referente per l’Italia della WFTA. «E la cosa non riguarda solo i baby …

Visioni dal futuro

Viviamo in un periodo fortunato. Uno di quelli per cui, tra qualche decina di anni, qualcuno potrebbe persino dire: “Vorrei avere vissuto quei momenti”. Momenti in cui si annunciava la scoperta del bosone di Higgs, la “particella di Dio”, in cui si catturavano le onde gravitazionali, e tutto questo regalava un nuova visione dell’universo. «Viviamo,» come dice il fisico Guido Tonelli, professore presso l’Università di Pisa e uno dei responsabili, insieme a Fabiola Gianotti, dell’esperimento del Cern, «in un universo fortunato. Un universo sostenuto da un’impalcatura fragilissima, una sorta di ragnatela, da cui tutto ha avuto inizio grazie a una rottura di simmetria, un’imperfezione. Una simmetria perfetta di questa “impalcatura” infatti, avrebbe significato mancanza di vita e noi, come altri universi possibili, semplicemente non saremmo qui e ora. Dovremmo riflettere su questo perché, in un certo senso, la nostra esistenza, la nostra visione del mondo, dipende da un’iniziale, e permanente, precarietà. Permanente poiché sappiamo che questa stessa impalcatura non è eterna, né stabile, e, anche se ancora alcuni miliardi di anni dovrebbe reggere, da qualche …

Te la do io l’adultescenza….

L’anno scorso sono stati più di un milione. Stimabili e compìti professionisti che con mesi di anticipo hanno prenotato un workshop per imparare a costruire un razzo e partecipare a missioni spaziali interattive. Chi non ce l’ha fatta a rientrare tra i fortunati astronauti in erba, ha ripiegato su sessioni di stargazing mixate a canti di gruppo. E poi i grandi classici del divertimento all’aria aperta, come altalene nei boschi, tiro con l’arco, gare in kayak, paintball, ping pong e wakeboarding. Il summer camp per adulti, almeno negli Usa, è ormai una realtà. Gente solitamente abituata a dormire in alberghi di lusso dove pure la morbidezza del cuscino è customizzata, e che invece è disposta a pagare più di 100 dollari a notte per condividere dormitori stile colonia post bellica. Ma del resto, tra i fondatori di Space Adult Academy, Camp Grounded (nella foto un momento della Guerra dei Colori) o Camp No Counselors, ci sono ex top manager di multinazionali, consulenti di grandi società, vice presidenti, e chi meglio di loro sa quanto sia importante staccare …

Una certa idea di Giappone

Se proprio dobbiamo ricercare una data per dare un inizio certo all’infatuazione verso il sognato Giappone, quella è il 1854, anno in cui l’ammiraglio americano Matthew Perry entrò con le sue navi nella baia di Edo e mise la parola fine a quel sakoku (“paese blindato”) decretato dallo shōgun Iemitsu nel 1641. Prima di allora, a parte i commercianti olandesi che transitavano nel porto di Nagasaki e qualche missionario, ogni forma di contatto tra la popolazione giapponese e gli stranieri, in patria e altrove, era di fatto proibita. Un isolamento che aveva accresciuto il desiderio e l’immaginazione e che portò a un diffuso entusiamo dello stile e del gusto europei battezzato, nel 1872, dal critico francese Philippe Burty con il termine di japonisme. Nessuno ne fu indenne, visto che le stampe ukiyo-e, le così dette “immagini del mondo fluttuante” del periodo Tokugawa (1615-1868) arrivate in Francia come carta per gli imballaggi per l’Esposizione Universale del 1867, furono di ispirazione a un’intera generazione di pittori, da Claude Monet (che ritrasse la moglie Camille con kimono e …

Viaggio verso l’altro. E l’altrove

“Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini” diceva Ibn Baṭṭūṭa. Il Marco Polo arabo in trent’anni percorse più di 117 mila chilometri in quarantaquattro nazioni, dall’Africa al sud-est asiatico, e, per primo, raccontò il sentimento del passaggio da un mondo a un altro; la sensazione, un misto di smarrimento e sorpresa, nell’incontrare un altrove sconosciuto. Lui, marocchino, musulmano, tra i più grandi esploratori della storia, al seguito del corteo della terza moglie del sovrano dell’Orda d’Oro Uzbek Khan, era, nel 1334, a Costantinopoli, ospite dell’imperatore bizantino e incantato dalla maestosità della basilica di Santa Sofia. In verità, si leggerà, l’incanto non è di per sé garanzia d’incontro con l’alterità. E, non sempre, chi tutto vede, tutto conosce. Certo, come dice Franco Riva, docente alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano e autore di Filosofia del Viaggio (Castelvecchi ed.): «Nessuno viaggerebbe più se non credesse ancora di incontrare qualcosa di diverso da sé. Se non confidasse in un po’ di meraviglia. Il bisogno di un altrove è così necessario che, quando …

Facciamoci un dono

C’è un’antica fiaba africana in cui una madre regala ai suoi due figli due bellissimi uccelli dalle piume rosso e oro. È un dono magnifico e inaspettato, ma poiché ognuno dei regali ne fa quello che gli pare, mentre un figlio se lo mangia, l’altro lo usa per conquistare una principessa. E nel frattempo, anche per aiutare pescatori, tagliatori di canne, raccoglitori di grano e persino un grosso baobab. Se c’è una cosa che abbiamo imparato dall’antropologo francese Marcel Mauss, che sul dono ha scritto nel 1923 uno dei libri ancora oggi di riferimento (Saggio sul dono, ripubblicato anni fa da Einaudi con la prefazione di Marco Aime), è che la virtù del dono non sta tanto nel suo valore intrinseco, quanto nella sua capacità di creare relazioni umane. Una relazione che si articola in tre momenti, dare – ricevere – contraccambiare, e che, se non viene esercitata, se non si alimenta nella sua circolarità, semplicemente si spezza. E insieme a essa, il senso profondo del dono. Il che, proprio nel mese di diversi ed …

Ai confini del corpo

[Pubblicato su Dove novembre 2015] Per impiantarsi un biochip tra il pollice e l’indice ci vogliono cinque secondi e un bisturi con ago di circa tre millimetri. Nessuna anestesia e tanta voglia di sperimentare che cosa, nella vita di tutti i giorni, significa connettere il proprio corpo alla Rete. Lo sta facendo Povel Torudd, ideatore del progetto e capo comunicazione di Kaspersky Lab Europe, una delle più grandi aziende al mondo che si occupa di sicurezza informatica. Insieme alla comunità svedese di bio-hacking BioNyfiken, Kaspersky Lab sta provando a passare dall’Internet of Things all’Internet of Us. Da un mondo in cui sono gli oggetti a essere connessi e parlanti tra loro, a un’umanità connessa a sua volta e dotata di un corpo “aumentato” con una tecnologia che permette di aprire porte, accedere ai device personali, fare acquisti. «Dopo pochi giorni dall’impianto, mi ero già dimenticato di avere un chip. E oggi, passati otto mesi, penso a lui solo come a un “aggiornamento” utile per il mio corpo, ma è anche piacevole sentirsi parte di una piccola …

La lettura ci salverà

[Pubblicato su Dove ottobre 2015] Quando, nel febbraio di 2013, dalle pagine di Le Monde, Philip Roth profetizzò la riduzione, in trent’anni, dei lettori di vera letteratura in un numero pari a quello degli odierni frequentatori delle poesie in latino, non abbiamo fatto una piega. E pure quando, dai guru dei formati elettronici e della comunicazione online d’Oltreoceano, sono arrivati gli editti apocalittici sulla sparizione del libro di carta, la resistenza è stata poca. Poi, si è scoperto che, dagli Usa, al posto dell’invasione degli ebook (rimasti fermi a poco più del 20 per cento), è arrivata la riscossa delle librerie indipendenti, e che, invece della lettura mordi e fuggi, c’è un nutrito gruppo di persone, distratti millennials compresi, che preferiscono concedersi lunghe letture sfogliando pagina dopo pagina. Questo, per riassumere. Ma, volendo parlare di “cibo per la mente”, e dei diversi modi per procurarsene, un tentativo di non cadere in eccessive semplificazioni va fatto. Maryanne Wolf, per esempio, docente di scienze cognitive alla Tufts University di Boston, internazionalmente nota per aver scritto in Proust …

Tempo al tempo

[Pubblicato su Dove settembre 2015] Pochi se ne saranno accorti, ma la notte tra il 30 giugno e 1 luglio scorsi, abbiamo avuto un secondo di tempo in più. Lo ha deciso, come gli compete, l’International Earth Rotation and Reference Systems Service che ha compensato con il così detto “secondo intercalare” la differenza di 0,9 secondi tra il tempo basato sugli orologi atomici e quello, astronomico, basato sull’osservazione della rotazione terrestre. Negli ultimi trentatré anni è successo venticinque volte. Venticinque secondi in più che sono serviti a rendere “armonico” il nostro tempo universale coordinato (UTC), il tempo ufficiale del pianeta, con il ritmo della Terra. D’altra parte, lo diceva Aristotele “il tempo è un artifizio umano così come il bello e il giusto”. Una convenzione insomma, che pure governa, e non solo misura, la nostra esistenza. Come insegnano i filosofi, che sull’argomento non hanno mai smesso di dissertare, dal greco ricaviamo due differenti modi per indicare il tempo: Chronos, che è poi la divinità che ha il compito di numerare e quantificare gli eventi, e …

L’immagine del mondo

[Pubblicato su Dove luglio 2015] Tre mesi a passeggio per le valli Dolomitiche indossando un trekker, che è poi uno zaino attrezzato con quindici fotocamere per una panoramiche a 360 gradi, batterie al litio, hard disk e un sistema di navigazione. Tre mesi a mappare, scattare, localizzare. È quella che un tempo Susan Sontag avrebbe chiamato una partita di caccia, fatta di mirini puntati e immagini catturate con uno scatto. Una partita organizzata per collezionare il mondo perché, appunto, “la conseguenza più grandiosa della fotografia è che ci dà la sensazione di poter avere in testa il mondo intero, come un’antologia di immagini” (Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società, Einaudi). Se poi le fotografie sono tante, sommate e mappate per rendere tutto raggiungibile almeno con gli occhi, ecco che il risultato è, più che un’antologia, un’esperienza. È così che oggi, con lo Street View di Google Maps, pure stando comodamente seduti in salotto, si può salire fino al monte Civetta o esplorare il nevaio delle Dolomiti del Brenta. Uno zoom, e quasi si …