All posts tagged: Dove

Una certa idea di Giappone

Se proprio dobbiamo ricercare una data per dare un inizio certo all’infatuazione verso il sognato Giappone, quella è il 1854, anno in cui l’ammiraglio americano Matthew Perry entrò con le sue navi nella baia di Edo e mise la parola fine a quel sakoku (“paese blindato”) decretato dallo shōgun Iemitsu nel 1641. Prima di allora, a parte i commercianti olandesi che transitavano nel porto di Nagasaki e qualche missionario, ogni forma di contatto tra la popolazione giapponese e gli stranieri, in patria e altrove, era di fatto proibita. Un isolamento che aveva accresciuto il desiderio e l’immaginazione e che portò a un diffuso entusiamo dello stile e del gusto europei battezzato, nel 1872, dal critico francese Philippe Burty con il termine di japonisme. Nessuno ne fu indenne, visto che le stampe ukiyo-e, le così dette “immagini del mondo fluttuante” del periodo Tokugawa (1615-1868) arrivate in Francia come carta per gli imballaggi per l’Esposizione Universale del 1867, furono di ispirazione a un’intera generazione di pittori, da Claude Monet (che ritrasse la moglie Camille con kimono e …

Viaggio verso l’altro. E l’altrove

“Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini” diceva Ibn Baṭṭūṭa. Il Marco Polo arabo in trent’anni percorse più di 117 mila chilometri in quarantaquattro nazioni, dall’Africa al sud-est asiatico, e, per primo, raccontò il sentimento del passaggio da un mondo a un altro; la sensazione, un misto di smarrimento e sorpresa, nell’incontrare un altrove sconosciuto. Lui, marocchino, musulmano, tra i più grandi esploratori della storia, al seguito del corteo della terza moglie del sovrano dell’Orda d’Oro Uzbek Khan, era, nel 1334, a Costantinopoli, ospite dell’imperatore bizantino e incantato dalla maestosità della basilica di Santa Sofia. In verità, si leggerà, l’incanto non è di per sé garanzia d’incontro con l’alterità. E, non sempre, chi tutto vede, tutto conosce. Certo, come dice Franco Riva, docente alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano e autore di Filosofia del Viaggio (Castelvecchi ed.): «Nessuno viaggerebbe più se non credesse ancora di incontrare qualcosa di diverso da sé. Se non confidasse in un po’ di meraviglia. Il bisogno di un altrove è così necessario che, quando …

Facciamoci un dono

C’è un’antica fiaba africana in cui una madre regala ai suoi due figli due bellissimi uccelli dalle piume rosso e oro. È un dono magnifico e inaspettato, ma poiché ognuno dei regali ne fa quello che gli pare, mentre un figlio se lo mangia, l’altro lo usa per conquistare una principessa. E nel frattempo, anche per aiutare pescatori, tagliatori di canne, raccoglitori di grano e persino un grosso baobab. Se c’è una cosa che abbiamo imparato dall’antropologo francese Marcel Mauss, che sul dono ha scritto nel 1923 uno dei libri ancora oggi di riferimento (Saggio sul dono, ripubblicato anni fa da Einaudi con la prefazione di Marco Aime), è che la virtù del dono non sta tanto nel suo valore intrinseco, quanto nella sua capacità di creare relazioni umane. Una relazione che si articola in tre momenti, dare – ricevere – contraccambiare, e che, se non viene esercitata, se non si alimenta nella sua circolarità, semplicemente si spezza. E insieme a essa, il senso profondo del dono. Il che, proprio nel mese di diversi ed …

Ai confini del corpo

[Pubblicato su Dove novembre 2015] Per impiantarsi un biochip tra il pollice e l’indice ci vogliono cinque secondi e un bisturi con ago di circa tre millimetri. Nessuna anestesia e tanta voglia di sperimentare che cosa, nella vita di tutti i giorni, significa connettere il proprio corpo alla Rete. Lo sta facendo Povel Torudd, ideatore del progetto e capo comunicazione di Kaspersky Lab Europe, una delle più grandi aziende al mondo che si occupa di sicurezza informatica. Insieme alla comunità svedese di bio-hacking BioNyfiken, Kaspersky Lab sta provando a passare dall’Internet of Things all’Internet of Us. Da un mondo in cui sono gli oggetti a essere connessi e parlanti tra loro, a un’umanità connessa a sua volta e dotata di un corpo “aumentato” con una tecnologia che permette di aprire porte, accedere ai device personali, fare acquisti. «Dopo pochi giorni dall’impianto, mi ero già dimenticato di avere un chip. E oggi, passati otto mesi, penso a lui solo come a un “aggiornamento” utile per il mio corpo, ma è anche piacevole sentirsi parte di una piccola …

La lettura ci salverà

[Pubblicato su Dove ottobre 2015] Quando, nel febbraio di 2013, dalle pagine di Le Monde, Philip Roth profetizzò la riduzione, in trent’anni, dei lettori di vera letteratura in un numero pari a quello degli odierni frequentatori delle poesie in latino, non abbiamo fatto una piega. E pure quando, dai guru dei formati elettronici e della comunicazione online d’Oltreoceano, sono arrivati gli editti apocalittici sulla sparizione del libro di carta, la resistenza è stata poca. Poi, si è scoperto che, dagli Usa, al posto dell’invasione degli ebook (rimasti fermi a poco più del 20 per cento), è arrivata la riscossa delle librerie indipendenti, e che, invece della lettura mordi e fuggi, c’è un nutrito gruppo di persone, distratti millennials compresi, che preferiscono concedersi lunghe letture sfogliando pagina dopo pagina. Questo, per riassumere. Ma, volendo parlare di “cibo per la mente”, e dei diversi modi per procurarsene, un tentativo di non cadere in eccessive semplificazioni va fatto. Maryanne Wolf, per esempio, docente di scienze cognitive alla Tufts University di Boston, internazionalmente nota per aver scritto in Proust …

Tempo al tempo

[Pubblicato su Dove settembre 2015] Pochi se ne saranno accorti, ma la notte tra il 30 giugno e 1 luglio scorsi, abbiamo avuto un secondo di tempo in più. Lo ha deciso, come gli compete, l’International Earth Rotation and Reference Systems Service che ha compensato con il così detto “secondo intercalare” la differenza di 0,9 secondi tra il tempo basato sugli orologi atomici e quello, astronomico, basato sull’osservazione della rotazione terrestre. Negli ultimi trentatré anni è successo venticinque volte. Venticinque secondi in più che sono serviti a rendere “armonico” il nostro tempo universale coordinato (UTC), il tempo ufficiale del pianeta, con il ritmo della Terra. D’altra parte, lo diceva Aristotele “il tempo è un artifizio umano così come il bello e il giusto”. Una convenzione insomma, che pure governa, e non solo misura, la nostra esistenza. Come insegnano i filosofi, che sull’argomento non hanno mai smesso di dissertare, dal greco ricaviamo due differenti modi per indicare il tempo: Chronos, che è poi la divinità che ha il compito di numerare e quantificare gli eventi, e …

L’immagine del mondo

[Pubblicato su Dove luglio 2015] Tre mesi a passeggio per le valli Dolomitiche indossando un trekker, che è poi uno zaino attrezzato con quindici fotocamere per una panoramiche a 360 gradi, batterie al litio, hard disk e un sistema di navigazione. Tre mesi a mappare, scattare, localizzare. È quella che un tempo Susan Sontag avrebbe chiamato una partita di caccia, fatta di mirini puntati e immagini catturate con uno scatto. Una partita organizzata per collezionare il mondo perché, appunto, “la conseguenza più grandiosa della fotografia è che ci dà la sensazione di poter avere in testa il mondo intero, come un’antologia di immagini” (Sulla fotografia. Realtà e immagine nella nostra società, Einaudi). Se poi le fotografie sono tante, sommate e mappate per rendere tutto raggiungibile almeno con gli occhi, ecco che il risultato è, più che un’antologia, un’esperienza. È così che oggi, con lo Street View di Google Maps, pure stando comodamente seduti in salotto, si può salire fino al monte Civetta o esplorare il nevaio delle Dolomiti del Brenta. Uno zoom, e quasi si …

Per 15 minuti di felicità

[Pubblicato su Dove giugno 2015] Il volo da Londra a New York non era mai stato così comodo. Nonostante quella coperta cangiante e quella fascia con auricolare sulla fronte. Poi le istruzioni, certo. È questo quello che devono aver pensato i primi passeggeri del British Airways 189 Dreamliner in volo da Heathrow al John F. Kennedy che hanno accettato di farsi avvolgere dalla così detta “coperta della felicità”. Un panno morbido intessuto di fibre ottiche e sensori capaci di captare onde cerebrali e stato meditativo del viaggiatore trasmessi via bluetooth da un dispositivo di neuro-registrazione. Dal rosso al blu, a 30 mila piedi, e si scopre se si è tesi o rilassati, con sette varianti emozionali che comprendono godimento, convivialità, appartenenza, sicurezza, controllo, vitalità. Una questione di luci e colori, insomma, per monitorare quale sia il momento più appagante durante il volo. A questo, sembra, si è ridotta la misura, e la ricerca, della felicità. Con buona pace delle colte dissertazioni filosofiche, da Socrate (“Tu, Antifonte, sembri convinto che la felicità consista nel lusso e …

Felicità, istruzioni per l’uso

[Pubblicato su Dove giugno 2015] App, manuali, libri culto e corsi pratici. Il business della felicità non ha fine. Supportato da continue indagini e studi universitari a sostenere la scientificità dei consigli impartiti. Si va dal Canadian Medical Association Journal che ha “scoperto” che felicità fa spesso rima con un’aspettativa di vita più lunga, alle università di Amsterdam e Vancouver che all’unisono dichiarano che la ricetta perfetta è dedicarsi a figli e famiglia. E poi c’è il The World Happiness Database, sede Rotterdam, che assicura: la chiave è avere una vita attiva, se non altro perché l’attività fisica genera benefiche endorfine. Terreno divulgativo più che fertile per la nascita di professioni postmoderne come i coach della felicità, professionisti del benessere mentale che guidano in paradisiaci stati (d’animo). Così abbiamo Marcolina Sguotti, sociologa ed ex assistente di Francesco Alberoni, che per Franco Angeli pubblica Allena la felicità! 25 ispirAzioni per realizzare l’obiettivo più importante della tua vita, o il guru Teresa Belton, ricercatrice dell’università di East Anglia, che nel suo Happier People, Healthier Planet, spiega come …

Scandinavia Dreaming

[Pubblicato su Dove Viaggi maggio 2015] A volte, lo si scorge fin dall’aeroporto di Longyearbyen. Una gemma che rispecchia il sole di mezzanotte e, durante la notte polare, la luce turchese emanata dalle fibre ottiche immerse nelle superfici vetrate. L’opera dell’artista norvegese Dyveke Sanne, Perpetual Repercussion, doveva servire a due cose: rendere visibile ciò che è conservato a 130 metri dentro la costa dell’altopiano del Platåfjellet, e far riflettere sul perché i Paesi nordici avessero deciso di costruire, a poco più di mille chilometri dal Circolo Polare Artico, un caveau gigantesco per conservare 4,5 milioni di semi, lo Svalbard Global Seed Vault. Gli ultimi arrivati, lo scorso febbraio, sono stati, insieme alle poche centinaia di fortunati universitari che, da tutto il mondo, bramano frequentare l’Unis, l’Università di Biologia, Geologia, Geofisica e Tecnologia artiche, i 218 degli alberi delle foreste scandinave, tra cui le sementi di un vecchio pino di Tranøy. Ma ci sono anche colture come riso, mais, frumento, manioca o noce di cocco. Dicono che vogliono essere sicuri che, qualsiasi cosa accada, la biodiversità agricola …