All posts tagged: eating design

Il ristorante piace micro

[Articolo pubblicato su Lei Foodie il 28 aprile 2014] Un investimento medio di 120 mila euro, tanta passione e un certo intuito imprenditoriale. L’idea, invece, arriva da New York, dove i micro-ristoranti a micro-menu (una o due specialità al massimo) stanno registrando un successo di clienti e di fatturato. Pochi metri quadrati con cucine a incastro e tavoli per pochi, quando non un’unica vetrata con tavolino all’esterno (il resto in piedi o take away), che stanno diventando il posto preferito per la pausa pranzo o lo spuntino veloce prima e dopo un cinema. «Il modello americano è perfetto anche per il nostro Paese» dice Lucio Miranda, presidente di Export Usa. «E in effetti, qualche esempio, dai panzerotti alla polenta, esiste già. Il fatto è che la cucina italiana si presta molto a questo modello di business per la ristorazione: basta avere una base, semplice come la pasta o le piadine, che può essere cucinata in modi differenti». Il segreto però, è ovviamente essere originali. E mescolare la cultura gastronomica locale con una certa dose di …

Si fa presto a dire plastica

  [Articolo pubblicato su Lei Foodie] Non è facile inventarsi cose nuove. Non è facile perché i nostri gesti, anche alimentari, sono gli stessi da sempre. Al pari dei nostri bisogni essenziali. Esiste però, un margine di innovazione che consiste nel cercare di dare ascolto e forma ad alcune voci apparentemente distanti dalla disciplina del design. Così, se devi provare a pensare di innovare gli oggetti della tavola, chiamare chi lavora nelle cucine e nelle sale dei ristoranti, può essere una buona strada. Sono passati 40 anni da quando, negli anni Settanta, Anna Castelli Ferrieri e Franco Raggi davano il via alla collezione Kartell in tavola. Allora, innovare significava soprattutto un materiale figlio del boom economico e della rivoluzione dei costumi: la plastica. Bastava lei, colorata e leggera, e il rito ingessato del pranzo diventava un atto di libertà. Oggi, sofisticati some siamo, è tutto un po’ più complicato. Lo sanno bene gli chef, vere e proprie star che hanno capito che per stuzzicare gli appetiti non basta più solo una ricetta, ma anche una buona dose di spettacolo condita da un’efficace …

Ido Garini: bere è una magia

[Articolo pubblicato sulla mia pagina autore di LeiFoodie] Non sarebbe meraviglioso assaggiare la storia? Assaporare i misteri dei popoli antichi, sentire il sapore delle meraviglie del Rinascimento, gustare gli intrighi delle grandi corti europee? Sono state queste le domande che Ido Garini, eating designer di origini israeliane e fondatore di Studio Appétit, si è posto all’inizio del progetto che ha portato alla formulazione di Elixir. Presentato durante l’ultimo Design Miami all’inizio di dicembre, Elixir comprende una serie di pozioni che, solleticando subconscio e papille gustative, evocano i diversi periodi della storia dell’Uomo. Nulla a che fare con Harry Potter o Asterix dunque, ma se mai un ripercorrere, attraverso profumi e sapori, il culto del bere magico. Si comincia con la Pozione numero 1 e un mix di liquirizia, cannella, ortica  e semi di cardo mariano che ci ricorda il Nuovo Regno dell’antico Egitto. Poi l’Impero Romano, con foglie di ulivo, fichi, bulbi di rosa e cardamomo. Quindi la consapevolezza e l’armonia dei Maya: cacao, vaniglia, peperoncino, verbena e flor de Muerto (la calendula), e la grandezza dell’Impero Mongolo: tè nero, zafferano, fiordaliso. Con la Pozione numero 5 arriviamo infine alla dinastia …

Il mondo in un cucchiaio

[Articolo pubblicato sulla mia pagina autore di LeiFoodie] Lo sapevate che un formaggio ha un sapore più salato se assaggiato da un coltello invece che da una forchetta? E che un cucchiaino bianco e leggero fa percepire uno yogurt più denso e ricco? Provate poi a prendere una crema con diversi cucchiai placcati argento, oro, acciaio, o rame: scoprirete che anche il materiale, oltre al colore e alla forma, hanno il potere di modificare la percezione del sapore e quindi, l’esperienza stessa del mangiare. A dirlo, sono diverse ricerche del Dipartimento di Experimental Psychology dell’Università di Oxford diretto da Charles Spence, già sperimentatore e promotore della sinestesia legata al cibo, ovvero a quel vissuto che più frequentemente contamina sensi e percezioni diverse. Un esempio? La famosa Heinz Beanz ha chiesto al duo terribile dell’eating design britannico Bompas&Parr, una consulenza per il lancio dei suoi fagioli in scatola, e loro, per esaltare i nuovi sapori, hanno pensato bene di servirli con dei cucchiaini musicali: i suoni della tipica Punjabi Bhangra per la versione speziata, echi mediterranei per quella con aglio, e una melodia di percussioni su tamburelli e lattine per gli …

Un capolavoro di tavola. Imbandita

[Articolo pubblicato con la fotogallery nella mia pagina autore di LeiFoodie] Si dice l’arte di apparecchiare la tavola, ma quali e come le opere d’arte raccontano i modi di stare a tavola? Che cosa ci dicono i capolavori di maestri olandesi, francesi e italiani sugli stili della convivialità? A tavola. Apparecchiare nel tempo e nella cultura è uno studio promosso dall’Università degli Studi di Milano in collaborazione con Alessi e che proseguirà, nel corso del 2014, sul sito di Tavole ad arte. In attesa, proviamo a costruire un percorso nel tempo, e nell’arte, per guardare con occhi diversi, più attenti ai dettagli quotidiani, capolavori famosi. Così, osservando la miniatura di Jean Fouquet per il banchetto dato a Parigi nel 1378 per Carlo V Il Saggio, e realizzata per Les Grandes Chroniques de France, noteremo che ogni commensale ha due coltelli, un contenitore per il sale, un tovagliolo, pane e un piatto (1455-1460). Nessuna forchetta visto che, questa posata, non si affermerà prima del Seicento, e una tavola scarna, poiché solo nella seconda metà del Settecento, quando la vita sociale si fa più …

Eater-tainment, l’emozione è servita

[Articolo sulla mia pagina autore di LeiFoodie] L’ultimo rapporto di Azti Tecnalia, centro spagnolo all’avanguardia nella ricerca delle tendenze alimentari in Europa, lo aveva detto. Tra le espressioni più forti del cibo prossimo e venturo, ci saranno l’Eater_tainmente il Super Sense, ricette emotive e gastronomiche capaci di trasformare l’atto del mangiare in un’esperienza emozionale e spettacolare. Una sorta di nuova forma d’arte, di sperimentazione, talvolta di provocazione, che guarda al cibo al di là delle sue potenzialità nutritive. In un certo senso, si possono considerare l’Eater_tainment e il Super Sense l’evoluzione più estrema del food design e dell’eating design. Se, come ama sottolineare l’olandese Marije Vogelzang, non è il cibo, in sé naturalmente perfetto, che può essere progettato, bensì l’atto del mangiare, allora si possono ripensare e “cucinare” anche le esperienze che questo atto provoca. Non servono citazioni letterarie per essere consapevoli che il gusto e l’olfatto agiscono su memoria ed emozioni. Ma c’è chi, di questo trucco gastronomico, ne ha fatto un mestiere. Gli inglesi dell’Experimental Food Society per esempio, dal 2011, ogni fine novembre, organizzano nella capitale inglese una serie di banchetti evento …

Cibo, che spettacolo!

  Gustare per credere. Temere, ridere, rabbrividire, gioire. Una sfoglia di cavolfiore bianco appoggiata su un letto di caviale e una crema di latte. À la carte, un assaggio di ansia che a poco a poco svanisce in un sentore di terrore. Ma se mordi il crisantemo giallo che avvolge i pop corn ricoperti di cioccolato bianco croccante, ecco che prevale il gusto del divertimento e il sapore salato della sorpresa. Vincendo le vostre resistenze, potreste anche decidere di farvi spruzzare direttamente in bocca qualche goccia di rabbia momentanea: uno sciroppo di granatina rossa miscelato dentro un dispenser per profumo. Benvenuti al Guerrila Restaurant di Ayako Suwa, fondatrice della giapponese Food Creation. Imbattervi non è facile, visto che l’ultimo è stato ospitato per una sola sera nelle sale del Direktorehaus Museum di Berlino lo scorso giugno, e che per il prossimo one night dinner europeo si dovrà aspettare, segretamente, il 2013, ma parteciparvi è sicuramente un’esperienza unica. «Ho sempre concepito il cibo al di là delle sue caratteristiche gastronomiche o nutritive» dice Ayako. «Anzi, la …

Claude Fischler: il cibo siamo noi

[Pubblicato su Sette il 19 ottobre 2012] Mangio, dunque sono. Due parole per riassumere il pensiero di Claude Fischler. Direttore della ricerca presso il CNRS, l’agenzia nazionale di ricerca francese, responsabile del Centre Edgar Morin, in Italia noto anche per il saggio L’onnivoro, ha sempre indagato il ruolo del cibo e dell’alimentazione nelle società. Perché il cibo riguarda tutti, e tutto: il tempo e lo spazio, la salute e il piacere, la qualità della vita e l’ambiente. Cibo come identità valore culturale: questo, in poche parole, il cuore della sua ricerca. Oggi, in tempo di individualismo esasperato, questo legame sembra in crisi… L’individualismo è una delle cause della dissoluzione dell’identità collettiva. Succede anche a tavola, dove sono cambiate regole e modi della condivisione del cibo. Mangiamo sempre più spesso soli e sempre più spesso la nostra alimentazione è su misura, ritagliata su specifiche esigenze nutritive: sono quelle che io definisco les alimentations particulières, una sorta di negativo fotografico del pasto come lo abbiamo inteso finora: consumato in gruppo dividendo lo stesso cibo. Questo significa che cambia …

Carl Warner o il cibo-paesaggio

Articolo pubblicato su LeiWeb il 7 giugno 2012 Per alcuni è un bisogno, per altri un’ossessione, per altri ancora materiale d’arte. Chissà che cosa avrebbe detto il nostro Giuseppe Arcimboldo, pittore di gorgiere di spighe di grano e acconciature di pesce fresco, dei paesaggi alimentari del fotografo inglese Carl Warner. Lui dice di essersi ispirato all’arte surrealista di Salvador Dalì, ai mondi visionari di Patrick Woodrooffe e alle cover per album musicali di Hipgnosis, ma il rimando patriottico a noi pare evidente. Quel che è certo, invece, è che il rapporto con il cibo, dalla corte della Milano del Cinquecento ai set pubblicitari di Warner, è cambiato (nella foto, Broccoli Forest). E per chi si può permettere di scherzarci sopra, più che un sostentamento è diventato uno stile di vita: dal Fast al Junk Food, dallo Slow al Fingers Food, fino alla Food Art Experience e al Food Design… Come dire che il cibo, da solo, non basta più, mentre è forte il bisogno di condirlo con un contenuto di costume capace di trasformarlo da semplice nutrimento a esperienza dei sensi. Senza scomodare …