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Cosa insegniamo ai nostri figli

L’esempio vale più di mille parole. Spero che su (almeno) questa affermazione si possa essere tutti d’accordo. Quindi facciamo uno sforzo ulteriore e domandiamoci cosa, ogni giorno, insegniamo ai nostri (ingestibili dicono) figli. L’altra sera per esempio ero al cinema e nel bel mezzo di una scena topica la signora della fila davanti, leggermente spostata sulla mia sinistra, ha tirato fuori dalla borsa il suo smartphone 37 pollici e si è messa a scrivere dei messaggi su Whatsapp. Quasi quasi riuscivo a leggere l’argomento della chat, se non che il riverbero luminoso dello schermo era così fastidioso da costringermi, dopo qualche minuto, a chiederle cortesemente di abbassare (almeno) il cellulare. Alla fine del film, la bionda signora con il filo di perle si è scusata dicendomi: «Non volevo disturbare, volevo solo sapere come stava mia figlia e scambiare due messaggi». Non le ho risposto. Avevo appena visto dei brandelli di cervello deflagrare sulla faccia di un altro e, quindi, non le ho risposto. Come non vi dico che, sarà capitato anche a voi, ancora oggi, ogni volta che sono …

Ottavo. Mi dica Lei

«Ho dato del ‘tu’ alla professoressa di musica, poi ho chiesto subito scusa, però…». Mai limite e confine alle convenzioni sociali fu posto in maniera più netta. Fino alla scuola primaria, la maestra è ‘la’ Monica, ‘la’ Raffaella, ‘la’ Michela, ‘la’ Paola… e così via. Poi, con l’ingresso nella prima adolescenza dare del ‘lei’ diventa regola inderogabile. C’è persino chi urla contro chi sgarra rintracciando, in questa convenzione sociale, il segno di una sorta di italianità…. Salutare, rivolgersi con cortesia al prossimo, non è solo buona educazione: ricordo che quando vidi, più o meno all’età di mio figlio, Miracolo a Milano, per giorni in classe ci divertimmo a salutarci con un Buongiorno! richiamando la famosa frase dei ciclisti che si involavano “verso un regno dove buongiorno vuol dire davvero buongiorno”. In tutte le scuole olandesi per esempio, ai bambini viene insegnato di salutarsi e presentarsi stringendosi la mano e guardandosi negli occhi. Mio figlio l’ha fatto, avendo frequentato una scuola montessoriana, per tutti i cinque anni della scuola primaria. Sull’ingresso, salutava e stringeva la mano alla maestra che lo accoglieva, e quindi entrava. Questo …