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La scuola non fa festa

Mentre ci apprestavamo ad allestire le feste natalizie e quindi a godercele sono stati presentati, quasi in contemporanea, due importanti rapporti sulla scuola e sulle competenze matematiche e scientifiche: il rapporto Timms 2015 e l’Ocse-Pisa sempre 2015. Le rilevazioni di Ocse Pisa le conosciamo già, meno conosciuti sono forse gli acronimi di Timms, che è un centro studi internazionale del Boston College, e di IEA, ovvero International Association for the Evaluation of Educational Achievement, che è una cooperativa internazionale indipendente di istituti di ricerca nazionali che ha condotto studi sulle performance scolastiche cross-nazionali fin dal 1959, aprendo la strada alle valutazioni comparative. Si tratta quindi, di studi e di risultati piuttosto attendibili. Che cosa ci dicono questi risultati? Ci dicono che siamo messi malino. In matematica non riusciamo a migliorare (secondo Timms c’è persino una leggera flessione di un punto dal 2007), e anche se l’Ocse ci dà in lieve miglioramento rispetto alla nostra media, bisogna dire che considera i risultati dei 15enni in un intervallo di tre anni e quando si va a guardare l’Italia, anche se si posiziona attorno alla …

Due chiacchiere con Raffaele Mantegazza

Raffaele Mantegazza è professore in scienze dell’educazione e formazione all’Università Bicocca di Milano. Si occupa di Pedagogia generale e sociale e ha scritto molti libri in merito. Ho fatto due chiacchiere con lui in occasione della mia inchiesta sul merito a scuola pubblicata su Gioia! (la potete leggere a questo link). Quella che segue è l’intervista integrale. Merito e scuola, un binomio difficile, proviamo a dire perché? Se si vuole definire che cosa sia il merito scolastico, il merito di una scuola, secondo me è necessario partire da quello che è il mandato della scuola secondo la nostra Costituzione, e cioè quello di formare il cittadino e il cittadino è colui che sa condividere il proprio sapere, che sa collaborare e mettere a disposizione i propri talenti nella comunità. Ecco, se la scuola deve fare questo, allora il merito non è del ragazzino che sa tutto, ma di quello che è in grado di condividere il proprio sapere. Andare bene a scuola, significa anche saper collaborare con gli altri in un gruppo di lavoro soprattutto disomogeneo, essere propositivo, …

Cosa insegniamo ai nostri figli

L’esempio vale più di mille parole. Spero che su (almeno) questa affermazione si possa essere tutti d’accordo. Quindi facciamo uno sforzo ulteriore e domandiamoci cosa, ogni giorno, insegniamo ai nostri (ingestibili dicono) figli. L’altra sera per esempio ero al cinema e nel bel mezzo di una scena topica la signora della fila davanti, leggermente spostata sulla mia sinistra, ha tirato fuori dalla borsa il suo smartphone 37 pollici e si è messa a scrivere dei messaggi su Whatsapp. Quasi quasi riuscivo a leggere l’argomento della chat, se non che il riverbero luminoso dello schermo era così fastidioso da costringermi, dopo qualche minuto, a chiederle cortesemente di abbassare (almeno) il cellulare. Alla fine del film, la bionda signora con il filo di perle si è scusata dicendomi: «Non volevo disturbare, volevo solo sapere come stava mia figlia e scambiare due messaggi». Non le ho risposto. Avevo appena visto dei brandelli di cervello deflagrare sulla faccia di un altro e, quindi, non le ho risposto. Come non vi dico che, sarà capitato anche a voi, ancora oggi, ogni volta che sono …

Ottavo. Mi dica Lei

«Ho dato del ‘tu’ alla professoressa di musica, poi ho chiesto subito scusa, però…». Mai limite e confine alle convenzioni sociali fu posto in maniera più netta. Fino alla scuola primaria, la maestra è ‘la’ Monica, ‘la’ Raffaella, ‘la’ Michela, ‘la’ Paola… e così via. Poi, con l’ingresso nella prima adolescenza dare del ‘lei’ diventa regola inderogabile. C’è persino chi urla contro chi sgarra rintracciando, in questa convenzione sociale, il segno di una sorta di italianità…. Salutare, rivolgersi con cortesia al prossimo, non è solo buona educazione: ricordo che quando vidi, più o meno all’età di mio figlio, Miracolo a Milano, per giorni in classe ci divertimmo a salutarci con un Buongiorno! richiamando la famosa frase dei ciclisti che si involavano “verso un regno dove buongiorno vuol dire davvero buongiorno”. In tutte le scuole olandesi per esempio, ai bambini viene insegnato di salutarsi e presentarsi stringendosi la mano e guardandosi negli occhi. Mio figlio l’ha fatto, avendo frequentato una scuola montessoriana, per tutti i cinque anni della scuola primaria. Sull’ingresso, salutava e stringeva la mano alla maestra che lo accoglieva, e quindi entrava. Questo …