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Figli di due culture

«Vedere i nostri figli felici, curiosi e appassionati alla vita, capaci di adattarsi e rapportarsi agli altri è la dimostrazione che una famiglia biculturale è un modello positivo». Christine, madre parigina e papà bergamasco, è ottimista, e ha ragione. Quando ha conosciuto Othman aveva 15 anni, frequentava la scuola francese, e lui era appena arrivato in Italia dalla Tunisia insieme ai genitori. Poi sono nati Ines ed Elias, che da qualche tempo ha cominciato a prendere lezioni di arabo. «Noi cerchiamo di essere autentici ed, essendo in Italia, in famiglia parliamo italiano. I nostri figli sentono abitualmente però anche il francese, il tunisino, l’arabo, e le lingue, lo sappiamo, aiutano a definire la propria identità. Elias, anche se ha solo 11 anni, questo lo sa, come sa che imparandole può sentirsi a casa in Paesi diversi. Per il resto, credo che l’esempio quotidiano sia importante: io non indosso il velo, non faccio il Ramadan, ma ho acconsentito alla circoncisione e alla sua richiesta di praticare il digiuno per mezza giornata. In casa festeggiamo anche il …

Infedeltà finanziaria. Quello che le coppie non dicono

«Avevamo programmato il nostro futuro insieme. E poiché guadagnavamo più o meno la stessa cifra, per comodità avevamo deciso che le mie entrate avrebbero coperto le spese correnti – i vari supermercati, gli acquisti per i figli, il medico – e le sue, le bollette e l’accantonamento per i risparmi e la nuova casa. Per gli imprevisti e le vacanze, ci siamo sempre regolati di volta in volta, e io, in effetti, non ho mai controllato… ma quando è stato il momento di versare la caparra per il piccolo appartamento in montagna che avevamo tanto desiderato, i soldi erano spariti. Mio marito non aveva mai messo da parte nulla, e, a parte pochi spiccioli, non sono mai riuscita a sapere che fine avessero fatto…». Anche al momento della separazione, e nonostante il lavoro della mediatrice familiare affinché la coppia capisse che la risposta etica poteva essere diversa da quella giuridica, Paola (nome di fantasia, ndr) non ha mai saputo la verità sui soldi del compagno di vita. «È stato come un tradimento di carne e …

A scuola di empatia

Non bastava il capovolgimento dell’effetto Flynn a dirci che la curva del quoziente intellettivo globale sta volgendo pericolosamente verso il basso, ora anche l’empatia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro, secondo uno studio dell’Università del Michigan che l’ha “misurata” a 14 mila studenti per una trentina d’anni, sta avendo un tracollo. Un’ascesa verso l’indifferenza, il culto di sé, il narcisismo, verificatasi soprattutto dopo gli anni Duemila, e che ha cominciato a creare qualche allarme. Perché la mancanza di capacità empatiche non ha effetti solo etici, ma anche cognitivi. Come ci hanno dimostrato le neuroscienze, dalla scoperta dei neuroni specchio in poi, è grazie all’empatia che noi possiamo costruire relazioni sociali efficaci, prendere le decisioni giuste, fare previsioni sulla nostra vita e stabilire obiettivi, capire ciò che accade intorno a noi. Cosa ci sta succedendo dunque? «L’essere umano è biologicamente programmato per essere empatico, ma per diventare capaci di gestire e capire le emozioni nostre e quindi degli altri, il sistema nervoso deve maturare in un ambiente “sufficientemente sicuro”. La nostra società, nonostante garantisca condizioni …

Emanuela Maccarani: fatica, sorellanza, resilienza. Il segreto delle “farfalle”

Se fosse solo una questione di cerchi, nastri e clavette, salti e pivot, non si capirebbe il potere di quell’incantesimo. Bisogna andare dove la magia nasce, all’Accademia Internazionale di Ginnastica Ritmica di Desio, dove le “Farfalle” lavorano con tuta e ginocchiere, riprovando e riprovando lo stesso gesto per centinaia di volte, ricercando spasmodicamente quell’unisono armonico che le ha coperte di medaglie. Per la precisione, da quando le allena Emanuela Maccarani, cioè dal 1996, tra Mondiali, Europei e Olimpiadi, sono 43. Un palmarès che ha richiamato verso il movimento migliaia di ragazzine, passando dalle 5700 tesserate del 2016 alle 16600 di oggi. Con i due pass olimpici individuali e uno di squadra per Tokyo 2020 in tasca, siete una certezza dello sport italiano: siete riuscite a cambiare il modo in cui viene percepita la ginnastica ritmica? Il nostro è uno degli sport considerati minori, ma quando nel quotidiano si nominano le “farfalle”, allora capisci che queste ragazze sono entrate nell’immaginario comune. L’altro giorno per esempio, in aereo, sedeva accanto a me un padre di un ragazzino …

Il pianeta salvato dai (quasi) vegani

Quando, un paio di anni fa, Bill Gates assaggiò una delle prime versioni di carne biomimetica, ovvero una carne vegetale capace di ricreare sapore, consistenza ed esperienza sensoriale del tutto simili alla carne vera, disse che quello che stava mangiando non era solo un sostituto intelligente della carne, ma il futuro del cibo. Aveva ancora una volta ragione, il solito Bill, che se la nostra consapevolezza sull’alimentazione salutare aumenta, non cala invece il desiderio di cibarci di carne. E d’altra parte, come sottolinea lo studio di The Good Food Institute, quando dobbiamo scegliere cosa mettere nel piatto, è il palato che comanda e, con una popolazione mondiale che entro il 2050 arriverà a 9,8 miliardi, la domanda di cibo derivato da animali è destinata ad aumentare del 70 per cento. Basta fare due semplici conti per capire che la Terra non reggerà a questa richiesta: «L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite ribadisce che il vero problema del nostro pianeta è l’uso di terra agricola per l’allevamento di animali», dice Sebastiano Cassia Castiglioni (la mia intervista completa …

Infobesity: malati di (troppa) informazione

Sessantaquattro secondi. Questo è il tempo che impieghiamo per recuperare la concentrazione ogni volta che riceviamo una notifica sul nostro smartphone. «È stato calcolato che, in seguito a queste continue interruzioni, si perde circa mezza giornata a settimana di lavoro» dice Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, tra i massimi esperti di dipendenze tecnologiche. Tra queste, l’infobesity, il sovraccarico cognitivo causato dall’abnorme quantità di informazioni da cui siamo continuamente bombardati, e a cui sentiamo il dovere di rispondere. Un flusso ininterrotto di mail, messaggi, avvisi, che ci spinge a fare acquisti più velocemente, prendere decisioni in pochi secondi, controllare continuamente il cellulare, farci restare incollati allo schermo ore e ore, e che soprattutto ci fa lavorare meno e peggio. Basta infatti un cellulare sul tavolo che la comunicazione tra due persone è meno costruttiva, dicono le ricerche, e qualcuno se ne sta accorgendo. Disconnessi e (più) produttivi «Sono le aziende per prime a capire che l’eccesso di stimoli a cui siamo sottoposti dai nostri device incide negativamente sulla nostra produttività» continua Lavenia. «Il telefonino acceso durante …

Sebastiano Cossia Castiglioni, la carne del futuro non sarà di carne

Lo definiscono un imprenditore attivista. I suoi interessi sono il vino, il cibo, la tecnologia, l’arte, ma soprattutto gli animali e i loro diritti. E il pianeta tutto, che lo sfruttamento del suolo ha un effetto disastroso sul cambiamento climatico. Sono cose risapute. E quello che mi colpisce di più di Sebastiano Cossia Castiglioni, in questi tempi di affannosa ricerca di profitti, e in breve tempo, è che si possa muovere denaro e contemporaneamente pro-muovere uno stile di vita equo. Ma mi colpisce anche l’esistenza visione in grado di com-prendere la complessità che ci circonda, visione che sembra sostenere i suoi investimenti. Lo incontro per parlare della carne del futuro, dei voli in borsa di Beyond Meat, il che in parte significa riflettere su come va il mondo e di come possiamo veicolare un’altra idea di impresa. Cosa c’è dietro il Castiglioni pensiero? Una visione che mi accompagna da 35 anni: avevo 15 anni quando per la prima volta mi sono concentrato sul tema etico degli animali e sull’interazione con l’uomo. È questo che forma la mia …

La dieta che salva il pianeta

Da dove si comincia a salvare il pianeta? Dalla tavola. Dichiarazioni di lotta ecologista a parte, è questo il messaggio lanciato dai 37 esperti in materia di salute, nutrizione, sostenibilità ambientale, economia, della EAT Lancet Commission, e che qualche settimana fa, sul famoso settimanale scientifico inglese, ha reso noto la Health Planetary Diet. Detta anche Dieta dell’Antropocene, termine che indica l’epoca geologica attuale, è una vera tabella di marcia per l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo, da qui al 2050, nonché il primo dei documenti che mostreranno come la nostra salute coincida con quella del pianeta. La dieta, di per sé, suona così: diminuire del 50 per cento il consumo di carne rossa, farine raffinate e zucchero, e aumentare quello di frutta, verdura, farine integrali, legumi, semi oleosi e pesce. E poiché le tavole del mondo non sono tutte uguali, ci sono alcune differenze continentali: mentre i nordamericani dovrebbero diminuire dell’84 per cento il consumo di carne, agli europei se ne chiede un taglio di “solo” il 77 per cento, con l’indicazione di mangiare però …

Se l’app spia le nostre mestruazioni

Margaret Atwood, la scrittrice de Il racconto dell’ancella, aveva previsto anche questo. Qualcuno che sorveglia il nostro ciclo mestruale, prendendo appunti su fertilità, desiderio sessuale, umore. Solo che quel “qualcuno” è un’app utilizzata da quasi 10 milioni di donne americane, Ovia, ora al centro di un’inchiesta pubblicata dal Washington Post per un uso non proprio corretto dei dati personali raccolti, e poi ceduti ai datori di lavoro. «Nelle condizioni d’uso ci sono spesso clausole che consentono all’app di cedere informazioni sensibili, ma gli utenti non sembrano fare attenzione» dice Giampaolo Dedola, ricercatore di Kaspersky Lab, azienda di sicurezza informatica che da pochi giorni ha rivelato i dati di uno studio che vede il 63,5 per cento degli italiani tanto disinteressanti alla privacy digitale da essere disposti a dare l’accesso totale ai propri dati in cambio di (poco) denaro. Se sapessero che il così detto mercato “femtech” – app benessere comprese – varrà 50 miliardi di dollari entro il 2025, cambierebbero idea. Ma cosa fare per proteggersi? «Anche l’anonimato, in alcune tipologie di servizio, non funziona» continua …

Generazione Greta. Il futuro è adesso

Altro che apatici e individualisti. Pensavamo fosse la generazione del futuro e invece si sono presi il presente. Greta Thunberg, la 16enne svedese che ha promosso i Fridays For Future per richiamare l’urgenza della sostenibilità ambientale, e che sarà il 19 aprile alla mobilitazione settimanale di piazza del Popolo a Roma (il giorno prima l’incontro con la presidente del Senato Elisabetta Casellati), è stata solo la miccia. I così detti teen innovator sono tantissimi, dall’India all’Ucraina, dall’Africa agli Stati Uniti. «È la prima volta che dei ragazzini si impegnano in modo concreto. E non solo con opinioni, ma con azioni e soluzioni» dice Marco Gualtieri (qui intervista integrale), che dal 2016 porta sul palco di Seeds&Chips-The Global Food Innovation Summit i teenager che salveranno il pianeta. Quest’anno, dal 6 al 9 maggio, partecipano anche coloro che avranno presentato la candidatura per la Call for Teenovators organizzata con la Fondazione Francesca Rava. «Ciò che li rende vincenti, è proprio la loro mentalità. Anche grazie agli strumenti digitali possono raggiungere coetanei dall’altra parte del mondo, informarsi su ogni cosa, …