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l’offesa

La Ministra Elsa Fornero, l’ha detto oggi, si sente offesa da come la televisione tratta le donne. Per la verità non so se è solo le donne che la televisione pubblica italiana tratta come subnormali, o gli italiani tutti, uomini e donne. Non so se i maschi italici si sentono ben rappresentati da una continua messa in onda di battute da ospizio e spettacoli gerontocratici. In sostanza, non so se mi ha offeso di più il monologo surreale e cialtrone di Adriano Celentano o la gara di spacchi, ma si potrebbe definire la sfilata ginecologica, delle tre grazie dell’Ariston. Forse, è un po’ tutto questo Paese che offende. Forse l’offesa non ha mai smesso di essere il tratto distintivo della dialettica di questo Paese. E ha ragione @insopportabile e dire che ci sarebbe da offendersi prima, e a maggior ragione, per come le donne sono trattate al lavoro. Provate a far mente locale e cercate di concentrarvi sul numero di volte che il Bar Mario, l’allegra colleganza ad alto tasso di testosterone che impregna l’italica …

non posso permettermi di lavorare

Non è un refuso, è proprio così. Il “non” prima del verbo lavorare non c’è volontariamente. Avrei dovuto essere più precisa e riportare la frase «non posso più permettermi di fare questo lavoro» che è poi un lavoro a tempo, e talento, pieno. Fatti due conti, c’è poco da obiettare, le rispondo. Con i mezzi sono quasi due ore e mezza di strada, l’auto tra pedaggio e benzina arriverebbe a 300 euro al mese e non si può. Poi c’è la ragazza che va a prendere il figlio e lo tiene fino alle 19, spesso le 20. Regolare, con contributi pagati come si conviene, sono altre 700 euro o giù di lì. E cara grazia che c’è. I costi della spesa fatta di corsa il sabato, dei cibi veloci, dei campus extra per piazzare il figlio durante le vacanze scolastiche ed estive, dei vestiti che si deve comprare per presentarsi al lavoro, non sono quantificabili, ma ci sono. Alla fine, oltre alla stanchezza e al senso di impotenza, quello che rimane sono 1000 euro scarsi, …

donne come me

Alla notizia delle tre donne ministre inserite nel goerno Monti, e in ministeri così importanti, il web è impazzito. Davvero sembrava che le donne al governo non ci fossero mai state prima. E non è così, lo sappiamo. Eppure l’entusiasmo per la nomina di Anna Maria Cancellieri a ministra degli Interni, di Elsa Fornero a ministra del Lavoro con delega alle Pari Opportunità, e di Paola Severino alla Giustizia,  è sembrata uno squarcio di luce dopo il buio. Che strano, ho pensato. Quale torto ci è stato fatto in questi anni se avevamo smarrito persino la capacità di riconoscerci nelle nostre compagne. Quale offesa ai nostri talenti e intelligenze. Quale perdita di senso del noi. Loro invece, le tre ministre, sembrano proprio donne come me. Come noi. Buon lavoro.