All posts tagged: Fab Lab

Wearables, la tecnologia si indossa

La moda è il viatico giusto per avvicinare le ragazze alla programmazione? Sembra di sì. Zoe Romano, cofondatrice del Fab Lab milanese WeMake, nel team Arduino per le tecnologie indossabili, si è sempre interessata dell’applicazione delle tecnologie alla moda (wearables). «Oggi i computer sono diventati così piccoli da essere inglobati nei nostri abiti. Possiamo mettere microprocessori e controllori in un bottone, in una cucitura, e così raccogliere dati sull’ambiente o sulla persona. Possiamo creare abiti con sensori di prossimità che si accendono quando una persona si avvicina, o accessori con led che si illuminano quando varia la luce…». Da WeMake, Zoe organizza workshop per donne che voglio unire fashion e coding, e tra fili conduttivi, neoprene e tessuti intelligenti, le ragazze possono anche programmare OpenKnit, la prima macchina da maglieria realizzata con una stampante 3D e controllata da Arduino, la piccola scheda elettronica (microcomputer) made in Italy che da inizio 2015 è esposta anche nelle sale del MoMA di New York. Come dire, non si può mancare!

Piccoli maker crescono

[Pubblicato su Style Piccoli/CorrieredellaSera marzo 2015] La missione è chiara: costruire una scuola sulla luna. E non si può affidare a tutti. Diciamo che essere bambini, sempre pronti a sperimentare e a galoppare con la fantasia, aiuta. Chi, se non loro, potrebbe ricreare lo spazio infinito su un foglio blu cosparso di sassolini bianchi? Far partire un razzo da un prato assolato e poi inventare i rumori dell’atterraggio stropicciando foglie e sbattendo i rami su un albero da frutto? Chi, se non una banda di ragazzini e ragazzine dai 7 ai 14 anni, con il più grande a smanettare sul computer e la più piccola a dare istruzioni su come risolvere quel fastidioso problema della gravità, potrebbe trasformare tutta l’avventura in un video in 3D, e pure in un’applicazione per iPad, con tanto di personaggi e giochi inventati da loro? «Dai ai bambini una motivazione e degli strumenti che sanno utilizzare quasi meglio dei genitori, e metteranno in campo tutte le loro risorse per raggiungere l’obiettivo». Chi parla è Giulia Franchin, da cinque anni coordinatrice …

Regali digitali

Ispirati ai laboratori digitali e alla cultura maker anche molti kit regalo per i ragazzi che possono continuare a casa quello che hanno sperimentato nel FabLab. Da pochi mesi il kit starter di Arduino, la schedina elettronica dalle dimensioni di una carta di credito che può essere programmata per controllare una serie di prodotti interattivi e che da quest’anno è esposta al MoMA di New York, ha la versione con istruzioni in italiano e, tra poco, anche in portoghese e coreano (da 80 euro). Anche i Little Bits, i moduli elettronici in plastica colorata con cui imparare a costruire circuiti si possono acquistare in kit di diversi gradi di difficoltà (da 79 dollari o sullo store Arduino). Chimica e cucina invece per il kit di Laurence Humier. L’Alchemist Matter Kit, unito a un libro che unisce chimica e gastronomia, è pensato per i bambini e il suo lancio ufficiale è previsto durante Expo con un costo intorno ai 40 euro.. [L’articolo completo su FabLab for kids è sul numero di marzo 2015 di Style Piccoli/Corriere …

Makers al femminile

Ago, filo e Arduino. Non so se quella della wearable technology sia l’unica strada per portare le donne all’interno del movimento makers, ma senza dubbio il workshop condotto da Zoe Romano e Costantino Bongiorno di WeMake all’interno della Tinkering Zone, il nuovo laboratorio permanente del Museo della Scienza di Milano dedicato al making, all’ingegneria, al design e, in generale all’innovazione, è stata un’esperienza interessante. E bella. Donne di tutte le età e interessi riunite intorno a un tavolo a lavorare insieme tra sensori di temperatura, umidità, pressione o luminosità, fili conduttivi, strati di neoprene e tessuti non tessuti… Non che la cosa mi sorprendesse: sono convinta che la prassi digitale sia molto vicino alla creatività femminile. E che le donne siano istintivamente ricettive all’innovazione e alle sue nuove tecniche. Così, vederle progettare, disegnare, assemblare circuiti per formare decorazioni interattive,  scrivere algoritmi per dettare il ricamo, imparare a destreggiarsi con Flora, la wereable electronic platform compatibile con Arduino, usare taglierini e forbici e persino qualche macchina formatrice, per dare forma a cappelli, borse, guanti capaci di illuminarsi rispondendo ai …

Il gelato meccanico di TourDeFork

Loro, i TourDeFork, sono un designer, Stefano Citi, e una food stylist e fotografa, Claudia Castaldi. In studio hanno una cucina dove si cimentano con l’arte culinaria tutti i giorni, ma del cibo preferiscono raccontare il valore sociale. È difficile persino definirli semplicemente food designer perché il loro lavoro si concentra sulla comunicazione visiva del food che, nelle loro mani, diventa un medium e uno strumento sui cui convogliare un’esperienza collettiva. Quando li ho incontrati all’inaugurazione del Opendotlab, avevano invitato a usare alcuni attrezzi del FabLab (taglierini, piccole seghe, pinze) per tagliare formaggi e legumi: una sorta di officina gastronomica in cui i due ambiti trovavano un punto di incontro. All’ultima Biennale Interieur di Kortrijk, invece hanno presentato, all’interno di un bar progettato con Davide Fabio Colaci e Lula Ferrari, il prototipo di una macchina per produrre gelato senza elettricità la cui idea era nata, un paio di anni fa, al Mencraft – Makers Festival di Roma: il Gelato Meccanico. Senza macchine frigorifere, semplicemente girando una manovella e utilizzando una miscela di sale e ghiaccio, la macchina amalgama e raffredda producendo gelato. «Non è magia» dice Citi, «ma l’attualizzazione di …

Fab Lab for kids

Milano è una città strana, perché si presenta all’avanguardia su tutto, design in primis, e poi spesso scopri che la sperimentazione vera, le iniziative diverse, si fanno laddove il dio denaro non è così importante. Nel caso specifico, mi è stato pure detto che Milano non è una città per bambini e quindi di pensare a uno spazio che insegni il fare e pensare digitale a ragazzi e ragazze che in età scolare è una scommessa persa in partenza. Così, ho sempre invidiato i ragazzi di Roncade (Treviso) e la loro K-12 Digital Accademia dedicata ai bambini e ragazzi dai tre anni in su; o i ragazzi di Trento che stanno vicino al Muse che nel suo FabLab organizza laboratori anche per i più piccoli (5-10 anni) con strumenti divertenti come little bits, matite e colori… E poi, che dire di CodemotionKids? In partner con DiScienza e Nume insegnano ai ragazzi a “fare tecnologia” e non solo a usarla seguendo il famoso monito di Barack Obama: «Non comprare il prossimo videogioco: programmalo tu». Dall’8 ottobre prossimo per esempio, i ragazzi e le ragazze dai 7 …

Foodprint. Un piatto salato?

Tutti a gridare che la rivoluzione delle stampanti 3D per il cibo sarebbe arrivata alla fine di quest’anno. Ma alla fine del 2014 ci siamo e ancora poco si tocca con mano di quell’entusiasmo e utilità per il foodprint. Il crowdfunding per la produzione di Candy, la stampante 3D accessibile, secondo i progettisti di Adventure, anche alla casalinga di Voghera con un costo di 499 dollari, scadrà il prossimo 19 settembre, ma sulla piattaforma di Kickstarter, la cifra raccolta è ancora meno di un terzo. Più realistico, pare, l’arrivo sul mercato (si fa per dire) della Foudini di Natural Machine, capace di trasformare ogni sorta di ingredienti naturali nella forma che più piace: polpa di mele alla forma di ravioli, spinaci trasformati in dinosauri e altro ancora… Se proprio volete essere acquistarla, con tanto di download delle ricette Foodini, basta andare sul sito e lasciare i propri dati: pare che le persone che hanno lasciato mille e 300 dollari di anticipo per essere i primi fortunati siano qualche centinaio. Anche ChefJet di 3DSystem dovrebbe essere finalmente …

Design: oltre il mobile c’è di più

[Articolo pubblicato su Sette il 4 aprile 2014] Parafrasando Gertrude Stein si potrebbe dire: una sedia è una sedia, è una sedia. La ragione di un oggetto non è altro che l’oggetto stesso, oppure, per una sorta di moltiplicazione dei significati, una sedia è anche il nostro modo di abitare, di tessere relazioni, la nostra postura nel mondo. Il fatto è che, facile considerazione, di sedie ce ne sono fin troppe. Così, mentre fare il designer sta diventano un mestiere sempre meno pagato, mentre nonostante le esportazioni il fatturato totale del settore registra un calo del 12 per cento e la chiusura, solo nel 2013, di 2 mila 400 aziende, mettere sul mercato un altro prodotto industriale, se pur il più connotato, il più complesso e il più significativo – per usare le parole di Alessandro Mendini che per la verità di sedie ne ha disegnate tante ma mai per starvici comodi – rischia di essere l’ennesimo esercizio stilistico, l’ennesima “merce senza impegno” in un mondo che, al contrario, è alla ricerca di un nuovo senso. …

Bene comune

[Articolo pubblicato sul mensile Amica di marzo 2014] Seduti al caffè della piazza del Duomo di Matera, la Terra dei Sassi si stende immobile davanti alla civita, la Città Vecchia. Dietro l’arco di tufo si nasconde il Recinto, una corte su cui si arrampicano le case di pietra che una volta ospitavano le monache. I materani la chiamano il vicinato perché è qui che, da sempre, si ritrovavano insieme ai compaesani. Siamo nel cuore della comunità materana e, da qualche mese, anche di Casa Netural, un luogo di co-working rurale e co-living che accoglie innovatori sociali desiderosi di scambiare spazio, tempo e idee con il prossimo. Andrea Paoletti, il fondatore, la chiama la comunità del fare, l’incubatore di sogni, una domus per lo scambio di saperi. Lui abita nel mezzanino, gli ospiti, a turno per tre settimane, nell’open space arredato con mobili di recupero. Prima si presentano al resto della compagnia, lavorano insieme, poi, la domenica, gita di gruppo nelle terre della Basilicata. Aglianico e progetti, senza nessun obiettivo perché in comunità, dice lui, «Si …

Rivoluzione FabLab

[Articolo pubblicato su Sette/CorrieredellaSera il 21 febbraio 2014] Sostiene Norbert Alter, sociologo francese esperto in innovazione e professore all’Università di Paris Dauphine, che l’innovatore è colui che è capace di trasformare una nuova idea in un nuovo comportamento collettivo. Ma l’azione innovatrice è cosa rara e, almeno inizialmente, con una buona dose di irrazionalità, trasgressione e intuizione, più facili da trovare in chi sta ai margini, e non in vetta, alle gerarchie di imprese o università. Il caso vuole che, mentre Alter scriveva i suoi libri su les innovateurs du quotidien, a Boston, il professor Neil Gershenfeld del Massachusetts Institute of Technology (MIT), scopriva con quale entusiasmo, oltre ai suoi soliti studenti di fisica e di informatica, artisti, architetti e ingegneri, si presentassero al corso How to make (almost) anything. Era il 2002, anno di nascita del primo Fabrication Laboratory, laboratorio di fabbricazione digitale, o più familiarmente FabLab, ovvero uno spazio in cui un semplice file si trasforma in un oggetto grazie all’uso, aperto a tutti, di stampanti 3D, frese a controllo numerico e tagli laser. Raccontato …