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la politica dei desideri

Questo post potrebbe essere inteso anche come una lettera aperta a Nichi Vendola, ma, ancora, una volta, non vorrei che fosse confinata a un dialogo personale una riflessione comune. Certo, riconosco che, avendolo ascoltato sempre con molta attenzione, Nichi Vendola è capace di usare messaggi e linguaggi nuovi, forse i più nuovi, nel panorama politico di questo Paese. Solo una settimana fa, nel bel mezzo di una competizione politica tutta interna al centro sinistra che sempre più assomiglia a un abllo dei/delle debuttanti/e, Vendola dichiarava: «Mi voglio sposare con confetti e fiori d’arancio». Un desiderio legittimo, finanche un sogno che molti, e molte tra chi ancora crede nelle favole, anelano coronare. Poi ieri, ecco una seconda dichiarazione: «Voglio un figlio». Anche questo, desiderio legittimo e ampiamente condiviso con migliaia di uomini e donne che, per diversi motivi, si trovano costretti a posticipare, se non a negarsi, il desiderio di genitorialità. Poiché penso che Nichi Vendola sia un uomo di fine intelligenza politica, stento a  credere che queste sue esternazioni non siano anche un messaggio politico. …

te la dò io la conciliazione

Arrivata alla terza in pochi mesi, non ho resistito. Passi la deputata francese Axelle Lemaire che con un «faccio politica per migliorare la vita degli altri, non per peggiorare la mia», ha rifiutato l’incarico a ministra da parte di François Hollande. Passino le dimissioni di Anne Marie Slaughter ex consigliera di Obama, che con il suo articolo su Atlantic ci ha dato lezioni su tutte le difficoltà di conciliare lavoro e famiglia. Ma oggi ancora, spunta la deputata tory Louise Mensch che dichiara di lasciare la politica per una gestione della vita troppo complicata nonché per sentirsi sottovalutata dai colleghi causa la sua avvenenza. In effetti, a legger bene l’articolo, il dilemma esistenziale deve essere stato pressante. Rimanere a Londra, oppure trasferirsi nella Grande Mela per raggiungere il suo compagno manager dei Metallica e dei Red Hot Chili Pepper? Con tata per i suoi tre bimbi al seguito, of course… Chissà se si è consultata con Slaughter, anche per lei troppe riunioni per seguire con la dovuta cura i figli: ora potrà goderseli nella sua …

fate i padri, se potete

Non voglio togliere nulla del merito e della fatica che Alessia Mosca ha fatto per portare avanti una legge che introducesse nel panorama normativo di questo Paese il concetto di paternità obbligatoria. Concetto ripreso più volte dalla ministra Elsa Fornero e che fa capolino nella Riforma sul Lavoro che stanno varando in questi giorni. Tuttavia, tre-giorni-tre di paternità obbligatoria erano e sono un po’ pochini. Poi leggo oggi, che alla miseria dei numeri, si aggiunge un altro piccolo particolare: ovvero che i giorni potranno essere anche continuativi e non obbligatoriamente continuativi. Mi sembra ovvio che in questo modo l’intervento legislativo perde la sua efficacia anche dal punto di vista culturale. La cura dei figli è obbligatoria (qualcuno dirà naturalmente) per la madre, mentre resta facoltativa, per i padri. Vorrei scivolare sopra le considerazioni socio economiche di questa scelta (una donna-madre che resta così confinata nel privato, nella casa, e se lavora è solo per dare un contributo economico alla famiglia, il cui padre-padrino-padrone e primo sostentatore è l’uomo di casa…) e soffermarmi invece sul desiderio …

la sacra famiglia

L’avrete vista anche voi. Sui quotidiani, magazine e televisioni: è la nuova pubblicità di Famiglia Cristiana. O, per farla breve, la nuova pubblicità sulla Famiglia. Sempre con la “F” maiuscola naturalmente, e sempre composta da madre, padre e due figli di cui uno piccolo da tenere in braccio. Questa famiglia, e solo questa, salverà l’Italia, poiché, è «L’unica istituzione che ancora tiene», lo dicono loro. Ora, io non vorrei rompere le solite uova nel paniere, ma, se questa è la premessa, se la nostra salvezza è affidata a questo quartetto delle meraviglie, comincio a capire il perché siam messi così male. Considerato il calo vertiginoso del numero di matrimoni (dati Istat), e comunque, di quelli che si sposano, un terzo si separa e chi può divorzia; considerato la media figli ben al di sotto dei due angeli rappresentati; e considerato la permanenza ben oltre i trentanni in casa con i genitori. Poi ci sono le coppie senza figli, le mamme senza marito, i papà senza mogli, le famiglie omosessuali e quelle composite. Ecco, sarà forse …

figli a carico

Continuano a sfilarmi davanti i video e le immagini degli scontri di Londra. Quando non sono immortalati mentre scappano da un supermercato, escono dal Tribunale insieme alla mamma. Vedo ragazzini che indossano tute Adidas, pantaloni-felpa con elastico dello slip in vista e scarpe All Star coordinate. Potrebbe essere mio figlio, penso. La maggior parte sono minorenni, e pure rampolli di buona famiglia. Altri è pur vero, sono figli di madri sole, che l’hanno avuti a 14 o 15 anni, se va bene, e ora non hanno neanche la forza fisica di riprenderli. «Non siamo una famiglia perfetta», ha detto un genitore braccato dai reporter all’uscita di un’udienza. Eppure davanti a un ragazzino o a una ragazzina disposti a tutto per accapparrarsi una tv al plasma o l’ultimo modello di cellulare (che manco gli serviva) non riesco a non farmi prendere dallo sgomento. Anch’io talvolta, come madre, quando vedo che mio figlio fa e dice cose che mai vorrei facesse o dicesse, mi chiedo: ma dove ho sbagliato? Sono stata attenta, mi dico. Pochissima televisione, niente …