All posts tagged: giornalismo

Che genere di giornalismo

In questi ultimi due giorni i media on line o off line, con qualche punta sui social network, si sono dati molto da fare a scrivere su Il gioco del rispetto. Uno scandalo al sole per la scuola dell’infanzia che è finito pure sul quotidiano inglese The Guardian. Non mi voglio soffermare sull’utilità e l’intelligenza di questa “sperimentazione” tutta italiana (tutta italiana perché il resto del pianeta lo ha già bello che sperimentato), tanto più che molto, e meglio, è già stato detto dal Global Gender Gap Report , dalle innumerevoli ricerche sull’utilità di lavorare sull’abbattimento degli stereotipi fin da piccolissimi (giochi compresi), e dall’efficacia del modello svedese che arriva sulle pagine del Newsweek. No, a me interessa vedere di cosa sia fatta questa tempesta di informazione. Mi sono detta, ok, testate come Trieste Prima sono piccole, Vita Nuova è dopotutto dichiaratamente cattolico, e anche  Il Piccolo ha magari le sue difficoltà, poi però ho letto anche l’articolo di Repubblica, che si concentra sulla polemica pruriginosa dei vari altri giornali, che riporta quello che è scritto nella documentazione (“L’attività, si legge nella documentazione che accompagna …

Lo sport e le donne

Uno dei miei sogni da adulta è quello di realizzare un sito di sport per donne. Nonostante l’abbia proposto a “gente-che-ci-capisce” la cosa non è mai andata in porto. Poche le donne che praticano sport, che lo tifano, che lo leggono… dicono. Io invece ho sempre pensato che l’ingresso del punto di vista femminile nello sport abbia portato a un felice rinnovamento nel linguaggio (che ce n’è un gran bisogno) e nel modo di raccontare lo sport tutto. Basta pensare al lavoro di Emanuela Audisio o a Simona Ercolani, la giornalista che ha ideato Sfide. Ecco cosa sono capaci di fare le donne quando raccontano lo sport. Lo tolgono dal tifo da stadio, dagli ammiccamenti maschilisti, dalle battute da spogliatoio, e gli restituiscono la sua dimensione epica e sociale, la sua memoria collettiva. Uno sport dove vincere è solo una parte della battaglia, poi ci sono le storie, le fatiche, gli uomini e le donne. Che ci sia bisogno di recuperare questa dimensione è ormai chiaro a tutti e la tristezza  del caso Tavecchio non è che l’ultima conferma. Qualche settimana fa, un’amica mi segnalò …

Giornalismo sull’orlo di una crisi di nervi

Si direbbe, questo è un post in conflitto d’interessi. Pazienza. Ce l’ho sulla punta della tastiera da un po’ e quindi… Libero questo irrefrenabile desiderio di fare un punto tutto personale sul dilemma esistenziale del momento: giornalismo, ci fai o ci sei? Tra social media, informazione digitale, new internet e new media. Prima di buttare tutto, compreso o soprattutto me stessa, alle ortiche. Prima di dire che la carta servirà solo a quell’uso-che-non-si-può-dire, ma che pare sia l’unico rimasto, almeno secondo il cliccatissimo video IPad vs Paper. E sempre prima, anzi subito, lo scrivo che io qualche dubbio ce l’ho. Non sull’avanzata inevitabile dei media digitali, non sulla qualità del giornalismo on line (che mi piace e lo leggo e lo preferisco), ma su come, in questo Paese si stanno mettendo le cose. Qualche dubbio sul “dibbbattito”, come diceva qualcuno, che, dai Paesi del giornalismo nobile e anglosassone, si trasferisce da queste parti. Cambio tono, d’accordo. Ma, leggendo e leggendo, qualche posizione meno talebana di “la carta deve morire” (insieme a tutti quelli che ci …

Donne e new media: rivoluzione e opportunità

Intervento per l’incontro Donne NEW MEDIA: rivoluzione e opportunità 8 marzo 2013 presso il Circolo della Stampa a Milano Oggi, tutte le maggiori testate dei quotidiani italiani on line hanno una sezione dedicata alle donne, e alcune tematiche come le quote rosa, la democrazia paritaria o la violenza di genere sono entrate a far parte delle cose di cui si parla quotidianamente, ma fino a qualche anno fa questi non erano argomenti proprio all’ordine del giorno. Credo sia importante ricordarlo perché, le donne, sia come professioniste/giornaliste e come lettrici, è nel web che hanno trovato, prima che altrove, argomenti, competenze e conoscenze che a loro, a noi, interessavano. Questo, credo, giustifica in parte l’interesse e la confidenza delle donne con il web. Sono i dati stessi a dare la forma e l’ordine di grandezza della presenza delle donne sul web. Secondo le rivelazioni Audiweb di dicembre 2012: in Italia il 60 per cento delle donne è on line; il 45 per cento degli utenti connessi è donna; e dal 2006 le donne sono sempre in …

Dire, fare, raccontare

Ormai, si dice, non ci sono più notizie. O meglio, la notizia, come racconto di qualcosa di nuovo, di buona o cattiva novella, non ha più valore. I social media stanno surclassando in tempestività, immediatezza, e talvolta anche in freschezza e autenticità delle fonti, persino le versione on line dei principali quotidiani italiani. Che, guarda il caso, fanno gli strilli dell’home page, quando non la prima pagina della versione cartacea, citando Twitter. Eppure, qualche settimana fa, parlando con Riccado Iacona per un’intervista che ho fatto per LeiWeb, mi sono trovata a riflettere sull’importanza del racconto. Quello semplice della cronaca delle cose che accadono, senza fronzoli o commenti. Quello che dice, volendo mostrare senza dimostrare nulla se non il fatto. Anche perché di commenti e di punti di vista (compresi quelli di questo blog da cui infatti latito, non senza qualche imbarazzo, da un po’ di tempo), di battute ironiche e di intellettuali freddure, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. I social network, d’altra parte, servono a questo: divulgare a un pubblico più ampio possibile la propria …

Le parole che non ho scritto

Le parole che non ho scritto (ma avrei voluto farlo). Perché è passato troppo tempo, e perché un po’ annaspo tra la rassegnazione e il disarmo… Non ho scritto per esempio, una risposta più dettagliata a @nomfup e @jacopo_iacoboni circa la solita questione se Twitter sia, o meno, davvero lo specchio di un Paese e soprattutto, se sia in grado di agire su di esso. Avevo solo detto che Twitter rischia di essere un salotto non molto diverso da molti altri e che si muove secondo le stesse logiche lobbystiche. Giornalisti con giornalisti, femministe con femministe, attivisti con attivisti (trovo divertente che taluni ad esempio tengano delle discussioni tra amici e sodali che potrebbero fare vis à vis o per telefono). Se poi la lobby twittera è contigua ad altri media, magari ne esce un articolo che parla addirittura di fenomeno. Un fenomeno “da salotto”, appunto. Qualche dubbio l’avevo espresso citando in un mio vecchio post l’articolo di Malcom Galdwell  Small Change e, anche con tutto l’interesse per le analisi (vere) di Manuel Castells nel suo ultimo …

più notizie e meno scuse

Era depresso. Senza lavoro. Oberato dai debiti. Triste perché era stato lasciato. Esasperato perché non poteva vedre i suoi figli. Reso cieco da una lite furiosa. Da un raptus. I media, siano essi carta stampata, radio o televisione, hanno lo stesso modo per parlare di femminicidio (non sono certo la prima a dirlo, vedi, per esempio, il lavoro di Michela Murgia). Cominciano dall’autore del delitto, e ne descrivono la motivazione. Di per sé, già un errore giornalistico c’è: perché una dichiarazione così affrettata è una supposizione, e non un fatto. Ma tant’è. L’ansia del cronista nel trovare quella che a tutti gli effetti sembra un’attenuante sembra un riflesso incondizionato. Con tanto di nota pietistica per quell’assassino che magari è stato lui stesso a chiamare la Polizia e che sembra già un pentito…  Qualche esempio? dall’Ansa di oggi: «tra i due sarebbe sorto un diverbio per futili motivi. Dalle parole ai fatti il passo è stato breve. Quando Perrotta si è reso conto di avere commesso un gesto inconsulto ha cercato di rianimare la compagna e …

quarto potere… maschile

Questi sono i numeri delle presenze femminili in Rai (dati CPO FNSI): 33,7 per cento: giornaliste Rai. 4 per cento: donne dirigenti Rai. 2: donne direttore Rai. 3: donne vicedirettore Rai (a fronte di 33 uomini). 63: donne caperedattore Rai (236 gli uomini). Questi sono i numeri delle presenze femminili nelle notizie Rai (dati Osservatorio di Pavia): 58 per cento: conduzione di Tg da parte di donne. 10 per cento: opinioniste autorevoli. 66 per cento: opinioniste “volanti”, cioè donne interpellate per strada (senza che di loro si sappia nulla: professione, età, scelte politiche). 16 per cento: donne “notiziate” in quanto vittime (contro il 6 per cento degli uomini). 11 per cento: donne “notiziate” per questioni politiche o economiche. In Rai le italiane non fanno notizia, anche se raccolgono, diffondono, scrivono notizie. Quasi mai potendo scegliere quali notizie, come impaginarle, e in quale gerarchia. Questa è invece la situazione della stampa nazionale italiana (dati FNSI): 5: donne direttore di quotidiani (113 gli uomini). 5: donne vicedirettore di quotidiani (99 gli uomini). 67: donne redattore-capo nei quotidiani …

Ibrahimovic e l’educazione

Lo svedese Zlatan Ibrahimović è alto 1 metro e 95. Pesa, leggo, 95 chili (di muscoli). Guadagna piuttosto bene, fa un lavoro che gli piace. Smetterà quando avrà ancora tutta la vita davanti a sé per potersi divertire. Per viaggiare, chessò, aprire e chiudere librerie e ristoranti, ridurre il buco dell’ozono, rimpolpare l’Amazzonia, fare campi da golf nel Sahara, darsi all’ippica. Lancio qualche idea. Ieri sera Zlatan Ibrahimović ha insultato una giornalista di Sky, Vera Spadini, e le ha tirato dietro il suo fermacapelli (perché Ibra ha anche un sacco di capelli): aveva fatto le domande sbagliate. Leggo anche che, ai tempi in cui stava nel Barça, alle croniste spagnole che commettevano lo stesso errore, faceva goliardiche osservazioni sulle sorelle (dal Barça se ne è andato, ci tengo a precisare: non andava d’accordo con Pep Guardiola che probisce ai giocatori di arrivare all’allenamento in Ferrari o Porsche.. tanto per capire) . Resto dell’idea che l’episodio di qualche setimana fa a Milanello , quando scappando in auto, ha colpito una giovane cronista, fosse un errore, anche …

donne, repetita non iuvant

Diceva George Eliot: «È probabile che la ripetizione, come lo sfregamento, produca calore piuttosto che progresso». In termini di comunicazione, qualche anno più tardi, qualcuno avrebbe parlato di effetto saturazione. Di superamento della soglia critica oltre la quale, l’efficacia dei messaggi, il coinvolgimento emotivo, diminuisce sensibilmente. Così capita che ogni giorno, le pagine dei quotidiani si riempiano di notizie di femminicidi, l’ultimo in ordine di apparizione l’episodio di Verona. Parallelamente, ogni giorno, capita che ministri e “professionisti delle questioni femminili”, ripetano dati e studi sull’importanza della partecipazione delle donne al mondo del lavoro, sul loro valore economico, e sulla necessità, fin dalla scuola primaria, di un’educazione culturale distante dal modello televisivo. L’ultima dichiarazione, in ordine di apparizione, è l’intervista a Elsa Fornero pubblicata oggi su La Stampa. I dati e i buoni propositi finiscono sulla bocca di tutti. Danno un tocco rosa contemporaneo a congressi e ritrovi economico intellettuali, rinfrescano strategie politiche di polveroso corso. Eppure la “questione femminile”, dalla violenza al problema della rappresentanza, ripetuta come un ritornello da tutti media, resta confinata al …