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Carriera. Basta la parola

Chissà se, nello scandire le tappe della carriera di un uomo, si userebbero tante espressioni. Quelle, per esempio, che dettagliano la corsa a ostacoli che una donna deve compiere per veder realizzare le proprie ambizioni. Fino a qualche anno fa, era di moda giustificare la difficoltà di raggiungere il vertice con glass ceiling, il soffitto di cristallo, poi, dopo averlo infranto a forza di quote rosa e nomine altisonanti, ecco che l’impedimento si è trasformato in glass cliff, la scogliera di cristallo (copyright delle psicologhe di Exeter Michelle Ryan e Alexander Haslam). In altre parole: sei arrivata nella stanza dei bottoni, ma guarda caso tutto ciò è avvenuto in un contesto di crisi economica senza precedenti e, quella su cui ti siedi, non è la poltrona del potere, ma, a osservarla da vicino, una vera patata bollente. E, per inciso, tu non sei il capo, bensì il capro espiatorio, visto che le probabilità di successo e di riportare il fatturato a cifre mirabolanti sono verosimili tanto quanto l’allargamento dei ghiacciai. Continuando con il rosario di …

e se il gioco si fa duro…

Esiste un senso della vita? Una sottile ironia che dipinge i nostri giorni che ci ammonisce, o ci rassicura, sulle strade che stiamo intraprendendo? La notizia di questi minuti è di quelle che sembrano essere segnate da un caso per niente casuale. Berlusconi a giudizio per rito immediato davanti a un collegio di tre donne tre. Fazione e strumentalizzate, certo. Ma pur sempre donne. Strana, questa invasione in rosa. Quasi sospetta. Questa mattina anche Giuliano Pisapia, candidato sindaco di Milano, ha annunciato il 50 per cento di presenza femminile nella prossima giunta comunale. Bene. Da Davos (vedi il post vedo rosa) alla pianura padana, The Gender Equality Project, sottotitolo Equal Value, Equal Respect, sembra risvegliare coscienze civili e politiche. Non che io sia contraria alle quote rosa, tutt’altro. Ma Ipazia mi ha insegnato a vigilare, perché una delle armi del potere è quella di aggrapparsi al cavallo vincente, per poi scaricarlo, stremato e sfinito, appena recupera la sua forza. Non dobbiamo dimenticare la lezione di Michelle Ryan e Alex Haslam dell’ Exeter University. Non dobbiamo …

consideriamoci valore

(con le dovute scuse ad Erri De Luca) Sarò in piazza il 13 febbraio, ma vorrei davvero che fosse solo l’inizio. Le parole dignità, rispetto, partecipazione femminile, non possono, ora, rimanere solo slogan per grandi striscioni. Non nascondiamoci dietro un dito: questa, è stato giustamente scritto, è una manifestazione politica, nel senso alto del termine. Ed è alla politica che dobbiamo chiedere azioni concrete. Non leggi, ma fatti. Lo dobbiamo pretendere con la stessa forza con cui dobbiamo diventare consapevoli del nostro valore. Consideriamoci Valore, appunto. Consideriamoci forza, anche elettorale perché no, che, unita, può pretendere che le proprie istanze vengano soddisfatte. E consideriamo Valore prioritario le nostre necessità, avendo il coraggio di definirle nostre, anche se pronte a condividerle con tutti: regole che garantiscano una presenza equa delle donne nelle posizioni chiave, strutture pubbliche e private che non puniscano la maternità, norme che impediscano la violazione del corpo e dell’immagine femminile. Il mondo ci sta mandando chiari segnali e ci dice: The Gender Equality non è più solo una questione etica, è ormai una …

persona non grata

Ieri leggevo un articolo sul Glass Cliff. Secondo una ricerca dell’Università di Yale (ma ho visto che agli stessi risultati erano arrivati anche ad Harvard), le donne che commettano qualche errore sono giudicate in modo molto più severo rispetto ai loro colleghi maschi che si trovassero nella pari condizione. Il Glass Cliff è un’evoluzione del Glass Ceiling, ovvero il soffito di vetro che impedisce alle donne, ugualmente competenti e preparate, di crescere adeguatamente nella loro carriera. Comunque, ieri sera, mi sono ripassata tutta la vicenda Prestigiacomo. La ministra dell’ambiente aveva a buona ragione posto dei dubbi sulla correttezza procedurale della Camera e sullo sconfinamento di alcune competenze (cose che dovrebbero essere rispettate da tutti e nell’interesse di tutti). Poi, offesasi dal voto-contro della sua stessa maggioranza, se ne è uscita in lacrime. L’accaduto è stato velocemente bollato come reazione emotiva. Ho sentito uscire dalla voce di alcune donne persino la parola isteria. Le più moderate si sono limitate a dire che «l’aveva presa troppo sul personale». Poi, sono andata a vedere bene che cosa era …