All posts tagged: Iaia Caputo

Era mia madre

Leggere un libro sulle donne, sulle madri e sulle figlie, è sempre come leggere un libro su noi stesse. Così non mi sono stupita quando, parlando con Iaia Caputo del suo nuovo romanzo Era mia madre (Feltrinelli, in libreria dal 12 maggio), mi ha rivelato che agli workshop di scrittura autobiografica che organizza, non c’è donna che non faccia i conti con la figura materna. Non farò nessun spoiler in questo post dedicato al libro di Caputo, dirò solo che è molto bello, emotivamente coinvolgente, e che qui invece condividerò alcune riflessioni che ho avuto il piacere di fare con l’autrice davanti a una spremuta. Perché i rapporti con le madri, e con le figlie ho detto io, non sono mai come ci vorrebbero far credere, e forse perché, come dice Iaia: «L’imperfezione è inevitabile, e io non credo nei rapporti educati, come non credo nelle buone o cattive madri. Ci sono solo gli essere umani, con i loro momenti di eroismo o di debolezza. Non mi interessa nemmeno se i media raccontino un rapporto finto o …

dove nasce la violenza

Che cosa è la violenza? Esiste quella fisica, che lascia i segni spesso per sempre. Esiste quella intimidatoria e verbale, minacce silenziose perpetrate nel tempo, di nascosto. Ed esiste quella che non si vede, che non si sente e non ha nome, perché ad essa, abbiamo fatto l’abitudine. Ecco, di questa violenza, meno grave e quantificabile certo, di questa violenza che costruisce terreno fertile per una cultura di continua mortificazione del femminile, vorrei parlare oggi che è il Blogging Day indetto da Aied sul tema della violenza sulle donne. E lo faccio perché credo bisognerebbe cominciare a stigmatizzare, a dare l’allarme, anche sulle violenze quotidiane, quelle rubricate sotto “battute di spirito” o “ironia non moralista» (mi aspetto quindi di essere catalogata io stessa come moralista e bacchettona dell’ultima ora, se non come nazifemminista secondo la recente definizione di Tiberio Timperi). È di pochi giorni la notizia delle commesse della Rinascente di Firenze a cui la direzione del personale, e marketing, ha avuto la bella idea di far indossare una targhetta con scritto: «Facile averla, chiedimi …

un calcio alla violenza

Il 24 gennaio scorso Iaia Caputo aveva lanciato via Twitter una proposta «Pensate se le grandi squadre di calcio scendessero in campo con lo striscione: basta violenza sulle donne. Contro il razzismo lo hanno fatto». Ieri sera a Linea Notte ha rilanciato la stessa proposta (dal minuto 11 e dal minuto 44) che per altro aveva già scritto in  suo post sulla questione maschile già rilanciato anche da Marina Terragni. Bene, è tempo che su temi come la violenza, le donne e gli uomini, singole o in associazioni, si uniscano per combattere una vergogna comune. Io sostengo con questo post la proposta di Iaia Caputo e invito tutte e tutti a darne ampia diffusione affinché arrivi forte e non più inascoltabile un messaggio chiaro contro il femminicidio. tratto dal post questione maschile dal blog di Iaia Caputo Forse è arrivato il momento di porre una questione maschile in Italia: di imporla con forza all’ordine del giorno, ai mass media, a campagne di sensibilizzazione per farne quel che è: anche, un’emergenza sociale e non una questione …

il silenzio degli uomini

Il silenzio degli uomini oggi è ancora più assordante. La sentenza della Cassazione che consente al giudice di applicare misure cautelari alternative e diverse dal carcere per lo stupro di gruppo rimette in circolazione vecchi fantasmi, vecchie paure, vecchie barbarie. Anche per questo forse, Loredana Lipperini nel suo blog ha voluto commentare la notizia riproponendo in toto il vecchio monologo di Franca Rame. In fondo, per la violenza sulle donne il tempo della giustizia si è fermato alla fine degli anni Settanta, quando facevano scalpore i primi processi. Qualche giurista (donna) parla di un passo indietro, nella normativa, ma soprattutto nella cultura. Ecco perché oggi il silenzio degli uomini è ancora più assordante. Oggi che i nostri cugini francesi, in meno di 24 ore dall’inizio della polemica, fanno ritirare i manifesti pubblicitari del film Les Infidèles perché offensivi per la dignità della persona-donna (facevano vedere solo una parte del corpo e in posizioni allusive). Il protagonista, Jean Dujardin, ci stava rimettendo la sua corsa all’Oscar. Ecco, come scrive Iaia Caputo nel suo nuovo libro Il …