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Dark kitchen, se il food delivery nasconde la cucina

Metti una sera a casa di amici. Solo che non è sabato, non c’è la pizza e nessun ha cucinato. È domenica sera, siamo tornati da un week end o una gita fuori porta, e l’unica fatica fatta è stata quella di digitare sullo smartphone i piatti del ristorante preferito che, ordinati in tangenziale, ci sono stati recapitati alla porta. È questa, secondo una recente indagine di Deliveroo (servizio di food delivery presente a Milano, Roma, Piacenza, Firenze, Torino, Bologna e Monza), una delle mode alimentari del momento. Uno dei tanti effetti collaterali della connessione tra cibo e tecnologia digitale che, con buona pace degli show cooking televisivi che ci vorrebbero per ore davanti ai fornelli, sta riducendo l’ambiente cucina a mero locale di servizio, e la convivialità a una più prosaica condivisione di foto sui social. E poi ci sono i dati. Quelli dell’osservatorio del Politecnico di Milano rivelano per esempio che dei 20milioni di on line shopper presenti in Italia, il 24 per cento acquista cibo in ogni forma e modo, con il …

Internet of food. Che roba è?

[Pubblicato su Sette/CorrieredellaSera del 20 marzo 2015] «L’uomo deve avere il duplice vantaggio di accedere alle delizie della città, alla solidarietà di pensiero e interessi che questa comporta… e nel contempo alla libertà di chi vive nella natura». Chissà se le parole dell’anarchico Elisée Reclus (da Natura e società, Scritti di geografia sovversiva), sono le più indicate per descrivere la mutazione di gusti e costumi che sta intorno al cibo. Sta di fatto che Carlo Ratti, architetto direttore del Senseable City Lab del MIT di Boston, nonché progettista del Future Food District, il “supermercato del futuro” di Expo, le cita per spiegare la connessione tra grande distribuzione, agricoltura urbana e sviluppo sostenibile. «Creare uno spazio per il cibo oggi significa mettere al centro l’informazione sul cibo stesso. Esplorare nuove vie per rendere la catena alimentare più trasparente. Fare in modo che sia il prodotto a raccontare le sue proprietà, il suo tragitto, trasformando l’acquisto in un gesto consapevole». Così, tra colture idroponiche e orti verticali, grandi tavoli e megaschermi, senza scaffali a fare da barriere, …