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Dark kitchen, se il food delivery nasconde la cucina

Metti una sera a casa di amici. Solo che non è sabato, non c’è la pizza e nessun ha cucinato. È domenica sera, siamo tornati da un week end o una gita fuori porta, e l’unica fatica fatta è stata quella di digitare sullo smartphone i piatti del ristorante preferito che, ordinati in tangenziale, ci sono stati recapitati alla porta. È questa, secondo una recente indagine di Deliveroo (servizio di food delivery presente a Milano, Roma, Piacenza, Firenze, Torino, Bologna e Monza), una delle mode alimentari del momento. Uno dei tanti effetti collaterali della connessione tra cibo e tecnologia digitale che, con buona pace degli show cooking televisivi che ci vorrebbero per ore davanti ai fornelli, sta riducendo l’ambiente cucina a mero locale di servizio, e la convivialità a una più prosaica condivisione di foto sui social. E poi ci sono i dati. Quelli dell’osservatorio del Politecnico di Milano rivelano per esempio che dei 20milioni di on line shopper presenti in Italia, il 24 per cento acquista cibo in ogni forma e modo, con il …

Ai confini del corpo

[Pubblicato su Dove novembre 2015] Per impiantarsi un biochip tra il pollice e l’indice ci vogliono cinque secondi e un bisturi con ago di circa tre millimetri. Nessuna anestesia e tanta voglia di sperimentare che cosa, nella vita di tutti i giorni, significa connettere il proprio corpo alla Rete. Lo sta facendo Povel Torudd, ideatore del progetto e capo comunicazione di Kaspersky Lab Europe, una delle più grandi aziende al mondo che si occupa di sicurezza informatica. Insieme alla comunità svedese di bio-hacking BioNyfiken, Kaspersky Lab sta provando a passare dall’Internet of Things all’Internet of Us. Da un mondo in cui sono gli oggetti a essere connessi e parlanti tra loro, a un’umanità connessa a sua volta e dotata di un corpo “aumentato” con una tecnologia che permette di aprire porte, accedere ai device personali, fare acquisti. «Dopo pochi giorni dall’impianto, mi ero già dimenticato di avere un chip. E oggi, passati otto mesi, penso a lui solo come a un “aggiornamento” utile per il mio corpo, ma è anche piacevole sentirsi parte di una piccola …