All posts tagged: invidia femminile

sesso e potere. e non è quello che credete

Ho un’amica di un’amica che è anche mia amica che mi chiede consigli da amica. È perché lei deve scrivere qualcosa sulle donne, di quelle che lavorano e sono riuscite ad arrivare nella stanza dei bottoni. Di quelle che comandano insomma, e che possono quindi cambiare le regole del gioco. L’amica dell’amica ha un bel contorno di amiche manager, o più o meno conoscenti, da contattare, di quelle che spesso si vedono ai convegni e che davvero hanno formazione (al femminile) e informazioni da vendere. Ora succede che la più famosa delle amiche dica all’amica dell’amica (la mia) che no, se c’è lei in quel pezzo, allora non ci devono essere le altre. Che sarebbe il caso che si parlasse solo del suo di lavoro, al limite di quello delle amiche, ma le amiche delle amiche no, proprio no. Non è il caso. La mia amica stupita mi chiama per chiedere lumi. Cara mia, le rispondo, è che non ci hanno mai insegnato a passare palla, e noi, il gioco di squadra non lo sappiamo …

donne di lotta e di governo

Questo post partecipa al blog event #donnexdonne sui SN alla ricerca di buone prassi al femminile Avevo già iniziato il mio viaggio nelle relazioni femminili con i post L’educazione sentimentale e Donne che odiano le donne. Perché tutte noi, chi più chi meno, sul lavoro o in associazioni, abbiamo avuto esperienza della complessità dei rapporti tra donne. A volte persino dell’impossibilità degli stessi, avendo noi una certa inesperienza nella gestione del conflitto che va di pari passo con la nostra scarsa familiarità nella gestione del potere. Naturalmente qui non si tratta di relazioni amicali o affettive, ma di pratiche a-sentimentali in cui gruppi di donne si impegnano insieme a raggiungere un obiettivo. E nel raggiungerlo mettono in atto buone prassi… ma quali? In effetti io non credo che le donne siano riuscite a mettere a punto una loro specifica prassi: se lo avessimo fatto, non avremmo i noti problemi da carenza di lobbying, e non saremmo ancora così lontane dalle stanze dei bottoni. Qualche giorno fa mi ha colpito molto rileggere un’intervista di Manuela Fraire …

donne che odiano le donne

Quasi 150 commenti in meno di un giorno non sono uno scherzo. Vuol dire proprio che la lettera scritta dal direttore di Vanity Fair Luca Dini Donne che odiano le mamme, ha punto sul vivo. Senza contare il coro scandalizzato e risentito che si è sollevato sui Social Network. Non vorrei turbare questa unanime comunione di donne, ma a me, la lettera di Dini è piaciuta. O meglio se devo fare qualche appunto, questo non va nella direzione più condivisa. Forse da un po’ fastidio che lo dica un uomo che le donne si fanno la guerra, anche se sembra che sia uno dei pochi, rarissimi, uomini che vede la maternità delle sue collaboratrici come una ricchezza e non come un calo di produttività. Il fatto è, e questo è il primo appunto, che le 800 mila donne che ogni anno abbandonano il lavoro in seguito alla maternità, fotografano un altro mondo (e altre relazioni con i colleghi e le colleghe), e invece di basarsi su due lettere acide arrivate in redazione, bisognerebbe parlare di …

l’educazione sentimentale

Mi sto preparando all’evento blog del 21 giugno #donnexdonne sui social network alla ricerca di buone prassi al femminile. Per la verità, non so se le prassi possano essere buone o cattive, forse sono solo efficaci o meno. Forse possono essere valutate solo in base alla loro capacità di raggiungere il risultato e non in base al loro valore etico. Che pure, di per sé, ha la sua importanza. In questo senso, una delle prassi femminili più praticate quando si tratta di affrontare conflitti o problematiche che normalmente si presentano nel mondo del lavoro o delle relazioni, è quella di tirar fuori dal cilindro la carta sentimento. Nessuno più delle donne porta la sua vita intima eo familiare nei luoghi di lavoro. Nessuno più delle donne usa il ricatto sentimentale per difendersi o difendere la proprie azioni (avete presente la passiva attiva agressiva nella Manhattan di Woody Allen?). Faccio questa riflessione perché negli ultimi mesi ho vissuto da vicino un forte conflitto tra donne che lavoravano insieme a un progetto comune. Nei momenti topici, quelli …

se la vita è ridotta a centimetro

Era un pensiero che se ne andava per la mia testa da giorni. Poi, questa mattina mi è parsa davanti una frase di Anna Maria Ortese che in una lettera a Dario Bellezza scriveva: «Questa mia vita ridotta a centimetro». Certo, nel grido di una donna dimenticata dai più, scivolata in gravi condizioni economiche tanto da beneficiare, alla fine, della Legge Bacchelli, c’è molto di più di una metafora quantitativa della vita di una donna. C’è un rabbioso senso di esclusione, di fine vitae, di occasioni, suo malgrado, mancate. Ma io che sono ben lontana da tali splendori poetici, mi sono accontentata di soffermarmi su questa «riduzione a centimentro». Su questo consumo di vita, sempre per usare le parole di Anna Maria Ortese, puro e semplice, e da cui, appunto, bisognerebbe sempre tenersi al riparo. Soprattutto noi donne, che di vita consumata e giudicata tanto-al-chilo, che di corpi misurati a taglie di reggiseno, e che di talenti e intelligenze soppesati sulla bilancia dell’età ne abbiamo, ancora, quotidiana esperienza. E quel 13 febbraio, eravamo scese in …

l’invidia del bene

Questo non è un blog storico. Non è un blog sulla figura di Ipazia. Quello che mi ha colpito di più leggendo i libri su questa egizia però, è l’impressionante attualità della vicenda. Quando ho letto il libro di Silvia Ronchey per esempio, mi sono soffermata molto sul perché l’odio dei potenti si concentrasse proprio su di lei. Certo, era una donna bella e aristocratica, ma in fondo aveva circa una quarantina d’anni e quindi senz’altro vecchia per quei tempi. Era capace di ammaliare le folle e godeva di grande rispetto, ma era pur sempre una donna e non avrebbe avuto alcuna possibilità di usurpare un potere tutto maschile. E allora? Ecco, svela Ronchey, ecco la phthonos, l’invidia, la gelosia per colei che conquista con il fascino e l’intelligenza. Colei che è capace di usare la mente per elevarsi dagli uomini e non per soggiogarli. Colei che gioca la partita della vita a cuore aperto e non secondo servilismi o sotterfugi. Quell’invidia è tale da scatenare su di lei un’ira e una violenza fisica che, …