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La grande bruttezza

Aveva ragione, al solito, Jep Gambardella de La grande bellezza, gli sprazzi di bellezza sono sparuti e incostanti. Poi, per il resto, prevale “lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto dalla coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo”. Non ne siamo, semplicemente, capaci di sostenere, governare, convivere, con quello che ci è dato. L’ovvio deve essere puntualizzato, come il dover scrivere che, tra palme e ulivi vista mare non si devono gettare rifiuti. Non così in vista almeno. L’architettura abusiva è un fenomeno che a mio parere andrebbe tipologicizzato. Nel senso che ha le sue regole e il suo stile edilizio ben codificato. Non so se vi sia mai capitato di percorrere in macchina la costa salentina da Taranto a Santa Caterina, e poi fino a Santa Maria di Leuca, oppure quella siciliana, da Agrigento verso Licata e poi Marina di Ragusa. Cubi di cemento con secondi piani che si raggiungono con scale esterne a chiocciola, fantasiosi infissi di alluminio anodizzato (ben faceva Woody Allen a metterli all’ultimo piano dell’inferno) spessi coperti da tende, armature di cemento armato a …

Doppio fondo

  [Articolo pubblicato su Sette il 3 febbraio 2014] Sarà perché lo sci da discesa non è mai stato uno sport per tutte le tasche. Sarà per il desiderio di lentezza e ossigeno che ci prende quando arriviamo in alta quota, ma i dati dell’Osservatorio Turistico della Montagna Italiana, che raccoglie ed elabora statistiche sulle 56 destinazioni sciistiche di 13 regioni italiane, parlano chiaro. La montagna piace slow. E free. E se, per il terzo anno consecutivo, lo snowboard perde consensi (quasi meno 4 per cento) mentre la sciata competitiva pare in stand by, ecco che discipline più rilassate come sci da fondo o ciaspole (vero boom bianco con una crescita del 10 per cento), attraggono sempre più seguaci. Con buona pace di skipass costosi o maestri a perenne disposizione. Strano ma vero infatti, sulle piste da fondo si cominciano a vedere anche i bambini italiani, tanto che i soliti attenti altoatesini hanno approntato pacchetti vacanza dedicati. A Fiè allo Sciliar, paesino ai piedi dell’Alpe di Siusi, l’Hotel Emmy Family Resort mette a disposizione per due …

la costruzione di un Paese

Vicino a casa mia stanno per completare la costruzione, in mezzo a un parco, di centinaia di metri cubi di cemento. Ai consigli di zona c’era da sgolarsi per far capire che sarebbe stato uno sfregio alla città tutta, una speculazione edilizia che avrebbe arricchito solo i soliti noti. Ma alla fine c’era chi si sgolava di più, perché voleva una casa vicino per la figlia e il nipote, perché attraverso l’amico dell’amico poteva fare un investimento vantaggioso, perché in fondo lì c’erano dei capannoni e allora meglio un bell’attico vista parco. Certo, ora che il cemento c’è, e anche almeno 500 macchine in più, davanti agli eco-mostri la gente si ferma e si chiede come si possa vivere in questo alveare. Gli stessi abitanti della zona cominciano a lamentarsi perché non riescono più a vendere le loro, di case, quelle comprate in edilizia convenzionate a poche migliaia di lire, quindi svincolate e rivendute a centinaia di migliaia di euro (ognuno specula ciò che può). Questo è un Paese fatto così. Ci si scandalizza del …

La macchina del fango

No, non si parla di calunnie. Di dossier costruiti ad hoc per screditare, denigrare, ridurre a barzelletta le vite altrui. Il fango di cui si parla è quello che si è ingoiato parte della Lunigiana, con Mulazzo e il suo Montereggio, il paese dei librai, Borghetto e Aulla, quello che ha sepolto i primi piani delle case di Monterosso e Vernazza. Un’onda scura che i pochi minuti si è portata via tutto, rovesciando in mare quello che per secoli, al mare, quei fieri uomini e donne che sono gli abitanti delle Cinque Terre, erano riusciti a strappare. Verso sera, quando il sole si abbassa sull’orizzonte, i raggi di luce entrano dalle bifore e invadono la Chiesa appoggiata sugli scogli di Vernazza. Il ritmo del rosario è scandito dalle onde del mare che vi sbattono contro. Perché qui, in queste terre rocciose e austere, “asilo di pescatori e di contadini viventi a frusto a frusto su un lembo di spiaggia che in certi tratti va sempre più assottigliandosi, nuda e solenne cornice di una delle più …

Quell’Italia fuori dal comune

Sabato pomeriggio mi sono ritrovata a Malgrate, in Lunigiana. È uno dei tanti borghi di pietra che d’estate sembra racchiuso in una perfezione quasi cinematografica. Varcato l’arco, a parte il solito gatto, normalmente non si muove una foglia, ma sabato pomeriggio appunto, la piazza antistante il Castello Malaspina, era occupata da tavolate e panche. Dalla penombra delle case usciva qua e là un vociare di donne. Poi qualcuna usciva, con qualche pentola e padella in mano, e per la verità qualcun’altra arrivava, sempre con le mani occupate. Ho scoperto così che le donne malgratesi stavano preparando la cena per la Festa di fine estate che ogni anno riunisce intorno al tavolo l’intera comunità. «In quanti siete?», ho chiesto. «Non più di 150, poi qualcuno porta sempre un amico», mi hanno risposto. Perché a Malgrate sono veramente pochi, anche se le strade fanno eco a nomi di cittadini illustri come Bonaventura Pistofilo, poeta e amico dell’Ariosto, Silvestro Landini, segretario di Sant’Ignazio di Loyola, e Giovanni Antonio da Faye, singolare figura di speziale e autore di una …

poveraccio sarà lei

Evidentemente è una parola che ama molto. Il sostantivo poveraccio deve avere per Umberto Bossi una potenza evocativa tutta sua, e anche una capacità di inclusione sociale straordinaria. Una volta, dal palco dei comizi, i politici si vantavano di difendere le fasce deboli della popolazione. I lavoratori dipendenti a basso reddito, gli anziani e i pensionati, i disoccupati, i giovani precari… Oggi, con un colpo di mano forse dovuto al caldo ferragostano, ecco che, dalla gente che lavora alle donne (ora categoria indistinta e omnicomprensiva), tutti sono finiti in un’unica definitiva sostantivazione: poveracci. Prima durante il comizio a Ponte di Legno ha urlato: « Dobbiamo salvare gli enti locali, ma non a costo di affamare i poveracci, perché l’economia si sviluppa dal basso» e ancora: «faremo un emendamento per salvare i poveracci che non devono pagare due volte le tasse (si riferiva alla tassa di solidarietà)». Poi replica ad Alzano Lombardo: «Non si possono toccare i soldi di gente che ha lavorato, delle donne. Non si mettano le mani in tasca a dei poveracci». Per …

l’arte non è cosa nostra

L’altra sera mi è capitato di vedere la trasmissione 8 e mezzo con Lilli Gruber. C’era Vittorio Sgarbi, reduce dal suo programma flop e dal suo controverso Padiglione Italiano alla Biennale d’arte di Venezia L’Arte non è cosa nostra. Sgarbi ha difeso a spada tratta l’originale opera curatoriale del suo padiglione a cui sono stati chiamati a partecipare da Fernan Ozpetek a Veronesi, da Umberto Eco ad Aldo Busi. Il tutto, dice lui, contro la mafia di collezionisti e galleristi che hanno devastato il panorama artistico o parassite della creatività, o giù di lì, come Beatrice Trussardi e Miuccia Prada. Trovo sia una vile abitudine giustificare i propri progetti, quali essi siano e tutti legittimi, con la denigrazione del lavoro altrui, ma devo dare atto che questo ormai è metodo ricorrente. Pochi giorni fa, Roberto Perotti su Il Sole 24 Ore ha scritto a chiare lettere come il vero disastro del berlusconismo non sia stato il buco economico raccontato dall’Economist, ma l’aver riportato indietro di 30 anni il dibattito sociale e di aver infangato la …

voto a perdere

Oggi che si celebra la Festa della Repubblica, Ipazia vuol ricordare che il 2 giugno del 1946 fu anche la prima volta che alle donne italiane fu concesso il voto politico. Queste furono le parole di  Tina Anselmi, grande protagonista della Resistenza e della Prima Repubblica, in quei giorni: «E le italiane, fin dalle prime elezioni, parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica!». No Tina, gli esami non sono ancora finiti.

ti lascio una canzone

Mi capita raramente di guardare il NY Times la mattina, ma questa, di mattina, l’ho fatto. E ho trovato una storia bellissima. Quella di una signora di 84 anni, salvatasi dallo tsunami, che è l’ultima geisha della sua città natale, Kamaishi. Alle 2 e 46 del 11 marzo scorso, Tsuyako Ito stava preparandosi per la sua solita esibizione al Ryotei Saiwairo: una cosa che faceva da quando aveva 14 anni. Non è la prima volta che questa donna ha a che fare con terremoti e tsunami. La nonna le raccontava spesso del grande tsunami del 1896. E nel 1933 fu la madre a salvarla portandola sulla schiena. Il resto sta scritto in questo bel reportage diKantaro Suzuki ed è bene che ne godiate senza filtri. Ma, alla fine, credo che converrete con me dell’immensa nobiltà d’animo di questa vecchietta quasi novantenne oggi ricoverata in un ospedale della città. Salvata da un venditore di sakè che non poteva sopportare l’idea che scomparisse l’ultima voce in grado di cantare The Song Kamaishi Seashore, una vecchia melodia che …

madre terra

Lo so che un nuovo blog esige una presenza assidua, ma io mi sono presa un bel po’ di vacanza. Non riesco a essere costante… sono fatta così. Sono ritornata nei luoghi della mia giovinezza prima dell’Università e del lavoro. Sembra che le colline si stiano sgretolando. Scendono verso il mare e si tirano dietro case e strade. Le strade sono invase dal fango e i boschi che sprofondano le loro radici nel fango sono rimasti, per alcuni, le uniche strade per allontanarsi dai paesi ora isolati. Intanto si costruiscono hotel scavando nelle montagne, si trasportano sabbia e cemento per porticcioli per yacht sempre più grandi, si trasformano baie di ulivi in pseudo residence per vacanzieri estivi. E mentre i gabbiani si inoltrano sulla città come se volassero sopra un’unica grande discarica, mi vengono in mente le parole di un’amica che una volta mi disse: «Siamo solo in vacanza nel Paese di Dio». Dovremo quindi comportarci come ospiti, e non come scellerati padroni di casa. Ma qualcuno si chiederà che cosa c’entra tutto questo in …